Home / Affari di Palazzo / Economia e finanza / Recovery Plan di Draghi: distruggere la filiera nazionale per supportare i prodotti esteri

Recovery Plan di Draghi: distruggere la filiera nazionale per supportare i prodotti esteri

Condividi quest'articolo su -->

Con calma ho voluto fare una analisi ragionata sul PNRR di Draghi, relativo al Recovery Fund. Primo aspetto che salta agli occhi: solo Grecia e Italia hanno preso i soldi a prestito dal fondo EUropeo, tutti gli altri paesi hanno invece attinto solo ed esclusivamente a denari concessi a fondo perduto.

di Maurizio Blondet

Anche per tale ragione il Recovery Fund sembra un gioco delle tre carte, nel senso che è perfettamente lo stesso concetto che fu il piano di rilancio di Paolo Savona nel governo giallo-verde, ovvero farsi dare deroghe dall’EU nel deficit italiano per progetti di sviluppo da attuare in Italia al fine di far risalire il PIL nazionale.

Paolo Savona andò a Francoforte a parlarne con l’avversario – lo è da sempre – Mario Draghi, convincendolo sull’opportunità di tale scelta. Ma “a forza”, si dice, non fu un colloquio facile. Ma Savona aveva dalla sua la ragione. E soprattutto il governo sovranista in formazione, con Trump ufficialmente alla Casa Bianca, ai tempi.

Dunque Savona tornò in Patria da vincitore per il breve lasso del viaggio di ritorno; guarda caso di lì a breve fu messo letteralmente – ed incredibilmente – da parte dalla Lega (si dice su input di Giorgetti); la stessa precisa identica Lega che poi ha supportato Draghi anti-Conte alcuni mesi fa.

Oggi “super” Mario torna in Italia da leader  

e presenta guarda caso la stessa idea di Savona sui fondi per la ripartenza, ma con una grande differenza: il cd. “PACCO”. Ossia il piano Savona lo decideva l’Italia in autonomia, mentre quello di Draghi lo decide e lo controlla l’Europa via Recovery Fund (nel concetto di base, il fondo Europeo è in buona sostanza una enorme proposta Savona, ma con enormi aggravanti, vedasi oltre, ndr). Dunque evitando accuratamente che l’Italia mandi avanti progetti di filiera in autonomia, tutto coordinato dall’EU.

Potrei aggiungere che il PNRR di Conte era di solo una settantina di pagine, ossia volutamente lacunoso, della serie “più scrivi e più ti impegni“. Quello di Draghi è invece di oltre trecento pagine, precisissimo. E leggendolo bene, in realtà Draghi ci ha spiegato quello che vuole fare, mettendosi un po’ nell’angolo secondo chi scrive, se solo i media analizzassero veramente cosa c’è scritto.

Per vostra informazione, il PNRR spagnolo era di sole circa cinquanta pagine ma nessuno in Spagna si è stacciato le vesti per il poco dettaglio, anzi “meno scrivi meno ti impegni“, vale solo per la Spagna purtroppo…

E contando che circa i 4/5 dei soldi del Recovery Fund

al netto del contributi dato dall’Italia – sono italiani, non EUropei: solo debito aggiuntivo che andrà pagato dagli italiani, permesso in deroga ai parametri EUropei come sarebbe stato il Piano Savona (ma senza poter decidere che farsene in autonomia, come era il caso del Piano Savona, ndr). Con il Recovery Fund – al contrario del Piano Savona – l’Italia deve chiedere permesso e rendicontare dove spenderli, per 4/5  propri soldi… (Suvvia,…).

In ogni caso la sostanza che fa paura del Recovery Fund – secondo chi scrive – sta negli indirizzi: nessun indirizzo di costruzione di filiera, non lo sfruttamento dei nuovi mega-trend, non nuova tecnologia (che rimane appannaggio estero, soprattutto auto, anche se la filiera dell’auto termica italiana verrà disintegrata a termine dall’auto elettrica, vedasi oltre); se non un accenno alla tecnologia spaziale per l’Italia. Che ricorda tanto quando De Gregori cantava “l’Italia sulla luna” (per assurdo, ai tempi di De Gregori l’Italia era molto più avanzata di quello che è oggi nel settore, ndr).

Si parte ad  esempio con un centinato di pagine di parole, in perfetto stile McKinsey, su cui spicca l’indirizzo lato Draghi per la giustizia fiscale: evitare che si facciano ricorsi in Cassazione. Ben calcolando che solo la Cassazione dà di norma ragione al contribuente sui fatti importanti: infatti l’Agenzia delle Entrate ricorre sempre fino all’ultimo grado di giudizio in quanto non le costa nulla, sperando che il malcapitato non abbia i soldi per sostenere una lunga causa.

Dunque, secondo Draghi, il futuro sarà non “giustizia evitando gli abusi”

ma evitare che la gente si ribelli ai sospetti soprusi dello Stato nei suo confronti, si ricordino i mille casi scovati da Striscia la Notizia di qualche tempo fa sulle transazioni immobiliari multate mentre non c’era praticamente nulla da multare… (iniziamo bene).

Passando per gli eventi turistici di grande livello, la valorizzazione dei borghi ecc. emerge quello che Draghi vuole fare, chiaramente: trasformare l’Italia in un Luna Park a cielo aperto, ad uso e consumo degli stranieri che verranno a farsi servire in Italia….Dite che esagero?  (ma basta attendere e verificare).

Pensate ad esempio alle filiere industriali nazionali da ricostruire: nessun accenno. Se non quello dell’idrogeno e dell’energia rinnovabile (di per sè l’idrogeno per combustione interna, come si vorrebbe in principio, conti alla mano, resta un aborto termodinamico peggiore dell’auto elettrica, ndr).

Partiamo però dal secondo aspetto, il rinnovabile

considerando la grande derivazione, l’Italia è da sempre – grazie alle filiere pensate a monte post WWII – il paese con la percentuale di rinnovabile più alta dei grandi paesi Europei, non solo EUropei. Il problema è che in ambito EU l’Italia ha visto considerate le grandi derivazioni (> 10 MVA) di fatto come non computate nelle rinnovabili per gli obiettivi 2010 (Direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 settembre 2001), nei fatti, dunque escludendole nel computo. Visto che l’Italia ha costruito grandi impianti addirittura anche prima della WWII, ecco che il Belpaese è stato azzoppato dall’inizio anche lì, in quanto è stato il paese ad aver dovuto costruire – incentivando a costi esorbitanti – la maggior generazione rinnovabile dal 2001.

Quanto diavolo è costata all’Italia la follia di diventare il primo paese per produzione di rinnovabili in EU? Quando si era già il paese con la più grande % di rinnovabili nel 1997 tra i grandi paesi EU (la spesa per la componente A3 pesa annualmente ai consumatori italiani oltre 10 miliardi di euro all’Italia).

Potrei aggiungere che l’intensità energetica italiana, ossia il consumo specifico italico di energia, è storicamente tra i più bassi del mondo, quasi nessuno in EU vive con 3 kW nella casa di abitazione. Il motivo? Il costo elevato dell’energia in Italia, frutto delle solite “cooperazioni d’intento locali” (ruberie), ha spinto a risparmiare ovunque energia. Ma questo nessuno lo dice pubblicamente, in EU.

Arrivando all’idrogeno

si legge chiaramente che il punto cruciale sta nella costruzione di idrogenizzatori in Italia per rendere disponibile l’idrogeno per il consumo locale; idrogenizzatori che – faccio notare – hanno tecnologia preminentemente tedesca, guarda caso. Nulla su filiere in Italia di nuovi prodotti anche per l’export, batterie, nuove soluzioni tecnologiche se non qualche parola buttata lì per giustificare una ipotesi (l’acciaio ad esempio compare nel PNRR una sola volta, ma no nel contesto di filiera, ossia ILVA – ossia l’acciaio di base, da minerali –  è considerata letteralmente “kaputt”, per fare posto agli acciaieri di filiera tedeschi e francesi, ndr…).

In realtà il cuore dell’intervento del RF sembra quello di creare idrogenizzatori con tecnologia straniera, ossia con il fine di creare le condizioni per utilizzare le tecnologie ossia i prodotti stranieri in Italia, auto in primis, sostituendo – ed anzi cancellando – quelle a ciclo termico dove gli italiani sono invece assai coinvolti ed esperti oltre che competitivi; dunque facendo diventare realtà il sogno dei tedeschi, un posto per svernare, l’Italia, sogno che dura millenni.

Che ci sia nel contesto una asimmetria di interessi (anche interessata) a me sembra chiarissimo, permettetemi. Esemplificata da Stellantis diventata francese, dove verranno favoriti i francesi a danno degli italiani, mi sembra lapalissiano.

Nel contesto vi lascio solo due immagini

che dicono tutto secondo lo scrivente, non commento oltre. Sarebbe interessante sapere come si pone Draghi nel contesto, a proposito di filiera auto che sparisce a termine (sarà il silenzio, temo, ndr).

Ben ricordando che “L’Italia è un posto troppo bello per lasciarlo agli italiani“, come ben diceva un ex collega tedesco nipote di un noto gerarca nazista.

 

Leggi anche:

L’Europa vuole le riforme sbagliate in cambio dei soldi del Recovery Fund

Condividi quest'articolo su -->

Di Redazione Elzeviro.eu

Redazione Elzeviro.eu
--> Redazione

Cerca ancora

Schäuble e il fantasma dell’austerità

Le parole con cui Wolfgang Schäuble ha esortato i paesi con alto debito a rivedere …