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L’odio contro i poliziotti, ossia il gioco del potere costituito

In quel di Roma quattro giorni fa si è inverato uno sgombero di immigrati che ha avuto ampissima eco mediatica.
In piazza indipendenza è andata in scena una guerra fra poveri. Ridotta ad intolleranza ed odio razziale, la questione ha radici più profonde.

Le testate giornalistiche di più ampia rilevanza ed estensione, ancora una volta, hanno parlato di “migranti“.
L’uomo è ormai talmente disumanizzato ed apolide da non essere indicato come immigrato, od emigrato, bensì, adoperando il participio presente, si conferisce una miserevole immagine sfuocata di persone pronte a tutto, per non si sa bene cosa. Una ricerca ossessiva ed infinita, vieppiù mercificata (come dimostrano le percentuali: la maggior parte dei clandestini e dei richiedenti asilo sono migranti economici che non scappano dalla guerra).

Per fare un esempio: è dalla Nigeria che giunge ben il 17% degli immigrati che penetrano nel territorio europeo. Si tratta di un paese che negli ultimi anni ha avuto un grave tracollo economico, dopo che nel 2012 aveva persino superato il moderno Sudafrica come misura di Prodotto Interno Lordo.

E’ impensabile che si tratti solo di profughi religiosi che scappano dalle violenze di Boko Haram, o di omosessuali che temono per la propria vita (in Nigeria l’omosessualità è punita con la pena di morte per lapidazione), ma è ben credibile che si tratti di persone abituate ad un certo tenore di vita e che vogliano il meglio per sé e per la progenie. Garanzie che, senza inerpicarsi in alti retoricismi in salsa padana, è chiaro che il nostro paese non possa più offrire alle migliaia di immigrati.

A Roma c’è stato uno sgombero da una casa popolare, per fornire ad eritrei, in attesa di giudizio sulla loro richiesta di asilo, un’altra sistemazione rispetto a quella ottenuta in modo illegale. Ne è conseguita una resistenza a tratti non pacifica, con bombole di gas gettate in direzione delle forze dell’ordine.

Dopo giorni in cui si sono scandagliati i video della “rivolta”, tuttavia, ad eccezione di un poliziotto esasperato e frustrato da un lavoro infame che manda a quel paese un presunto giornalista, e di un altro che minaccia la rottura di un arto a chi lanciasse corpi contundenti contro gli agenti, e ad eccezione dei pericolosissimi (sic) getti d’acqua, non si sono constatate lesioni maggiori di quelle che hanno riferito le Ong: 13 lievi feriti (escoriazioni e simili).

A fronte di una miriade di articoli che hanno criticato le forze dell’ordine per le loro azioni, ritenute violente, viene in mente il monito di Pier Paolo Pasolini, caratterizzato da una simpatia istintiva per i veri figli dei poveri: gli sbirri.

“I poliziotti sono figli di poveri. / Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. /Quanto a me, conosco assai bene / il loro modo di esser stati bambini e ragazzi, / le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, / a causa della miseria, che non dà autorità. / La madre incallita come un facchino, o tenera, / per qualche malattia, come un uccellino; / i tanti fratelli, la casupola / tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, / lottizzati); i bassi sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi / caseggiati popolari, ecc. ecc. ”

I proletari lì sono proprio i poliziotti, che fanno un lavoro spesso infame per due lire. Che ancora credono nello stato non ostante lo stato così spesso non li garantisca né, in definitiva, li meriti.

I proletari non sono certo i tanti reporter improvvisati con la reflex da 1000 euro, comprata con soldi che non hanno guadagnato, che in piazza dell’indipendenza a Roma sono andati a fotografare la violenza inaudita degli idranti (sic).

Non sono giusti coloro che commentano la foto simbolo della “rivolta”, ossia quella che ritrae un poliziotto che accarezza una donna piangente, adducendo argomenti come il machismo di un poliziotto bianco che si permette di mettere le mani addosso a una donna di colore. Sono asini, senza la fierezza della bestia, e dello sterco hanno l’aroma, e non la forza della concimazione.

La giustizia proletaria incarnata delle forze dell’ordine si pone oggi alla difesa dell’ordine costituito, in una roboante contraddizione che svela la vittoria completa e infrangibile della classe sociale imperante.

“(…) con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà staccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio (…)”.

Ezra Pound

Di Redazione Elzeviro.eu

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