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L’autonomia di pensiero muore nell’ormai becera contrapposizione destra-sinistra

Parlar male di Stefano e Ilaria Cucchi, solo perché ne parla bene la sinistra. Relativizzare l’omicidio di Desirèe Mariottini, solo perché c’è il rischio che venga strumentalizzato dai razzisti.

In entrambi i casi, l’autonomia di pensiero muore avvinta dal gorgo dell’irrazionalizzazione/dicotomizzazione.
È assurdo che la polizia ammazzi un ragazzo perché in possesso di hashish.
È assurdo pensare che tutti i delitti commessi dagli immigrati siano completamente avulsi da implicazioni culturali (che non vuol dire etniche*).

Per uscire dalla trappola della dicotomizzazione, bisognerebbe educarsi a disprezzare – in pari misura – la destra becero-razzista e la sinistra liberal-globalista.
Molti di voi, però, per quanto affermino il contrario, questa valutazione di pariteticità non riescono ad assumerla e quindi, emotivamente, rimangono propensi a considerare l’una o l’altra polarità “più cattiva” dell’altra.

Occorrerebbe invece comprendere che entrambe – destra razzista e sinistra liberal – sono espressioni ideologico-normative d’una società divisa in classi e sottomessa ai principi dell’accumulazione, sono entrambe dispositivi sovrastrutturali di riproduzione dell’esistente.

Imparate, dunque, a disprezzare e disertare in pari misura le due polarità ideologiche che ordinano il nostro mondo: ne guadagnerete in autonomia individuale.
Se poi a portare avanti tale punto di vista fossimo in tanti, quell’autonomia individuale potrebbe diventare anche autonomia di classe.


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*Un esempio un po’ più chiaro di quello di Desiree: qualche anno fa, il padrre d’una famiglia pakistana immigrata in Italia, uccise la figlia adolescente perché si vestiva all’occidentale e faceva la ribelle. Intervistati da Gad Lerner, gli altri famigliari si espressero dopo la vicenda dicendo che sì, il padre aveva commesso un delitto, però pure la figlia a comportarsi così aveva davvero sbagliato. Ecco, quella parziale giustificazione, non azzerava la valenza individuale del delitto, ma certamente indicava la compresenza d’un fattore culturale. Questo non c’entra assolutamente nulla con l’etnia perché, com’è logico che sia, ci sono persone della medesima etnia che non condividono affatto quella parziale giustificazione del padre omicida. Eppure, a sinistra si ha paura di affermare che la componente culturale possa essere implicata perché, secondo alcuni, ciò implicherebbe automaticamente la discriminazione etnica. A me pare un approccio davvero poco logico.

Riccardo Paccosi

pubblicamente reperito su social network all’indirizzo: https://www.facebook.com/riccardo.paccosi. L’autore può scrivere a elzevirista@gmail.com per richiedere la rimozione del pezzo, reperito pubblicamente e pertanto citabile con l’indicazione di autore e fonte.

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