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Dal gigante Mattei, al liquidatore Calenda: in una parola il declino italiano

Esiste forse modo migliore nel descrivere il declino dell’Italia mettendo sulla stessa bilancia due personalità afferenti a due epoche diverse, come Enrico Mattei e Carlo Calenda?

di Gabriele Tebaldi

Secondo noi no. I due piatti ideali su cui si siederebberro queste due persone e la loro differenza di peso sarebberro sufficienti a far comprendere in maniera semplice e trasversale il perché, a un certo punto della storia, l’Italia abbia abbandonato la strada del protagonismo per intraprendere quella della subalternità ad ogni costo.

Il compianto presidente dell’Eni

è infatti personaggio simbolo della rinascita italiana e dell’incredibile miracolo di sviluppo economico e sociale che il Belpaese ebbe nel ventennio successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Da imprenditore venuto dal nulla a capo politico partigiano, venuto dal nulla, a Mattei fu assegnato il controverso incarico di liquidare l’Agip, azienda di Stato che, nel periodo fascista, avrebbe dovuto assicurare l’indipendenza energetica dell’Italia.

L’Agip non solo era considerata una realtà troppo compromessa con il regime precedente, ma nel gergo liberale era definita come inutile carrozzone di Stato, capace solo di sprecare risorse. Insomma non aveva futuro.

Tuttavia Mattei, accorgendosi del sospetto interesse che numerose aziende petrolifere italiane e straniere stavano mostrando nei confronti del territorio italiano, ebbe il coraggio di venire meno al suo ruolo di liquidatore e rilanciò l’azienda di Stato contro tutto e tutti.

Da liquidatore a statista

Mattei contribuì alla trasformazione dell’Agip nell’Eni, nella conformazione che oggi conosciamo, trasformando una semplice azienda di Stato in uno strumento di sviluppo nazionale e geopolitico. La morte improvvisa e avvolta ancora oggi nel mistero di Mattei, bloccò i piani di un uomo che stava portando l’Italia verso la strada dell’indipendenza energetica.

Tuttavia, ancora oggi l’Italia gode dei benefici della sua intuizione. L’Eni resta infatti oggi un’eccellenza mondiale. Una delle poche aziende pubbliche italiane sopravvissuta, in parte, alla mannaia delle privatizzazioni degli anni ’90 e che garantisce all’Italia un approvigionamento energetico accessibile.

Enrico Mattei insieme al leader egiziano Nasser. L’indipendenza enrgetica italiana passava anche dalla geopolitica.

Tornando alla bilancia ideale

sull’altro piatto c’è Carlo Calenda. Ex ministro dello Sviluppo economico e oggi leader del partito Azione.

Calenda è un liberista, uno di quelli che ai tempi di Mattei avrebbe spinto per la dismissione di Agip e per la sua liquidazione rapida. A conferma di ciò, ecco Calenda come commenta recenti fatti riguardanti ferrovie e trasporto aereo:

E’ un paese normale quello in cui aerei e treni scioperano contemporaneamente? Il tutto di ovviamente di venerdì. Personalmente la considero una punizione divina per non aver fatto fallire Alitalia quando potevo. Ma rimane il fatto che Governo è non pervenuto. Come sempre.


Sorvolando sulla considerazione sul diritto di sciopero in stile Maria Antonietta (“se il popolo sciopera che gli si diano le brioches”), Calenda dimostra di non conoscere la storia italiana. “Far fallire Alitalia”, significa in gergo liquidarla, dismetterla e darla in vendita ai privati, magari a prezzi ridicoli. Un modo di agire che, almeno nella storia italiana, non ha mai portato fortuna.

Se da una parte

dobbiamo ritenerci eternamente fortunati a non aver avuto un Calenda al posto di Mattei (da brividi solo pensare un’Italia senza Eni), siamo tuttavia incredibilmente sfortunati ora nel trovarci non uno, bensì una schiera di Calenda agguerriti nell’attuale classe politica.

Da sinistra a destra, in maniera trasversale, persiste infatti questa malsana convinzione secondo cui il privato è meglio del pubblico. Un assioma che non solo non ha alcun precedente storico a supporto, ma che, anzi, presenta fatti tali da smentirlo in toto, come dimostrerebbe il crollo di un ponte autostradale che, dato in gestione a privati, prediligeva la massimizzazione del profitto rispetto alla manutenzione e alla sicurezza.

 

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