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Unicredit taglia 8.000 “esuberi”: è la fase terminale del capitalismo

Unicredit,  banca francese, notoriamente ha annunciato taglio di  8.000 dipendenti  (5.500 in Italia) e 500 filiali. Nello stesso tempo, spenderà 2 miliardi di euro per ricomprare le azioni proprie:  impiego insensato il cui scopo è aumentare artificialmente il valore delle azioni, rendendole rare sul mercato;  segno anche del fatto che la grande banca non ha più alcuna idea né voglia di fare credito alcuno alle imprese.

di Maurizio Blondet

Nello stesso tempo,  gli serve a “creare  16 miliardi di valore per i soci”, e ossia dividendi per gli azionisti: “ Nel 2023 utile salirà a 5 miliardi”, annuncia.

Cosa significa questo? Unicredit segnala la trasformazione del capitalismo terminale in “buco nero”. In senso letterale. Unicredit si trasforma in uno  di quei corpi celesti di materia collassata e superdensa, la cui mostruosa forza di gravità trattiene persino la luce dall’irraggiare, per cui il corpo è infinitamente buio, e la sua presenza è segnalata da fatto che ingoia tutti i corpi celesti che le stanno vicini, in un collasso senza fine di immense quantità di nuova materia che aumentano la sua iper-gravità attrattrice e devastatrice.

Similmente, Unicredit  non dà più niente alla società – anzitutto i salari, e i crediti all’economia reale  – ed esiste ormai unicamente per “creare miliardi agli azionisti” , dividendi enormi che estrae dal saccheggio finale dell’economia e ingoiando la liquidità astronomica a tasso zero emessa dalla banca centrale: l’alimentatrice del materiale di 3 mila miliardi creati dal nulla di cui quasi niente è stato visto nel mondo reale. Attraverso i 3mila miliardi, e quelli che sta creando la Fed, altre entità del capitalismo privato si stanno mutando in altrettanti buchi neri.

Lo scopo è evidente

creare “profitti” e utili e dividendi agli azionisti nonostante il fallimento, i colossali errori di investimento che valgono la bancarotta, e  l’abbandono dello scopo istituzionale per cui deve esistere una banca: prestare.

La  metafora è resa ancora più stringere dal fatto che questa strategia di Unicredit è la conseguenza del colossale insuccesso del suo “modello di business” collassato, l’internazionalizzazione, l’andare a offrire mutui in franchi svizzeri a cittadini polacchi o comprare buoni del Tesoro turchi, perché “rendono” tassi più alti … Colpi di genio che non hanno alcun senso, se non la cieca adesione alla globalizzazione come ideologia, e nel suo futuro di grassi profitti finanziari. Dunque il fallimento e collasso è su tutta la linea, non solo imprenditoriale (sbagliare investimenti) ma anche intellettuale e filosofica.

Quando una banca diventa un buco nero per la società, la soluzione è la nazionalizzazione. Fu fatto nel ’22, cacciando gli azionisti senza dividendi: motivo per cui quel periodo e regime è oggi catalogato come Male Assoluto.

Giovanni Zibordi  (il trader MBA)

infatti suggerisce di usare i 110 miliardi che dobbiamo dare al MES europeo per nazionalizzare Unicredit: vox clamantis in deserto, perché immaginate solo di nazionalizzare – e  una banca francese per giunta, le ritorsioni che subiremmo da Bruxelles, Berlino, e dai “mercati”  (ossia dalla BCE che ci disciplina con lo spread: modulando gli acquisti dei nostri BTP), per non parlare dell’urlo mediatico e della Palamara che “apre un dossier”.

Perché bisogna capire fino a che punto il governo è al servizio del capitalismo in mutazione “buco nero”.  Non più tardi di ottobre, il nostro ministro Gualtieri, con il debito del 134% che abbiamo e di ci  rimprovera lui per primo, è andato a indebitarci in valuta:  il suo  ministero ha emesso titoli di debito in US$ per 2,5 miliardi a 5 anni, a  – tenetevi forte – 2,375% di interesse.

Tasso interesse principesco, e immensamente oneroso per noi, in questo periodo in cui persino la Grecia si indebita a tassi negativi. E va detto che nell’asta di ottobre – cioè negli stessi giorni – sui BTP a 5 anni,  lo stesso ministero di Gualtieri ha pagato interesse dello 0,26 %.

Il Ministro italiano dell’Economia Roberto Gualtieri

Il  tutto si spiega

sapendo che l’emissione i dollari al 2,375%  è rivola a “investitori  istituzionali”: mica li potete comprare voi, sono per i miliardari esteri, è loro che  Gualtieri fa guadagnare.

“Nessun senso economico, solo servigi alle grandi consorterie finanziarie”, commenta Alberto Micalizzi, da cui ho appreso la notizia.

Micalizzi lancia anche una  proposta  paradossale: “Con i 111 miliardi che l’Italia dovrebbe ancora versare al MES si potrebbe costituire il patrimonio netto di una banca pubblica che secondo Basilea potrebbe garantire il debito del Tesoro per non meno di 2.000 miliardi, azzerando lo spread”.

Lasciamo a lui l’idea che non sappiamo valutare  – lui è un esperto  – sapendo già che è altra vox clamantis, non essendoci alcuna possibilità che il governo – né se è per questo alcun governo immaginabile  – possa considerare un’idea del genere.

E’ giusto per mostrare

come da questa parte ci sono idee e proposte, mentre dall’altra –  quella del potere  – mutismo che non è solo arroganza, ma incapacità di pensare e  anche solo di guardare in faccia la crisi, anzi il collasso cui si è ficcato il capitalismo terminale. Perché buco nero non è solo Unicredit.

Che dite dell’industria tedesca dell’auto? Il grande orgoglio nazionale dai mostruosi profitti esportatori, per il quale i lavoratori tedeschi hanno accettato paghe basse e mai cresciute nel ventennio? Un giorno Audi annuncia 10 mila licenziamenti, un dipendente su 6; il giorno dopo, anche Daimler annuncia a suoi 10mila che getterà sul lastrico, per risparmiare “1,4 miliardi di costi” salariali.  Ma tutto il padronato del settore  ha già avvertito a mezza bocca che nei prossimi anni,  causa la riconversione dal motore a scoppio all’elettrico, si dovranno  liberare di 50 o anche 50 mila lavoratori.

E in realtà, l’ufficio statistico germanico ha scoperto che già adesso c’è un aumento fortissimo dei lavori part-time involontari, e che 4,1 milioni di lavoratori tedeschi  fanno “lavori multipli”, per sbarcare il lunario: ovviamente “lavori” che non sono coperti se non minimamente dallo stato sociale.

Ed ora a questi  lavoratori

prossimi al licenziamento, le banche tedesche girano i ”tassi negativi”: i piccoli risparmiatori avranno i magri risparmi –   decurtati. Colpa della BCE, dice ovviamente la narrativa tedesca. E attenzione, il piccolo risparmiatore tedesco ha sempre messo i suoi soldini in conti di risparmio, da cui si aspetta di ricavare un interesse grasso–assurdo nella recessione da austerità europea, dove le banche non hanno possibilità di investimento redditizi nell’economia reale. Naturalmente da vent’anni i Weidmann e gli Schauble hanno tenuto buoni i tedeschi dando la colpa alla BCE, a Draghi che ha abbassato i tassi per aiutare gli italiani.

“La Germania sta scivolando in una isteria anti-BCE e quindi anti-UE, che alla fine danneggerà  la  credibilità e lì Europa stessa, di cui noi tedeschi tanto ci avvantaggiamo”

riconosce – unico  –  Marcel Fratzcher, macro-economista alla Humboldt. Uno dei pochi lucidi (l’altra è Isabel Schnabel) sulla fallacia narrativa instaurata dal sistema di potere tedesco, Fratzcher dice per esempio: di fronte ad ogni decisione di Draghi, OMT, Quantitative Easing, stampa miliardi, dalla parte germanica abbiamo sentito solo lamentele e critiche e voti contrari; ma mai, mai una volta, una proposta alternativa.

Mario Draghi insieme a Wolfgang Schauble

Mai un’idea

Anzi un arcigno silenzio-rifiuto di fronte a chi (come ad  esempio Varoufakis, o il banchiere centrale magiaro) li ha proposti. Questa ottusità e paralisi mentale è il sintomo più chiaro della mutazione del capitalismo, e della stessa  Europa ordoliberista, verso la condizione di buco nero: da cui non esce un raggio di luce intellettuale. La solo soluzione dell’industria tedesca dell’auto, è “risparmiare” licenziando: e poi?  Mah.

Dimentica del principio  stabilito da Henry Ford, pagare suoi operai onde comprassero le sue vetture.  La stessa repentinità  con cui  è passata dal trionfo al riconoscimento della crisi e della disfatta, è un segno di stupidità. Si brancola nel buio, nel buio nero del buco nero. Dove non si devono lasciare circolare idee, nella convinzione che il potere basti a sé senza intelligenza.

A chi venderanno le nuove auto elettriche

di là da venire e da inventare? Ma questo è solo un corollario eur-tedesco dalla grande, evidente ultima utopia dei “grandi miliardari” digitali  della nuova elite USA: sostituire tutti gli esseri umani con i robot e intelligenza artificiale  – a produrre merci che poi non si chiedono a chi venderanno. Ad altri robot, probabilmente, nel loro sogno anti-umano. E’ il Buco Nero perseguito come orizzonte ultimo, in cui la stupidità e l’avidità non lasciano uscire nulla per gli  altri.

 

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