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Gualtieri, Conte e ultimi giorni di Salò 2.0. Una Farsa, ma tragica.

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I media tedeschi hanno salutato con esultanza, nemmeno celata, la sentenza della loro Corte: è il loro trionfo.

di Maurizio Blondet

Anche se il trionfo tedesco sulla UE coincide con la loro (e nostra rovina) sono contenti lo stesso. Perché, come ha scritto la Frankfurter Allgemeine Zeitung,

I principii valgono anche in una crisi finanziaria e nella pandemia.

Quindi il crollo e il fallimento viene dai tedeschi accettato con gioia, perché conferma la loro teoria: gli altri popoli non hanno accettato l’ordoliberismo e non hanno fatto le riforme.

Milano Finanza coglie gli echi di un passato tragico:

Da Karlsruhe un blitz in difesa dei risparmi dei tedeschi

Assordante, interminabile, micidiale come una raffica di Maschinengewehr, la Corte Costituzionale tedesca ha messo nel mirino la BCE.

Esistono rifermenti più antichi:

In Guerra e Pace, mentre l’armata di Napoleone ha superato il confine russo ed avanza, Tolstoi descrive la torma di generali che circonda e (mal)consiglia lo Zar. Sono generali di tutte le nazioni (c’è anche un italiano) che si affollano il consiglio di guerra prima che entri in scena Kutuzov. Fra questi, ecco il generale Pfuehl.

Il generale Pfuehl e la sua teoria

Pfuhel era uno di quegli individui disperatamente, incrollabilmente sicuri di sé; sicuri fino al martirio, come sanno esserlo solamente i tedeschi; e questo proprio perché solo i tedeschi possono essere sicuri di sé in base a un’idea astratta, cioè la pseudo-conoscenza di una verità assoluta.

Il francese è sicuro di sé perché si sente personalmente irresistibile per doti fisiche e d’intelletto […]. L’inglese è sicuro di sé perché è cittadino del paese più ordinato del mondo; perciò, in quanto inglese, sa  sempre ciò che deve  fare e sa che tutto ciò che fa, in quanto inglese, non può che essere ben fatto.

L’italiano è sicuro di sé perché è irrequieto e instabile, e facilmente si dimentica di se stesso e degli altri. Il russo è sicuro di sé perché non sa e non vuol sapere nulla, nella persuasione che nulla si può sapere. Il tedesco è sicuro di sé nel peggiore dei modi, nel modo più inesorabile, perché è ciecamente convinto di sapere la verità: una scienza, cioè, da lui stesso elaborata, ma che per lui è il vero assoluto.

Tale era evidentemente Pfuehl.

Egli aveva una certa dottrina : la teoria “dei movimenti obliqui” [lo Schwarze Null dell’epoca] da lui ricavata sulla scorta delle guerre di Federico il Grande, e tutto ciò che concerneva la storia militare moderna gli sembrava un’assurdità, una barbarie, uno scontro mostruoso nel quale da entrambe le parti si facevano tanti errori, che queste guerre non potevano essere chiamate tali: non si adattavano alla teoria e non potevano servire di oggetto della scienza.

Nel 1806 Pfuehl era stato uno degli ideatori del piano della guerra conclusasi poi con Jena e con Auerstad [la  totale disfatta dell’esercito prussiano per opera di Bonaparte]; ma nell’esito di quel conflitto egli non vedeva nemmeno lontanamente la prova dell’erroneità delle sue teorie.

Al contrario; secondo lui l’unica causa dell’insuccesso stava nelle deroghe apportate alla sua teoria, e con l’allegra ironia che gli era propria diceva: “Icht sagte ja, dass die Ganze Geschichte zum Teufel  gehen werde” (L’avevo detto, io, che sarebbe andato tutto al diavolo: la stessa soddisfazione dei media tedeschi del suo governo, della sua Corte costituzionale).

Pfuehl era uno di quei teorici

a tal punto posseduti dalla propria teoria, da dimenticarne addirittura lo scopo, l’applicazione pratica; al suo amore per la teoria contrapponeva l’odio per ogni attuazione concreta, non ne voleva sentir parlare. Si rallegrava persino degli insuccessi, perché gli smacchi dovuti all’essersi scostati dalla teoria a favore della pratica, non facevano che confermargli la validità della teoria.

Grande Lev Tolstoi. Non è qui l’essenza della sentenza di Karlsruhe, “i principi”, ossia l’ordoliberismo, “valgono anche nella pandemia”? E non c’è alcuna speranza che il governo tedesco, né la sua opinione pubblica, si arrestino davanti al fallimento e al crollo di tutto: non vi vedono che la conferma della validità della loro teoria.

E’ il carattere permanente del tedesco collettivo. Come abbiamo potuto legarci ancora una volta a loro? La seconda volta nella storia?

La Germania è diventata la sovversiva

La Germania  ha calpestato la sacra “indipendenza della Banca Centrale Europea” che essa stessa ha voluto in modo ferocemente ferreo per sottrarla in via previa alle presunte  influenze politiche degli altri Stati dell’eurozona; ha creato la turbativa dei mercati di cui volentieri accusa l’Italia; ha ignorato che gli altri paesi che condividono l’euro, hanno pur sempre il diritto di essere ascoltati; da tutrice dell’ “ordine”, s’è fatta sovvertitrice e radicalmente eversiva. Ma senza rendersene conto. Come Pfuhel. Come Hitler negli ultimi giorni del Bunker.

In questa fase, Berlino ha perso la “legittimità” che lei stessa ha voluto. Si sta comportando in modo criminale. E’ scesa nel bunker.

Gli altri consiglieri della BCE, anonimi, si sono rifiutati di rispondere, per il tragicomico motivo seguente. Al Financial Times hanno detto:

Gli argomenti della corte sono ridicoli e potremmo facilmente rispondere in cinque minuti, ma non dobbiamo assolutamente farlo

Per mantenere la finzione dell’indipendenza sacra della BCE da ogni tipo di intervento esterno.

Parigi, dopo ore di mutismo, ha risposto:

“Il ministro Le Maire e il Governatore della Banque de France Villeroy respingono la sentenza della Corte tedesca di Karlsruhe: “Attacco inutile e pericoloso, solo Bce e Corte Ue possono giudicare”, scrive Huffington che giudica questo attacco “durissimo”.

Ma l’ex diplomatico ed oggi banchiere Sébastien Cochard commenta:

Parigi ha deciso di ignorare Karlsruhe.  Fa finta che il problema non esista. È il solito errore dei francesi: non capiscono che i tedeschi non possono non seguire le regole. Non possono deviare. Merkel-Scholz, BuBa e Bundestag “prenderanno misure attive contro il QE nella sua forma attuale” come richiesto dalla sentenza di Karlsruhe. ça va mal finir.

Cochard ha letto Tolstoi.

E pensare, aggiunge,

che avremmo una opportunità storica di premere per lo smantellamento collettivo dell’euro.  Non una uscita individuale, ma un processo comune. La stessa crisi economica che i nostri governi nel panico si sono auto-inflitta, offre la possibilità storica di cambiare paradigma.

Francia e Italia hanno bisogno di scappare dalla logica economica recessivista della Germania, basata sulla competitività dei prezzi e l’export, che provoca deflazione. Entrambi abbiamo invece bisogno di basarci sul nostro mercato interno, dare lavoro e salari allo agente, aumentare questi salari e promuovere filiere di forniture nazionali [chiamavasi autarchia, ndr.].

Un eurosud, con una Banca centrale Gallo-Romana?

“Sarei per valute nazionali completamente separate”, dice Cochard. “Un paese, i suoi confini, il suo popolo, la sua democrazia, la sua banca centrale e la sua moneta. Tutte le unioni monetarie sono sub-ottimali e anti-democratiche”. E si sono sempre rotte, prima o poi.

Una vaga speranza sta nel fatto che Macron non ha ideologia, è pragmatico. Già Villeroy, il capo della banca centrale francese, ha detto che la BCE deve “aumentare lo stimolo monetario per aumentare un po’ l’inflazione”.

Aumentare l’inflazione! Orrore per i tedeschi. Schwarze Null! Schwarze Null! Deficit Zero, è il loro grido dal bunker.

Il vero ostacolo, bisogna constatarlo tristemente, è il governo italiano: quello del Gualtieri, che nulla capisce né di economia né di umanità né di storia, ma è stato messo lì per tenere agganciata l’Italia alla UE, fino all’ultimo italiano.

Un articolo di Giovanni Tria oggi lo conferma:

Qui Giovanni Tria

dice che il governo ha sprecato due mesi per misure d’emergenza che sono arrivate solo in parte, perché sperava di indebitarsi con “strumenti europei”. Ma guarda un po’, hanno lasciato il Paese in asfissia per fare gli “europei”  (Giuseppe Liturri).

Gualtieri e Conte sono la replica cialtrona e italiota – lo capiscono? – della Repubblica di Salò: fedeltà all’alleato tedesco per finire come lui negli abissi della storia. Con tutto l’anifascismo da avanspettacolo dei loro sostenitori, seguaci e suggeritori, eccoli imitare “quelli là”. A forza di antifascismo, europeismo, antisovranismo, si finisce repubblichini 2.0.

E senza la grandezza tragica e consapevole dei protagonisti della RSI, coscienti della morte vicina e fedeli all’onore; soprattutto, senza la dignità, competenza e forza morale di un Pellegrini Giampietro che appena insediatosi a Salò, intimò ai tedeschi di ritirare la moneta d’occupazione dal Nord Italia, “perché adesso siamo alleati o no?”, e mantenne le finanze repubblichine emettendo la lira con competenza e onestà inarrivabile, pagando gli stipendi ai ferrovieri fino all’ultimo giorno. E lasciando un attivo, che ruberanno i “liberatori” rossi.

Né Gualtieri né Conte

né i loro adoratori italioti “di sinistra”, sanno che stanno replicando la storia, imitando i giorni di Salò. Sotto forma di farsa, ma che non esclude il sangue. Abbiamo visto con quanta rapidità i Carabinieri e la Polizia, sotto il loro  comando filo-tedesco, si stanno trasformando in una Legione Ettore Muti, più criminale e stupida, e la Lamorgese in un Pavolini da commedia sinistra, con i grillini nazi senza saperlo.

Multano i commercianti che manifestano pacificamente a Milano. A quando i rastrellamenti? A quando le irruzioni casa per casa? Per tenerci nell’euro che l’alleato tedesco ha già minato?

 

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