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La A6 è stata chiusa a causa dei tagli, non del maltempo

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Nella giornata di ieri si è registrata l’ennesima chiusura a scopo precauzionale dell’autostrada A6. Un evento che, in un paese sacrificatosi sull’altare dell’austerità europea, non può certo essere attribuito in modo esclusivo alle piogge di stagione.

di Giuseppe Masala

Chiusa l’autostrada A6 che collega Torino a Savona: sono tornate le piogge e immediatamente rischia di crollare un viadotto. Ma diciamocela chiara, non è la sfiga che ci perseguita; sono bensì, trenta anni che tagliamo su tutto fino alla consunzione assoluta, dalle infrastrutture, alla sanità, passando per scuola ed università. Tutto. E’ chiaro che arrivano le piogge presto o tardi.

Siano esse piogge in senso metereologico o siano piogge metaforiche per rappresentare qualunque malanno: una pestilenza, o la scarsa capacità di innovare del nostro tessuto produttivo che ci spinge a concorrere con il terzo mondo per fare una scarpa, un maglioncino o qualunque altro arnese a bassa tecnologia, visto che siamo tagliati fuori dai grandi movimenti dell’innovazione.

La verità è che abbiamo tagliato il ramo su cui eravamo seduti a causa di una colonizzazione culturale che ha fatto leva sul nostro provincialismo. Sacrifici disumani per ottemperare agli obblighi europei giustificati dall’Erasmus e dalla moneta unica, che tanto cosmopolita fa sentire l’impiegatuccio pubblico semigarantito perchè non deve cambiare la liretta durante la sua gitarella a Parigi o a Vienna.

E mentre ci davano questa moneta e la gitarella erasmus per rubare qualche esame all’università, ci toglievano lavoro, medici, ospedali, qualità dell’istruzione e financo le strade. E poi c’è la classe dirigente di questo paese che anch’essa si è illusa di far parte di una presunta élite europea, che i tedeschi non concederanno mai a costo di veder Berlino in macerie un’altra volta. No, non è sfiga. Siamo stati dei fessi.

Ma quando mai uno studente italiano baratta lavoro futuro, reddito, sanità, infrastrutture per farsi un soggiorno in un paese come la Finlandia? Sono loro che dovrebbero pagarci per venire in Italia. Siamo dei provinciali, e ci siamo cascati con tutte le scarpe. Questo vale per la classe media e per la classe dirigente. Ai norreni non puoi dire nulla, hanno tirato l’acqua al proprio mulino, con astuzia; e poi hanno depredato come fanno da duemila anni quando attraversano le Alpi. Siamo stati come Pinocchio, che ha sepellito gli zecchini d’oro nel famoso Campo dei Miracoli. E ora a piangere che qualcuno ce li ha fregati nottetempo.

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