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Recovery Fund e Green Pass: due facce della stessa medaglia

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Nonostante i rispettivi obiettivi possano apparire distanti anni luce, il Recovery Fund ed il Green Pass sono uniti da un elemento che contraddistingue l’operato politico degli ultimi 30 anni: la discriminazione verso la classe lavoratrice.

di Gilberto Trombetta

Il Recovery Fund, come ribadito dati alla mano per più di un anno, è un MES che ce l’ha fatta. Serve a stringere ancora di più il cappio del vincolo esterno intorno al collo del Paese. Serve a commissariare di fatto l’Italia almeno fino al 2058 (ultimo anno di restituzione dei sussidi che qualcuno per un anno raccontava essere a fondo perduto).

Serve a portare a compimento l’opera di distruzione dei diritti dei lavoratori e di svendita del Paese iniziata negli anni 80 e 90. Non è un caso se per dare il colpo di grazia sia stato chiamato proprio quel Mario Draghi che come direttore del Tesoro negli anni 90 quella svendita aveva largamente contribuito a realizzarla.

Tutto questo per continuare a essere contribuenti netti della UE, tra bilancio e fondi da restituire. In cambio dei soldi che la UE continuerà a sottrarci, però, ci vengono chieste austerità e riforme. La solita austerità (quella che ha fatto triplicare in una manciata di anni il numero di poveri assoluti) e le solite riforme.

Quelle dal lato dell’offerta che servono solo a precarizzare il lavoro, a deflazionare i salari e ad aumentare ancora di più le disuguaglianze. Ma il Recovery MES non è l’unico strumento usato dalla classe politica italiana per portare avanti la lotta di classe contro i lavoratori e contro i diritti sanciti dalla Costituzione.

Anche il green pass, lungi dall’essere un provvedimento di tutela della salute pubblica, è solo l’ennesimo strumento discriminatorio per aggredire i diritti dei lavoratori. Con la complicità, ça va sans dire, dei fintosocialisti per il lasciapassare. Quelli che hanno le stesse posizioni di Confindustria e dei peggiori liberal/liberisti.

Quelli che soffiando sul fuoco dell’ennesimo conflitto sezionale, stanno di fatto combattendo una battaglia per conto dei padroni. Che non vedevano l’ora di disapplicare un altro pezzo della nostra Costituzione.

Dopo aver gettato alle ortiche il diritto al lavoro e a un salario dignitoso, adesso hanno il pretesto per dare il colpo di grazia al diritto all’universalità di accesso alle cure. Cioè al diritto alla salute. Messo già a dura prova da decenni di tagli al SSN.

A ben vedere, Recovery MES e lasciapassare, non sono altro che due facce della stessa medaglia. Quella medaglia che la classe politica italiana porta orgogliosamente al collo da 40 anni.

Quella medaglia con cui sono stati premiati dai grandi capitali, soprattutto esteri, per aver svenduto i diritti sanciti dalla Costituzione – i nostri diritti, quelli sociali – con la scusa del “Ce lo chiede l’Europa”. Tra gli applausi scroscianti della sinistra rosè, non solo della destra. E anche tra gli applausi dei fintosocialisti.
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