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Il moto perpetuo ed il sistema neoliberale

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E’ bene ripeterlo per coloro i quali non ne avessero ancora preso coscienza:  l’unica vera regola socioeconomica dell’era neoliberale è la regola della garrota (altresì conosciuta come regola delle sabbie mobili).

di Andrea Zhok

Non importa quale sia l’evento, non importa se sia pianificato o occasionale, non importa se sia locale o planetario, non importa se sia di origine naturale o umana, l’unico punto certo come la morte è che ogni sommovimento provocherà un arretramento nelle condizioni sociali.

Ogni volta che qualcosa si scuote e cambia di posto, la vite della garrota si stringerà un po’, mentre il ‘dente d’arresto’ impedirà al laccio di scivolare indietro. Ogni volta che qualcosa di agita e muove, anche senza la nostra volontà, i piedi affonderanno un po’ di più nei fanghi bituminosi.

Si dirà, ecco, la solita visione pessimista della storia come regresso, tutta roba già vista da Esiodo in giù. Ecco, sì ma. Qui non c’è niente di mitologico, niente di casuale all’opera.

Il punto è che i gruppi socialmente più forti e organizzati, cioè i vari gruppi di pressione economici, mentre raramente hanno la capacità di coordinarsi per produrre esiti a loro favorevoli a partire da una situazione statica, hanno la perfetta capacità – ciascun per sé – di esercitare pressioni per guadagnare terreno quando la situazione è già spontaneamente in moto.

E il loro interesse di singoli massimizzatori razionali è di spostare la linea un po’ più in là, di togliere qualcosa a chi lavora e incamerarlo. Ci dicono che questa è la grande occasione per rilanciare la crescita, per rimuovere vecchie incrostazioni, ma scopriremo presto che le incrostazioni erano l’unica cosa che, facendo attrito, impedivano di scivolare indietro.

Abbiamo perso terreno per mille ottime cause di forza maggiore, abbiamo perso in reddito, sicurezza, potere contrattuale, condizioni di lavoro. Ed ora questa eccezionalità definirà la nuova normalità da cui partiremo.

Se la crescita (il ‘boom’) non sarà travolgente come nel secondo dopoguerra – e non lo sarà, per l’ovvia ragione che non siamo in un dopoguerra -, ebbene sarà colpa vostra, che non vi impegnate abbastanza, che non siete abbastanza agili e flessibili.

Così i sindacati di diranno “stupiti per le modalità dei licenziamenti”, così sgarbate signora mia, chi l’avrebbe mai detto, mentre il governo prometterà che “nessuno verrà lasciato indietro” e lo dimostrerà da par suo con qualche legge altamente progressiva sui diritti civili.
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