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Secondo Il Foglio i mercati sono migliori degli elettori per giudicare un Governo

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Diventa sempre più diffusa quell’abitudine grottesca di alcuni membri della società italiana che, pur vivendo da anni di contributi pubblici, invocano invece per lo Stato la giustizia privata dei mercati.

di Gabriele Tebaldi

Si tratta dello strano caso dei liberisti con il portafoglio e la pensione statali, che hanno fatto carriera all’interno del settore pubblico o grazie ai finanziamenti dello Stato e che raramente hanno, nella loro vita, deciso di mettersi in gioco nel mondo del lavoro privato.

Si tratta di una lista  che annovera al suo interno personaggi  ed enti illustri. Come non citare per esempio il caso di Emma Bonino, stipendiata dallo Stato italiano negli ultimi quarant’anni, ma che, da quarant’anni, invoca tutti i i possibili tagli alla spesa pubblica, escludendo da questi ovviamente il suo stipendio.

La stessa Bonino che da quarant’anni decanta le virtù del libero mercato che si autoregola senza l’intromissione dello Stato, salvo poi piangere in Senato se quello Stato osa prospettare la negazione dei fondi pubblici per la sopravvivenza di Radio Radicale. Fondi che alla fine sono sempre puntualmente arrivati, anche perché probabilmente Radio Radicale, all’interno di una libera concorrenza senza l’aiuto pubblico, sopravviverebbe forse il tempo di un caffé.

La lista è corposa

e non può non passare poi dall’Università Bocconi, la fucina del pensiero liberista italiano, che vive da tempo anch’essa grazie ai sostanziosi contributi statali. Della stessa Bocconi era professore l’ex premier Mario Monti, anch’egli fautore del mantra “meno Stato e più mercato”. Più mercato sempre per gli altri ovviamente, visto che lui vivrà fino alla sua ultima ora con lo stipendio, pubblico, di Senatore a vita.

Infine, in questa lista, non si può non inserire Il Foglio. Il quotidiano più liberista di tutti. Talmente liberista che in un editoriale del 21 aprile sosteneva apertamente che “i mercati” siano ora il miglior vaccino contro il “populismo”. Nello specifico l’articolista de Il Foglio difendeva le ultime azioni del Governo, in particolare per quel che riguarda le recenti nomine alle partecipate statali, additando come prova la fiducia dimostrata dai mercati verso queste scelte.

Mercati che, sempre secondo l’articolista, avrebbero quindi ben indirizzato le decisioni politiche degli ultimi anni: i sali e scendi dello spread non sarebbero altro che un “responsabile giudizio” nei confronti della politica italiana.

Nell’articolo de Il Foglio

sembra di risentire le inquietanti dichiarazioni del Commissario europeo Oettinger che, durante la formazione del governo gialloverde nel 2018, disse :

I mercati insegneranno agli italiani come votare.

L’articolista de Il Foglio, così come Oettinger, forse dovrebbe rileggere la Costituzione italiana,  al cui interno “la fiducia dei mercati” non viene citata tra le fonti di legittimità delle azioni di un Governo. Nella stessa Costituzione viene però citata la sovranità, che appartiene al popolo e basta.

Il giudice delle azioni di un Governo esiste quindi già, ed è composto dall’insieme dei cittadini aventi diritto.  Il mercato invece è composto da anonimi investitori di tutto il mondo e i suoi movimenti sono influenzati per lo più da speculatori senza scrupoli (a meno di non pensare che i risparmi della signora Pina investiti nei Btp possano far salire e scendere lo spread di un Paese).

Così Il Foglio che invoca la giustizia dei mercati per lo Stato entra di diritto nella nostra lista. Un giornale che paradossalmente ha vissuto e probabilmente continuerà a vivere di fondi pubblici.

Secondo il Post, Il Foglio era arrivato a percepire la cifra di 1 milione di euro all’anno di danaro statale.

Ecco, ci piacerebbe immaginare il destino de Il Foglio qualora di punto in bianco venisse chiuso questo generoso rubinetto di soldi pubblici e dovesse sottostare, per una volta nella vita, alle leggi del mercato che tanto invoca per gli altri, ma mai per se stesso.

 

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