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Rimborsi a 5 Stelle

Nessun illecito, semplicemente l’ennesima dimostrazione di inadeguatezza politica: nulla di nuovo sotto il cielo pentastellato.

Chiunque si sia prodigato in uno studio diagnostico sulle lacune strutturali e programmatiche del MoVimento 5 Stelle, non può certo essersi sorpreso di fronte allo scandalo che sta fornendo la principale fonte d’inchiostro nelle redazioni dei nostri quotidiani. Tutt’al più, avrebbe dovuto reagire alla stregua di un qualsiasi genitore imbattutosi nella recrudescenza comportamentale di un discoletto.

Eppure, così non è stato.

Vuoi per quell’ancestrale (e mai celato) pregiudizio antigrillino nutrito dalla maggior parte degli organi d’informazione italiani, vuoi per la superficialità del lettore medio, al quale basta il titolo di un articolo per sentirsi magicamente edotto, il clamore per l’accaduto è stato di proporzioni bibliche.

Criminali no, inadeguati sì

Viste le premesse di cui sopra, è necessario fare un po’ di chiarezza e sottolineare, in particolar modo, come nessuna delle condotte in questione integri alcun tipo di illiceità. Tanto per intendere, non ci troviamo di fronte alle truffe, né ai peculati della “Rimborsopoli” piemontese.

Nessuno ha goffamente osato ricondurre l’acquisto di un tagliaerba o di un manuale erotico nell’elenco spese dei gruppi consiliari.

Nel caso in questione ci troviamo di fronte ad un gruppo di parlamentari, il cui numero è ancora in fase di accertamento, che non ha commesso alcuna violazione di legge, ma semplicemente (per così dire) aggirato il rigido codice etico pentastellato, nonché disonorato una promessa elettorale: quella di devolvere una parte del proprio stipendio ad un fondo gestito dal Ministero dell’Economia, in favore delle nostre imprese.

Certo, da una parte il mancato rimborso di una porzione dei propri proventi non può costituire illecito penale in nessuna società minimamente civilizzata, ma dall’altra chiunque di voi si starà chiedendo: come si fa a non indignarsi? Come si può non stupirsi e restare indifferenti di fronte ad un gesto così incoerente, proveniente per giunta dai moralizzatori per eccellenza?

La risposta è semplice e telegrafica. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di inadeguatezza politica dell’ormai recidiva classe dirigente grillina. Un’inadeguatezza che non è mai stato arduo diagnosticare.

Ottimi propositi e poche idee

Il partito sul quale è incentrata questa riflessione, si bea storicamente di trascendere la tradizionale dicotomia destra/sinistra, di voler rivoluzionare il corso delle istituzioni corrotte, di accantonare i vecchi politici affetti da un’insanabile crapuloneria e di sostituirli con un esercito di nuove leve armate di dedizione, buona volontà e rettitudine.

Questo protocollo romantico e fiabesco degno dei fratelli Grimm ha una sola e struggente controindicazione: lo scontro con la pratica, la realtà e le idee. O, per meglio dire, la mancanza di idee.

Insanabili lacune strutturali

Non si può fare a meno di un’anima e di un retroterra culturale comune, limitandosi a fare dell’onestà l’unico strumento con cui andare in battaglia. All’interno di una classe dirigente contraddistinta da una simile eterogeneità di esperienze personali e politiche, l’assenza di un quid che faccia da collante, cementi il tutto e conduca ad una complicata comunione d’intenti può avere una sola e tragica conseguenza: il caos.

Un caos con molteplici sfumature, che partono dalle raggelanti amministrazioni romane e torinesi, passano per i dietro-front su Europa ed immigrazione e terminano con il fiore all’occhiello rappresentato dai mancati rimborsi.

Au final, non c’è da stupirsi. Al massimo, c’è da stupirsi che voi vi stupiate.

Filippo Klement

 

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