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L’attuale opposizione italiana: una “destra” odiosa

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Odio questa destra senza tradizioni, senza onore, senza fede e senza patria, senza disciplina, questa destra che tutto fa meno che conservare e solo induce al consumismo, all’egoismo, all’arroganza, alla superficialità, una destra libertaria all’americana, infatuata infatti del trumpismo più becero.

La destra di personaggi come il falso nazionalista Salvini e come la fascista immaginaria Meloni, la destra che (mette in evidenza un articolo di oggi del “Fatto quotidiano”), per tutta l’estate non ha fatto che urlare sguaiatamente che il Covid non esisteva o era clinicamente morto e bisognava tornare all’edonismo compulsivo che piace ai suoi seguaci, eterni Peter Pan.
Ciò nonostante agli appelli di piddini e dintorni (l’immarcescibile Augias, al quale una deputata del M5S contestò lo stipendio Rai di quasi 400mila euro definendolo “un moralizzatore che rivendica valori di sinistra ma ha il portafoglio a destra”, e lui se l’è legata al dito) ad abbandonare Virginia Raggi per non far vincere la destra a Roma, si può agevolmente rispondere che se il Pd non sosterrà con reale entusiasmo la candidata dal M5S, quindi chi scrive voterà e inviterà a votare per il candidato della destra, quale che sia. Non lo farei in elezioni nazionali ma a livello comunale ci si può togliere qualche soddisfazione senza correre troppi rischi, e il rischio di un Pd che possa fare diktat dall’alto del suo 15% e dopo averci inflitto cinque anni di renzismo, è ancora più alto.

Non è il momento di far cadere Conte; ma neppure il M5S e i tanti italiani onesti e innamorati del loro paese possono continuare a porgere l’altra guancia.

È come con i ricattatori: se si comincia a cedere, non smetteranno mai. È proprio questo il significato della morale: la capacità di non agire solo in termini di immediato presente ma investendo sul futuro. Perché non è vero quello che vogliono farvi credere i nuovi media con il loro martellamento di effimere breaking news, ciascuna spacciata per un’emergenza: che esista solo l’attualità. No, ogni nostra decisione, ogni nostra azione (o rinuncia ad agire) ha conseguenze e ne siamo responsabili, nel medio e lungo termine.
Le colpe dei padri ricadono sugli stessi padri invecchiati di qualche anno e sui loro figli e nipoti, altro che l’ignoranza e l’individualismo come valori assoluti.
Che fare? Non mosse avventate e controproducenti: servono nervi saldi, e Di Maio e Di Battista li hanno, ma occorre anche cattiveria.

Renzi minaccia? Bisogna fargliela pagare, alla prima opportunità. Cinicamente, a freddo, meglio se quando non se l’aspettano più.

A che serve avere il controllo dei servizi segreti se non li si può usare per scoprire i cadaveri che certamente ci sono nei loro armadi o, se fossero difficili da trovare, metterceli?
Ricordandosi di una fondamentale massima di Machiavelli
È molto più sicuro essere temuto che amato
(da leggere tutto il brano, è nel capitolo XVII del “Principe”).
Chi ha paura del M5S? In questo momento nessuno; sanno benissimo che se vince non infierisce, anzi, si impietosisce, e se perde, peggio, si avvilisce e marginalizza. Non c’è bisogno di silurare il governo, autodistruggendosi: ci sono tanti altri modi per incutere timore e rispetto, parecchi usati quotidianamente dalla destra e dalla finta sinistra liberista, che hanno il pieno sostegno dei giornalisti perché li pagano ma soprattutto perché sono temute.

Per restare con Machiavelli: i fini giustificano i mezzi; che significa?

Non che si possa perpetrare qualsiasi violenza o abuso inventandosi un nobile obiettivo: in quel caso il fine è fregare il prossimo e non giustifica proprio niente. Come del resto i fini vaghi o improvvisati o troppo astratti. Ma quando davvero è in gioco il bene comune, allora ovvio che si possa e anzi si debba usare qualsiasi strumento per difenderlo dai prepotenti e dagli stronzi.
Sono i buoni, in sostanza, che devono essere capaci di cattiveria quando necessaria; perché a lasciare il monopolio della cattiveria ai cattivi si torna alla barbarie e si resta nel peggior liberismo.

Prof. Francesco Erspamer

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