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Ex Ambasciatore italiano: «L’Italia deve recuperare la sovranità monetaria»

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L’Italia rischia oggi «la sottrazione definitiva della sua democrazia e l’umiliante perdita del benessere per i suoi figli a favore dell’oligarchia finanziaria tedesco-centrica e, in subordine, di quella mondialista. Una prova generale di come si spolpa la prosperità di una nazione e si abbatte la resistenza dei ceti subalterni che insistono a voler difendere Stato sociale e beni pubblici».

di Thomas Fazi

A dirlo all’Adnkronos è Alberto Bradanini, ex ambasciatore d’Italia a Teheran e a Pechino, oggi presidente del Centro studi sulla Cina Contemporanea.

Ci si presenta tuttavia l’occasione per uscire dal tunnel – sostiene il diplomatico – l’anello debole di una catena è in realtà il più forte, perché può spezzare la catena. L’Italia possiede oggi la forza per ottenere qualsiasi cosa, o meglio è in grado di agire a tutela dei propri legittimi interessi, che in questo frangente coincidono con quelli della propria sopravvivenza, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione, senza chiedere o aspettarsi il consenso dei cosiddetti partner (certo non amici) europei.

La prima cosa da fare – suggerisce Bradanini – è l’affrancamento dalla “seduzione dell’asservimento”, la falsa credenza che l’Italia non riuscirà mai a risollevarsi da sola, come se il benessere di cui ancora godiamo non fosse stato costruito nel secondo dopoguerra dal lavoro e dall’ingegno dei nostri padri, ma da qualche Eurogruppo qualunque.

Subito dopo

il secondo passo è «procedere al recupero di una parziale sovranità monetaria. Vero è che l’intero impianto dell’Eurozona andrebbe ridiscusso, ma per ridurre i traumi di decisioni più radicali si potrebbe procedere immediatamente all’emissione di CCF (certificati di credito o compensazione fiscale), e insieme di “biglietti di Stato a corso legale” (solo in Italia)». Tutto ciò consentirebbe alla nostra economia di «disporre immediatamente della necessaria liquidità per riprendersi».

Qualche shock ci sarà – commenta poi Bradanini – ma contenuto e gestibile, con l’ausilio di economisti italiani e internazionali, persino premi Nobel, su cui il governo potrebbe contare. Se non si agisce subito, con coraggio, se dovesse prevalere ancora il “fascino della servitù”, a cui alcune anime belle hanno dato il nome di “vincolo esterno” o di “rispetto degli impegni sottoscritti” (basti vedere cosa ne ha fatto la Germania di molti di questi impegni), allora l’attuale ceto politico avrà meritato tutto il nostro biasimo e quello dei posteri per aver abbandonato un popolo intero a un irreversibile declino economico e sociale.

La discussione su MES sì, MES no

precisa il diplomatico, fa parte «della “filosofia delle briciole”, così come le liti pretoriane che si consumano ogni fine anno sul rapporto deficit/PIL: 2,04 o 2,4 o un altro zero virgola, mentre l’economia italiana viene travolta da una mandria di bufali senza guida».

Davanti a «una tragedia “virale” e insieme socioeconomica, come l’attuale – afferma l’ex ambasciatore – in un sistema monetario non patologico come l’eurozona, una banca centrale meritevole di questo nome farebbe quello che fanno le banche centrali di Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Cina e così via. Vale a dire acquistare debito pubblico e distruggerlo, ossia sostenere con denaro fresco cittadini e imprese, poiché – come sanno anche i paracarri tedeschi – il denaro si crea oggi in quantità illimitate e senza costi».

Dal momento che «la capacità produttiva è fortemente sottoutilizzata e la piena occupazione lontanissima, il rischio di un’iperinflazione è inesistente. Se la BCE – pilotata dagli interessi elitari tedeschi e in misura minore francesi (l’Olanda è una foglia di fico) – non lo fa, allora è palese che lassù si vuole il tracollo, la definitiva colonizzazione della Penisola, il saccheggio delle ricchezze private degli italiani dopo che sono state depredate, negli ultimi 28 anni, quelle pubbliche».

Qualcuno risponderà «che la BCE non può agire in tal modo; che, da una parte, manca la volontà “politica” della Germania (la quale, diversamente da una sprovveduta Italia, non crede nei fantomatici “Stati Uniti d’Europa”) e, dall’altra, fa difetto anche il via libera di legittimità della Corte costituzionale tedesca (ancora una volta la Germania, diversamente dalla “candida” Italia, ha conservato il diritto alla verifica di costituzionalità delle decisioni UE-BCE). Ecco, se qualcuno dicesse questo, avrebbe ragione: è proprio così».

 

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