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Da prestanome a statista: come i liberal hanno cambiato idea su Conte

Per mettere a nudo l’ipocrisia del fronte di centrosinistra nei confronti del premier, basta raffrontare due episodi (diversi, ma nemmeno troppo) avvenuti agli estremi opposti della breve vita politica di Conte: il caso della N.Y. University ed il più recente caso Alpa.

Qualche debita premessa prima di snocciolare le tappe dell’ennesimo curioso caso che vede protagonisti – in questo caso indirettamente – dr. Conte e mr. Giuseppe, risulta più che doverosa. Innanzitutto, la scintilla che ha innescato la seguente riflessione è stata fornita dal programma televisivo di Mediaset Le Iene; il che, vista la casistica di precedenti tutt’altro che rosei della trasmissione, potrebbe essere sufficiente per sospettare di trovarsi di fronte ad uno scoop scandalistico nato a Natale e destinato ad essere agevolmente screditato a Santo Stefano.

In secondo luogo, è opportuno esigere un esercizio spirituale di onestà. Anche qualora la notizia dovesse trovare solidi riscontri nel tempo e rivelarsi pertanto fondata, una reazione da pudiche verginelle sarebbe poco credibile. E’ per caso possibile infatti, sbigottirsi di fronte ai segreti di pulcinella? Avrebbe davvero senso scandalizzarsi in modo brutale di fronte al caso Alpa-Conte, nello stesso paese in cui gli esiti della maggior parte dei concorsi universitari sono già decisi in partenza e in cui il requisito di imparzialità tra commissari e candidati è spesso inesistente?

Ciò detto, facciamo altri due passi: il primo indirizzato verso il passato ed il secondo in avanti, per ritornare alla stretta attualità. Cerchiamo di capire se la cronistoria sull’evoluzione della coscienza pubblica e della considerazione mediatica di cui Conte gode, risponde al vero. Quando “giuseppi” venne proposto come candidato premier del governo gialloverde ed uno scoop evidenziò alcune inesattezze sul titolo della sua permanenza alla New York University riportato nel cv, si alzò un moto di vergogna ed indignazione popolare che gridava al cialtrone, al cazzaro, al buffone, all’analfabeta, al falsario, al millantatore: insomma, dimissioni prima di iniziare.

Ora che il suo alleato di governo è cambiato e che si vocifera (sempre con il dovuto beneficio del dubbio) di uno scheletro nell’armadio ben più grave ed ingombrante, il fu manichino/prestanome senza identità politica non solo si è trasformato in uno statista tutto d’un pezzo, ma sarebbe anche la vittima di un complotto ordito da una presunta stampa complice dell’opposizione (dettaglio quest’ultimo, che parrebbe surreale persino nei vaneggiamenti dei fratelli Grimm).

Tutto corretto?

Di Filippo Klement

Filippo Klement
Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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