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La causa del gap di produttività? Il rapporto tra pubblico e privato

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In Italia quando si affronta il tema dei “gap di produttività” con i paesi più avanzati scatta subito la reazione a molla di qualche economista cui non par vero di poter estrarre le proprie ricette graficomunite dal manuale del piccolo liberista, e applicarle gloriosamente alla realtà.

di Andrea Zhok

Perciò ogni volta che si chiede uno scatto di reni al paese per riconquistare “margini di efficienza e produttività” ci si concentra sulle solite medicine: come licenziare più facilmente (i.e., flessibilità del mondo del lavoro), come frustare meglio i sottoposti (i.e., politica incentivale), come incoraggiare lo spirito imprenditoriale in quei neghittosi degli italici (su startappami come sai fare tu), ecc.

Ora, diciamolo una buona volta. Questo paese ha un problema. Uno solo. Pubblico e privato.

Nella nostra ridente landa è del tutto assente l’idea che il percorso più rapido tra due punti sia una linea retta. Per noi il percorso più rapido tra due punti passa per una geodetica pentadimensionale tra universi paralleli. L’Italia è quel paese dove ogni cittadino capace di tenere in mano una penna potrebbe lasciare nella polvere Kafka, limitandosi a riportare esperienze di vita vissuta.

Qualunque cosa tu voglia fare, dal partecipare a un concorso al pagare le tasse, dal conoscere il tuo stato pensionistico, ad aver assegnato un medico di famiglia, dall’ottenere giustizia in una causa civile al sapere se hai diritto ad un’esenzione, ecc. ecc. la tua condizione obbligata è caratterizzata da due qualità: rassegnazione e scaramanzia. Questa situazione strutturale porta con sé alcune implicazioni massive.

La prima è che la strategia migliore per sopravvivere in questo sistema è la stessa che si adotta nelle sabbie mobili: muoviti il meno possibile. Infatti ogni movimento produrrà caos imprevedibile, attriti e logoramenti, disfunzioni, costi imponderabili, perdite di tempo incalcolabili, e in ultima istanza, soprattutto se sei uno che vuole stare alle regole, ti farà fatalmente affondare un po’ di più nella mota.

La seconda è che questo sistema è altamente premiale per chi si specializza nella risoluzione dei problemi intermedi. E’ perciò che i nostri concorsi producono specialisti nel preparare i concorsi, i nostri esami specialisti nella preparazione degli esami, ecc.

E’ perciò che fioriscono, nella legalità e più spesso nell’illegalità i Mr. Wolf all’italiana, la cui funzione non è di saper fare qualcosa ma di risolvere (legalmente o illegalmente) gli inghippi in cui si trova chi prova a fare qualcosa.

In terzo luogo, questo sistema finisce per promuovere un tipo antropologico specifico: lo smanettone che dedica tutte la proprie energie mentali nel salto ad ostacoli normativo, nello slalom burocratico, nel sollevamento pesi di faldoni, nella marcialonga degli spostamenti fuori sede.

E poi nell’Orienteering a cronometro nella foresta di decreti e regolamenti, nelle tecniche di sopravvivenza tra trabocchetti, siti malfunzionanti, informazioni da ricavare pagando il pizzo, ecc. ecc.

E alla fine, che uno sappia un mestiere, che ci tenga a lavorare bene, che abbia qualche reale capacità, boh, questo non interessa a nessuno, nessuno lo sa, né mai saprà, è e rimane fuori dai radar, un accessorio irrilevante. Il sistema misura e premia la tua resistenza agli ostacoli posti dal sistema. Fine della storia.

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