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Dalla democrazia alla tecnocrazia: l’involuzione dell’intellighenzia di sinistra

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Il dibattito sulla campagna vaccinale si sta rivelando il paradigma perfetto per fotografare l’involuzione intrapresa dall’intellighenzia di sinistra nell’ultimo mezzo secolo.

di Andrea Zhok

In un thread avente per oggetto la definizione di No Vax, un mio contatto, giornalista di sinistra – che non nomino, ma che può ovviamente intervenire se lo desidera – ad un certo punto arriva a replicare in questo modo:

“fammi capire, tu filosofo, possiedi dati, li leggi e presumi dall’alto di tutto ciò di decidere in contrasto con quanto stabilito dalla scienza medica e virologica. Tu. Filosofo. Capisci che siamo sull’orlo del baratro, no…”

Ecco, credo che questa breve frase compendi in sé tutta l’involuzione avvenuta nell’intellighentsia di sinistra nell’ultimo mezzo secolo, e meriti una riflessione dedicata. (Disclaimer: me la prendo con l’intellighentsia di sinistra mica perché quella di destra sia meglio; è solo per la necessità di distanziarsi dalle origini).

In quella frasetta sono all’opera due meccanismi argomentativi sovrapposti. 1) Il primo è una manovra nota di sottrazione del discorso pubblico alla ragione comune. La sua forma è “chi sei tu per…?”

Di solito viene usata per un’operazione di frammentazione progressiva del discorso pubblico, ridotto ad opinioni su base individuale. Questo soggettivismo individualistico è stato al centro della prima fase, ‘anarchica’ della ‘nuova sinistra’ post ’68.

2) Ma subito dopo emerge il secondo passo. Siccome la scomposizione individualistica del discorso pubblico conduce ad esiti realmente anarchici (esiti auspicati da quella generazione politica, salvo poi ritrarsi spaventati dagli effetti), allora si presenta la necessità di una nuova operazione di contenimento del disordine.

Si ricrea perciò una nuova dimensione dell’autorità della ragione, ma non più su base collettiva, come discorso pubblico, ma come “specializzazione dei competenti”. (“Democrazia è fidarsi di chi sa” diceva qualche giorno fa un ineffabile intellettuale progressista sulle pagine del Corriere.)

Con la seconda mossa non basta più nessun livello di formazione o cultura per occuparsi della cosa pubblica, per quanto alto. Tu puoi anche studiare per professione e dedicarvi tutta la vita, ma non basta, non può mai bastare. Devi affidarti a quanto stabilito dalla “scienza” nello specifico campo di pertinenza.

E naturalmente, non vale qualunque fonte scientifica, perché questo sarebbe di nuovo un ritorno all'”interpretazione autonoma delle fonti”, che non hai titolo a fare. No, si tratta di affidarsi alla voce della scienza in quanto selezionata a monte da “chi sa” (tipo i conduttori dei Talk Show). E a giudicare se “sa” e cosa “sa” il selezionatore saranno altri che “sanno”. E più non dimandare.

E’ buffo come tutto ciò ricordi la Controriforma tridentina, quando l’interpretazione autonoma dei Testi Sacri promossa dal protestantesimo venne vietata, conferendo l’autorità della sola vera interpretazione alle gerarchie ecclesiastiche. Ma almeno quella volta si sapeva dove stava il vertice della piramide, ora invisibile.

Ed è così che si arriva a soluzioni come il governo dei Monti o dei Draghi. Già, perché esattamente come non hai titolo a ragionare della politica vaccinale se non hai una laurea in medicina, così chi sei tu per giudicare una politica economica? Sei forse un economista bollinato? No? E allora taci e fidati di chi sa, per Dio! Ecco.

Questa in breve è la parabola della democrazia come prodotta dai liberali di sinistra nell’ultimo mezzo secolo. Prima si è frammentata la società in individui privi di parametri in comune (“La razionalità come violenza” – ricordo ancora queste scemenze brandite senza pudore nei miei anni di università).

Secondo, per contenere il caos della frammentazione si sostituisce la democrazia con una tecnocrazia di nominati, giustificati a imporre qualunque cosa al gregge anarchico degli individui, nel nome del Sapere.
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