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Gli insetti impollinatori in pericolo: il rischio per l’ecosistema

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La scomparsa delle api è solo un sintomo di un problema molto più vasto, che importa anche altri insetti e le riserve mondiali di cibo.

Molte, tra le campagne ambientaliste degli ultimi cinquant’anni hanno avuto come obbiettivo quello di cercare di fare interessare la gente alle specie animali selvatiche in pericolo di conservazione nei posti più remoti del mondo, ma hanno perlopiù passato sotto silenzio gli insetti.
L’attenzione, nei paesi occidentali, si rivolge vieppiù a campagne animaliste atte alla conservazione di specie animali iconiche di un dato territorio. Questo giornale, per esempio, si è fatto numerose volte paladino della conservazione dell’orso bruno, reintrodotto nella catena alpina con il progetto Life Ursus.

Le campagne basate su giochi di parole, adesivi, magliette eccetera, si sono palesate come strategie di successo per la conservazione dei grandi plantigradi in altri paesi, come il Canada, mentre in Italia la ferocia del web animalista più estremo ha spesso fatto da padrona, in tale ambito, delegittimando di fatto le campagne ambientaliste di associazioni come il WWF, Lipu, e simili.

Negli ultimi anni, tuttavia, creature più piccole e bestiole più vicine agli uomini nel loro vivere quotidiano sono assurte alla popolarità delle campagne ambientaliste poiché minacciate in egual misura rispetto ai colleghi più famosi del mondo animale.

Circa dieci anni or sono, infatti, gli apicultori europei e nordamericani hanno iniziato a notare un declino preminente della popolazione di api da miele. Le api hanno smarrito la maggior parte del loro habitat a causa della crescente urbanizzazione e dell’agricoltura moderna industriale. Gli insetti devono fare il conto con una crescita di stress dovuta al cambiamento del clima ed alle conseguenti siccità. Si pensi a quella, fortissima, che quest’estate ha colpito l’Italia, ma che provoca danni altresì in inverno, con fiumi il cui livello si abbassa costantemente, e che favorisce la scomparsa repentina dei ghiacciai, financo a condurre ad una subtropicalizzazione del sud dell’Europa.

Le minacce in questione, combinate con la diffusione massiccia e globale di patologie e parassiti e con l’utilizzo di pesticidi agricoli come il neonicotinoide[1], hanno avuto come risultato una moria di impollinatori mai vista in precedenza. Le api e gli altri insetti provvedono infatti a servizi utili al sistema ecologico come l’impollinazione, e non ha senso dichiarare guerra indiscriminata contro tutto, con l’orbo fine di eliminare o di controllare alcuni parassiti!

Il declino delle api è diventata una notizia di rilevanza ed ampia eco mondiale soprattutto perché le api fanno il miele, delizioso, ma invero l’importanza della notizia è da ravvisare nel fatto che questi, come altri insetti, sono degli impollinatori.

Circa tre quarti delle piante che producono infiorescenze e più di un terzo del cibo raccolto nel mondo dipende dall’attività dei impollinazione: dalle api alle farfalle, ai pipistrelli e i colibrì. A cagione di quanto sopra, i governi di tutto il mondo stanno sviluppando alcune strategie per difendere questi impollinatori. Può forse essere interessante il piano della regione canadese dell’Ontario che ha recentemente proposto un piano di azione per la salute degli impollinatori.

Uno sguardo più approfondito al problema è necessario.

Non ostante l’attenzione sia vieppiù focalizzata sulle api domestiche europee a causa del miele da esse prodotto, le ricerche indicano che la crisi delle api impollinatrici è soltanto una piccola parte di un problema molto più grande che va a colpire centinaia di specie di api meno conosciute, ma non per questo meno importanti per l’ecosistema.

La maggior parte delle migliaia di specie di api prediligono, infatti, uno stile di vita solitario, piuttosto che una larga colonia. Due terze dei nidi d’ape, compresi quelli di calabrone, di api scavatrici e simili preferiscono farsi il nido sottoterra, tra le foglie, e nelle rocce. Il resto delle api si fa il nido nelle cavità di carpenteria, oppure in steli vuoti, ramoscelli o tronchi.

Anche se alle api d’allevamento è attribuita la maggior parte del merito per l’impollinazione di fiori e frutti, studi dimostrano che le api selvatiche possono essere due o tre volte maggiori come efficacia d’impollinazione e alcune, come l’osmia, possono essere ottanta volte più efficaci.

Nel nostro piccolo, per difendere gli insetti impollinatori, oltre a prendere parte alle meritorie campagne ecologiste, possiamo senz’altro aiutarle a sentirsi benvenute nei nostri giardini e nei nostri quartieri, senza l’uso di troppi pesticidi e con lo spostamento, anziché la distruzione, degli alveari, per esempio.

[1] Si tratta di pesticidi sistemici, che sono stati riconosciuti scientificamente come responsabili delle morie di api ed impollinatori, così come di volatili, vertebrati e invertebrati, nonché di altri animali. Nonostante le risalenti denunce degli apicoltori, la prova scientifica della grave nocività dei nuovi pesticidi risale al 2015.
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Di Redazione Elzeviro.eu

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