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Covid-19: i conti che non tornano

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Ogni giorno più o meno verso le diciassette e trenta siamo inondati dai quotidiani bollettini sull’andamento dei contagi da Covid-19. Elenchi che sembrano a tutti gli effetti bollettini di guerra con centinaia di morti al giorno e decine di migliaia di nuovi casi di contagiati più o meno sintomatici, più o meno gravi, costretti a stare chiusi a casa o ricoverati in ospedale.

Il problema è che, guardando con criterio matematico ai numeri drammatici che ci vengono snocciolati ogni giorno, qualche domanda viene spontaneo farsela e forse qualche dubbio  sulla loro attendibilità ci viene. Andando, tanto per fare un esempio, a guardare quanto riportato nei giorni del 22 e del 23 novembre, ma il discorso non cambia per le altre date pregresse, vediamo un preoccupante aumento delle morti per Covid: 562 il 22 e ben 630 il 23 novembre.

Ora, applicando la logica, dovremmo dare quasi per scontato che questi decessi provengano in grandissima parte dalla terapia intensiva, ovvero dall’ultimo stadio per gravità di chi non ha avuto la fortuna di avere un decorso benigno.

Partendo da questo quasi ovvio postulato, avremmo dovuto registrare nei due giorni in questione una diminuzione di ricoverati in terapia intensiva pari a circa 1192 unità, date dalla somma dei deceduti nei due giorni, proprio perché, ci rendiamo conto di quanto sia brutto dirlo per rispetto alle povere vittime, queste avrebbero dovuto “liberare” un numero pari di posti letto.

Ammettiamo pure che una minima parte di decessi si sia registrata nel numero dei ricoverati nei reparti normali,  resta comunque il fatto che avremmo dovuto avere almeno un migliaio di posti in meno in terapia intensiva mentre invece si sono registrati 3801 casi il 22 di novembre e 3810 il giorno successivo.

Ora qualcuno ci dovrà spiegare allora dove sono andati a finire questi morti perché, se pur registrati nel bollettino, nei restanti numeri che ci hanno fornito di loro non vi è traccia né nei ricoveri normali né tanto meno in quelli in terapia intensiva.

Quindi o i dati sono inattendibili oppure dovremmo ammettere che il numero di ricoverati in T.I ogni giorno pareggia e compensa quello dei deceduti. Ma una cosa simile non sarebbe credibile perché vorrebbe dire che nel giro di un mese avremmo almeno 18.000/20.000 nuovi ricoveri in T.I, molti di più dei ricoveri normali e una simile ipotesi ci sembra altamente improbabile.

L’unica alternativa a questa conclusione potrebbe essere quella già ammessa a suo tempo dal virologo Bassetti e  cioè che nel numero dei morti ci sono finiti dentro anche quelli che sono deceduti a causa di un infarto e forse, aggiungiamo noi, anche quelli, magari positivi, che sono morti per altre patologie pregresse.

Insomma i numeri che ci vengono forniti e che dovrebbero darci, come è nostro sacrosanto diritto, una fotografia reale di quanto sta capitando nel nostro paese, non sono chiari e danno adito ad interpretazioni contraddittorie e non univoche. Chiediamo a questo punto che qualcuno degli addetti ai lavori ci spieghi una volta per tutte quali sono i criteri in base ai quali vengono elaborati i dati del contagio da Covid, perché, scusate se ci permettiamo di dirlo, finora ci abbiamo capito poco o nulla.

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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