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Quando Burioni diceva che il rischio di Coronavirus in Italia era zero

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La diffusione del Coronavirus ci ha consegnato l’immagine di una scienza fuori dai canoni dell’immaginario collettivo.

Si era infatti ultimamente diffusa l’idea che la materia scientifica, quando esposta da accademici ed esperti di vario genere, fosse infallibile. Non solo, si era sviluppato addiruttura l’idea che questa scienza infallibile fosse detentrice della verità, che diventata per l’occasione unica e indiscutibile.

Un assunto che stride un pò con le basi galileiane del procedimento scientifico, che, di solito, parte da semplici ipotesi per arrivare a delle possibili tesi che a loro volta possono essere rimesse in discussione da nuove ipotesi. Insomma, nell’ultimo periodo la scienza aveva perso agli occhi del pubblico quel grado di dubbio, principio fondante di qualsiasi ragionamento scientifico.

La diffusione del coronavirus

ha avuto il “merito” di far scendere dal piedistallo la scienza, facendola tornare ad essere quello che è: un materia con tante ipotesi, spesso errate e spesso contrarie l’una con l’altra.

Mai come in quest’ultimo mese, abbiamo infatti visto affermati virologi dire tutto e il contrario di tutto, creando dei veri e propri clan opposti ad altre fazioni. Eppure, nonostante la dimostrata fallibilità del giudizio scientifico, in particolare per un’epidemia nuova, esistono sacche di resistenza estremamente conservatrici che vorrebbero arrogarsi il diritto esclusivo di divulgazione. E’ il caso del Patto Trasversale per la Scienza, associazione privata di medici e scienziati, che sta ultimamente stilando delle vere e proprie liste di proscrizione.

Il Patto Trasversale per la Scienza

ha iniziato il 14 marzo con una denuncia contro Vittorio Sgarbi reo di aver pubblicato video in cui, secondo gli scienziati del Patto, avrebbe minimizzato i rischi del coronavirus. Il 22 marzo lo stesso Patto ha poi diffidato la Professoressa Maria Rita Gismondo, anch’essa colpevole di aver pubblicamente minimizzato i rischi del virus.

E infine, lo stesso Patto ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica contro il nanopatologo Stefano Montanari, in particolare per un’intervista rilasciata all’emittente Byoblu.

Quest’ultima denuncia, in particolare, risulta ancor più pesante rispetto alle altre, in quanto il Patto chiede alla Procura addirittura di oscurare il canale Byoblu che ha ospitato il dott. Montanari.

In questa sua sfrenata maratona censorea

sembra però che al Patto sia sfuggito un fatto fondamentale. Ovvero che, ragionando in questo modo per certi versi totalitario, tale associazione di medici avrebbe dovuto denunciare in primo luogo se stessa. Non tutti si ricordano infatti come lo scorso febbraio 2020, durante la trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, il noto medico Roberto Burioni, tra i firmatari del Patto, nonché membro più in vista di quest’associazione, aveva affermato pubblicamente che il “Coronavirus non rappresentava nessun pericolo per l’Italia, perché il Paese aveva messo in piedi le dovute precauzioni”.

Due affermazioni nello spazio di un secondo che sono state del tutto smentite dai fatti. Ecco se il Patto fosse coerente dovrebbe a questo punto presentare un esposto contro il suo massimo rappresentante e invece non facendolo dimostra che il suo statuto, più che dal principio scientifico, è mosso dal principio dei “due pesi e due misure”.

 

 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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