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La firma di un ministro può mettere in ginocchio l’intero settore terziario: e non solo

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Nessuno stato di polizia, nessun dispiegamento della forza militare. Oggi basta la firma di un ministro per paralizzare un altro settore (il terziario) e l’intero paese, con tutte le nefaste conseguenze economiche che conseguiranno al momento della finanziaria.

Quello che dovrebbe indignare delle nuove misure anti covid non sono tanto i demenziali divieti ed obblighi che servono più che altro a ficcare chiodi nella bara dell’ultimo settore decentemente funzionante in questo paese, ossia il terziario.

Ma che ci siano pesantissime restrizioni, limitazioni e privazioni di fondamentali e costituzionali libertà personali, a mezzo di banalissimi decreti ministeriali. Ossia quei fogli di carta che solitamente si usano di solito per decidere se acquistare o meno le matite per gli uffici dell’Inps.

Le dittature una volta almeno ci mettevano l’opprimente peso della forza militare e dello stato di polizia, ora invece siamo tutti schiavi per mezzo di una firmetta di un ministro che vara un provvedimento a causa di circa 40 persone in terapia intensiva.

Di cui si è scoperto che 5 per esempio non esistono neanche e la famigerata bambina di anni 5 è sfortunatamente vittima di una gravissima patologia congenita e l’intubazione non è derivata dal coronavirus, la cui positività è del tutto asintomatica. Intubazione che ricordiamo si è scoperto sia pericolosa se non letale per i pazienti che soffrono i sintomi più gravi del covid (poichè soggetti a rischio).

Così si getta inoltre un altro strato di incertezze economiche, in modo da essere sicuri che non ci sia nessuna ripresa dei consumi, nessuna crescita economica, nessun assorbimento della disoccupazione, e l’Italia si avvicina così alla manovra finanziaria già a novanta, pronta per essere usata a piacimento da tutti i nemici del popolo, interni ed esterni.

di R.I.

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