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Discoteche aperte e scuole chiuse: è il trionfo della legge del mercato

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Dall’inizio della pandemia del covid-19 una parola tra tutte è passata di bocca in bocca, alimentando le speranze per la nascita di un mondo migliore al termine della crisi: opportunità.

di Gabriele Tebaldi

Una parola divenuta presto mantra, un principio traslato malamente dalla cultura cinese che tradurrebbe lo stesso ideogramma con i termini apparentemente antitetici di rischio e opportunità.

E così la parola opportunità è entrata di diritto nel vocabolario della retorica infantile di cui si sono appropriati media e politica. “Trasformiamo questa tragedia in opportunità” e altre simili frasi più adatte ad un audiolibro motivazionale si sono così accavallate tra prime pagine di giornali e discorsi istituzionali. Esisteva tuttavia un piccolo fondo di verità in questa retorica spiccia. Effettivamente la crisi sanitaria prima e quella economica poi avrebbe potuto e dovuto insegnare diverse cose.

Per esempio, avrebbe dovuto essere un’oportunità per mostrarci l’assoluta necessità di un sistema sanitario pubblico, dotato di tanti medici e infermieri ben retribuiti. Allo stesso tempo avrebbe dovuto essere l’ooportunità per ricordare come le istituzioni comunitarie europee abbiano la loro dose di risponsabilità nei tagli allo stesso settore sanitario (la Commissione Ue ha raccomandato tagli in tal senso per oltre 60 volte).

In egual misura la quarantena forzata delle attività economiche

con la scomparsa di liquidità dal settore privato, avrebbe dovuto aprirci gli occhi di fronte al ruolo centrale dello Stato nell’economia ed in particolare dell’importanza della gestione della politica monetaria. Eppure queste infinite opportunità, nonostante i proclama, sembrano essere state gettate al vento, preferendo invece ripercorrere con precisione chirurgica la stessa strada che in fondo ha portato il Paese a questa crisi. E quindi si continua con più Europa e meno Stato.

Forse però vi è stato un errore nella traslitterazione della parola opportunità, che potrebbe essere invece stata interpretata come semplice opportunismo. Un principio, l’opportunismo, che calza invece a pennello in un momento di crisi, dove pochi si stanno muovendo con scaltro opportunismo a discapito di molti ignari.

E l’opportunismo è per l’appunto la capacità del più furbo di emergere, di avere un profitto in una situazione dove tutti hanno perdite. Insomma, l’opportunismo è la caratteristica fondamentale per chi crede religiosamente nel libero mercato. Ovvero un mondo dove l’unica regola è rappresentata dalla capacità del venditore di fare il massimo profitto al minimo costo.

Che sia quindi l’opportunismo e non l’opportunità

a regolare l’attuale strategia politica del Paese è confermato dalla scala di valori utilizzata per le prossime riaperture. Scuole e università restano infatti chiuse, mentre si paventa una prossima riapertura delle discoteche. E’ il trionfo della legge del mercato, dell’opportunismo economico. Scuola e università sono due istituzioni che, ragionando in termini di domanda e offerta economica, sono del tutto inefficienti. Non producono ricavi, non hanno un fatturato, ma hanno dei costi elevatissimi. Il libero mercato se ne fa poco degli investimenti in “risorse umane”. E quindi le istituzioni scolastiche meritano minore attenzione rispetto ad una discoteca che, invece, fattura.

C’è poco di cui stupirsi. Da circa 30 anni, da quel famoso 1992 annus horribilis della storia italiana, si propaganda liberismo, si loda l’efficienza del privato rispetto all’incompetenza del pubblico, si terrorizza la popolazione sul rischio di un debito pubblico alto.

Ecco il risultato di questa becera narrativa: la discoteca diventa più importante della scuola.

Male fa a stupirsi il professore economista Riccardo Puglisi che lamenta per l’appunto la precedenza delle discoteche sulle scuole.

Puglisi è un noto sostenitore dell’austerità montiana, il liberismo nella sua forma forse più autentica e tragica, e non si dovrebbe sorprendere se quello che ha propagandato per anni ora compare nella sua totale crudezza.

Se Calamandrei aveva ragione quando asseriva che “trasformare i sudditi in cittadini è un miracolo che solo la scuola può compiere”, allora dobbiamo dedurre che l’attuale Governo intende trasformare i cittadini in semplici sudditi del mercato.

 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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