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La “prima volta” di Biden: raid militare in Siria

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Il presidente Joe Biden ha ordinato, per la prima volta dall’inizio del suo mandato, un raid aereo sulla Siria. Questa azione ha creato non poche tensioni e molti esponenti politici hanno criticato tale attacco.

Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio jet, missili ed elicotteri statunitensi hanno bombardato la base delle milizie sciite filo-iraniane, nei pressi della cittadina siriana di Albu Kamal, sul confine con l’Iraq. L’intelligence americana ha dichiarato che sono state distrutte varie strutture localizzate ad un punto di controllo alla frontiera, usate da una serie di gruppi di militanti sostenuti dall’Iran, inclusi Kait’ib Hezbollah e Kait’ib Sayyid al-Shuhada. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), sono almeno 22 i miliziani iracheni rimasti uccisi nel raid.

Raid militare in Siria

I motivi del bombardamento in Siria

Il bombardamento, ordinato dal presidente, aveva come obiettivo rendere inoffensiva la cellula militare, dopo che questa era stata riconosciuta responsabile di tre attacchi missilistici avvenuti lo scorso 15 febbraio contro le forze americane in Iraq. In tali attacchi era morto un contractor civile, mentre militari statunitensi e di altre forze della coalizione sono rimasti feriti.

Siamo fiduciosi sull’obiettivo che abbiamo attaccato, siamo convinti che era usato dalla stessa milizia sciita che ha condotto gli attacchi contro di noi.

Ha dichiarato il portavoce del Pentagono John F. Kirby, parlando inoltre di risposta militare “proporzionata”.

Washington non ha accusato una milizia specifica ma aveva reso noto di ritenere l’Iran responsabile delle azioni dei suoi “delegati”. Molti di questi attacchi, secondo il portavoce di Stato Ned Price, sono stati portati avanti con armi prodotte o fornite dall’Iran.

Il messaggio di Biden

Secondo alcuni analisti i missili lanciati contro le basi americane erano un modo per testare la reazione di Biden, che ha reagito in modo mirato, mandando un messaggio inequivocabile: egli agirà per proteggere il personale della coalizione americana da ogni possibile minaccia e non ci saranno concessioni da parte degli Usa.

Il raid può essere letto anche come il tentativo di Washington di accomunare la questione iraniana con quella siriana puntando forse a un negoziato con Teheran che includa il programma nucleare e la presenza militare in Siria, dove Russia e Turchia esercitano però l’influenza maggiore.

Gli oppositori dell’attacco

L’attacco ha indispettito la Russia, storico alleato dell’Iran, che ha rimarcato l’illegalità della presenza militare americana in Siria. Aleksei Chepa, vicepresidente della commissione Affari internazionali della Duma di Stato, ha parlato di “azione illegittima” che va “condannata categoricamente da tutti i Paesi”.

Anche il partito democratico americano si è spaccato in due dopo il bombardamento avvenuto in Siria. Diversi esponenti hanno, infatti, criticato l’attacco ordinato da Joe Biden, in particolare, la deputata di origini somale, Ilhan Omar che su Twitter scrive:

Noi Deputati abbiamo la supervisione del Congresso sul coinvolgimento nelle guerre e non siamo ancora stati informati o ricevuto istruzioni sulla guerra in Siria.

Omar ha anche lamentato la mancanza di “basi legali” che la Casa Bianca ha utilizzato per lanciare attacchi contro la Siria chiedendo spiegazioni all’amministrazione Biden.

 

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Di Andreea Sbiera

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Studentessa al terzo anno di Innovazione sociale, comunicazione e nuove tecnologie presso l'Università di Torino.

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