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Manon Aubry smaschera la debolezza dell’UE di fronte alle multinazionali del farmaco

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In un’audizione con la Commissione europea la parlamentare Manon Aubry, della France Insoumise, ha sollevato pesanti dubbi sul comportamento dell’UE verso le grandi multinazionali del farmaco.

di Paolo Desogus

Una parte degli accordi sono secretati, ma da quanto trapela l’Europa avrebbe versato a fondo perduto diversi miliardi di euro (Agnoletto afferma 20miliardi, ma è una stima) per la ricerca del vaccino sul Covid. A fronte di questa donazione non avrebbe chiesto alcuna contropartita, alcun controllo sul brevetto, alcun diritto di uso per la produzione di massa dei vaccini.

A me pare uno scandalo colossale, i cui effetti sono evidenti a tutti. Secondo una stima del Sole24Ore, dunque non della Pravda della France Insoumise o del Partito comunista desogusiano, al ritmo attuale l’Italia riuscirà a vaccinare tutta la popolazione tra più due anni, cioè oltre il tempo di efficacia media della protezione vaccinale.

L’attuale campagna di vaccinazione non è insomma affatto sufficiente per il ritorno a una vita normale. I rischi, sanitari ed economici, sono enormi. Manon Aubry ha descritto questa gravissima situazione di fronte alla presidente Ursula Von der Leyen, che ha ascoltato impassibile. Non ha reagito nemmeno quando la parlamentare europea ha affermato che Big Pharma fa le leggi al suo posto.

Del resto lei è solo un ingranaggio di una governance che si regge sulla difesa esclusiva del capitale. Il mercato e i profitti delle multinazionali sono intoccabili, sono l’elemento sacro del dogma neoliberale celebrato dalla chiesa europea e dai fanatici che ne difendono ancora il culto e che ci esortano a rinunciare alla nostra democrazia in suo favore.

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