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Cosa significa “fare la fine greca”?

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Ora che il tradimento nei confronti dell’Italia è definitivamente completo, la Grecia appare un paese molto più vicino a noi di quanto si creda. Nonostante agli occhi della maggioranza degli italiani la devastante crisi greca sia sempre apparsa come un fenomeno lontano. Un problema di cui preoccuparsi fino ad un certo punto e i cui riflessi, al più, avrebbero potuto avere ricadute indirette (e limitate) sulla nostra economia.

di Antonio Di Siena

Oggi, dopo il via libera alla riforma del MES, le cose appaiono molto diverse. E se il pericolo di “fare la fine della Grecia”, sino a poco tempo fa, era scongiurato da condizioni economiche oggettivamente migliori, oggi il “too big to fail” riferito all’economia italiana non appare più così tranquillizzante. Anzi. Facendo apparire lo scenario greco in tutta la sua drammatica possibilità.

Per tale ragione – ora che i giochi sono fatti – diventa ancora più urgente e fondamentale rimettere al centro del dibattito politico la necessità dell’uscita dall’euro e della rottura dei trattati europei. Perché il nuovo MES “riformato” è un’arma carica e puntata contro di noi. Ad una condizione di malato grave, infatti, si è aggiunta la pandemia. E l’unica cura presentata come possibile dai sacerdoti dell’Europa unita è il nuovo MES “riformato”.

Come già spiegato in precedenza qui (http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il…/29278_38520/), lungi dal rendere più innocuo lo strumento che ha devastato la Grecia, la riforma del MES ha semplicemente reso più efficiente il suo cinico funzionamento. Facilitando la ristrutturazione dei debiti di quei Paesi ritenuti “a rischio” dai mercati, Italia in primis.

Esponendoci così ad un pericolo default ancora più concreto e nel nostro momento più delicato. Il che, fra l’altro, è la prova regina del fallimento dell’euro, un sistema che sta spingendo un Paese come il nostro – mai fallito nel corso della sua storia – sull’orlo del baratro.

Proprio adesso che ci sarebbe assoluto ed urgentissimo bisogno di politiche di rilancio dell’economia, provvedimenti fortemente anti-ciclici e massicci investimenti pubblici, ci si ritrova davanti soltanto due alternative: scegliere se prendere i soldi del MES, subordinando il prestito alla sicura ristrutturazione del debito, oppure lasciarsi morire senza fare niente. Il che è più o meno la stessa cosa.

Perché ristrutturazione del debito è esattamente quanto accaduto in Grecia. Un decennio di cure da cavallo fatte di violentissimi tagli alla spesa pubblica, riduzione di stipendi e pensioni, privatizzazioni, licenziamenti, fallimenti, chiusure, ecc ecc, in ossequio alla tanto celebre quanto strampalata ‘austerità espansiva’.

Dando il via libera alla riforma del MES, quindi, altro non abbiamo fatto che legarci mani e piedi e consegnarci ai nostri aguzzini, nella speranza che i tassi d’interesse sui nostri titoli restino bassi. Ma non è certo un segreto che così non sarà, perché questa è una situazione transitoria ed eccezionale.

E a breve la BCE la farà finita col massiccio acquisto di titoli e i tassi ricominceranno a salire. Alcuni, come i nostri, vertiginosamente. Da quel momento basterà un repentino ed incontrollato rialzo dello spread per farci perdere immediatamente la possibilità di finanziamento tramite l’emissione di BTP, spingendoci nelle braccia degli usurai.

La stessa identica situazione in cui si è ritrovato il governo greco quando lo spread sui titoli di Stato ellenici superò quota mille punti. Una cifra astronomica che fece perdere ad Atene l’accesso ai mercati, costringendo la Grecia a chiedere aiuto a Unione europea e Fondo monetario. E se non è chiaro il rischio è sufficiente ricordarsi che in Italia lo spread sopra cinquecento punti ci ha portato Monti e la Fornero. Immaginate cosa può arrivare superata quota mille.

Una situazione da incubo che renderà chiarissimo a tutti in che guaio ci siamo andati volontariamente a cacciare per colpa di un manipolo di traditori e utili idioti della grande finanza internazionale mandati in Parlamento per fare l’esatto contrario di quello che hanno fatto fino ad oggi. Gente che si è venduta al potere facendo finta di non vedere quello che è sotto gli occhi di tutti. E cioè che il MES non è uno strumento di “salvataggio”.

E non lo è perché non lo è mai stato. Il MES è un diabolico meccanismo di morte che ha distrutto un’intera economia e raso al suolo l’intera classe media greca, causando un disastro umanitario senza precedenti in tempo di pace. E solo chi è in malafede può continuare a negarlo. La tragica vicenda greca insegna che dentro eurozona il rischio default di uno Stato non è dato dalla effettiva solvibilità di questo. Quanto dalle politiche decise da chi muove le leve economiche complessive dell’UE.

E che, in assenza di una vera Banca centrale, la sostenibilità dei conti pubblici di uno Stato è legata a doppio filo alla speculazione finanziaria, la certosina opera di sciacallaggio orientata dall’onnipresente spread che, se lasciato libero di fluttuare, è in grado di innescare crisi economiche devastanti e cambi di governo più simili a golpe bianchi.

Per questo quella greca continua ad essere una storia attualissima, una tragedia resa possibile soprattutto grazie all’acritico sostegno alla religione dei nostri tempi: l’europeismo. La corrente teologica e fideistica che, in barba a qualunque dimostrazione empirica, nega agli Stati la possibilità di governarsi e finanziarsi autonomamente.

Un culto idolatro nel cui nome è stata perpetrata una macelleria sociale indegna di un paese civile che, anziché essere denunciata, è stata dapprima oggetto di propaganda e falsificazione e poi presa a modello per la gestione delle crisi successive.

La famosa austerità purchessia stolidamente difesa da chi proprio non comprende che la natura degli strumenti anti-crisi di cui l’UE si è dotata non hanno mai avuto l’obiettivo di aiutare l’economia e i cittadini. Ma piuttosto forzare lo stravolgimento degli ordinamenti giuridici che quei cittadini hanno deciso di darsi.

Diabolici arnesi pensati unicamente per piegare la volontà di popoli e governi difronte alle esigenze del mercato utilizzati con il freddo cinismo, sadico e insensibile di fronte alla sofferenza della popolazione, sintetizzato al meglio dalle parole del plenipotenziario del MES Klaus Regling: “lasciateli morire di fame, l’importante è che la Grecia paghi i suoi debiti”. Non errore quindi, ma lucida applicazione di una dottrina economica.

Questo è il MES. E la ragione per cui è al centro del dibattito nonostante sia indelebilmente macchiato di sangue, il perché ci si ostini a procedere nella stessa direzione anche oggi, non è di natura tecnico-economica ma esclusivamente politica. Detto più banalmente, se non si fa spesa a deficit ma si continua a voler ricorrere al MES non è per un impedimento “economico”. Ma esclusivamente per ideologia.

Si è preferito creare istituzioni ad hoc come la Troika e si prosegue pervicacemente nell’utilizzare meccanismi di “sostegno” come il MES – inesistenti in qualunque altro Stato del mondo – perché con tutta evidenza l’Unione europea (e quindi i Paesi che la governano) li ritiene più efficaci.

Nel fare l’interesse di chi dovrebbe essere oramai chiaro. E quel “chi” non è stato certamente il popolo greco. E non sarà quello italiano. Prova ne è che dei 325 miliardi di “aiuti” nelle casse dello Stato greco è arrivato solo il 5% dell’importo complessivo stanziato. Tutto il resto è finito ai vecchi e nuovi creditori, non di certo nelle tasche dei cittadini. Eppure, nonostante questa incontestabile evidenza, il MES è tutt’oggi considerato il più valido strumento di sostegno economico ai Paesi in difficoltà.

E per una lapalissiana banalità. Il suo funzionamento è efficacissimo nel minacciare maggioranze sgradite, ricattare le economie non allineate, dimissionare governi ostili (per quanto democraticamente eletti), governare Paesi “indisciplinati” obbligandoli al rispetto dell’agenda di Bruxelles. Piegandoli alle esigenze economiche e politiche dei Paesi egemoni. In altre parole serve a farsi governare da altri che non siano il popolo sovrano.

Dicono alcuni traditori che col loro voto non hanno approvato il MES ma soltanto la sua riforma. Il che è vero. Ma col loro assenso hanno consegnato le chiavi di casa a chi verrà a portarcelo, in virtù di un automatismo che loro evidentemente non hanno ancora capito. O perché troppo stupidi. O perché pagati abbastanza per non capirlo.

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