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MALAGIUSTIZIA? A processo il papà che porta i fiori al figlio morto

Alessio Feniello, papà del ventottenne Stefano, morto nella Valanga di Rigopiano, era entrato in uno spazio vietato per portare un mazzo di fiori nel luogo dove il figlio aveva perso la vita.

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Gli si imputa la rottura dei sigilli, ma lui parla di un cancello aperto e di un Carabiniere che gli avrebbe semplicemente detto: “non si può passare”.

Dovrà dunque andare a processo Alessio Feniello, cinquantasettenne e padre di Stefano che il 18 gennaio 2017 perì, con altre 28 persone, sotto la valanga.
La valanga, distaccatasi da una cresta sovrastante, ha sommerso l’albergo Rigopiano-Gran Sasso Resort, causando 29 vittime. 11 persone sono sopravvissute e nove estratte dalle macerie e dalla neve. Si tratta della tragedia più grave causata da una valanga avvenuta in Italia dal 1916 e dal 1999 in Europa.
Ciò che viene imputato al padre è d’aver violato i sigilli giudiziari, che sarebbero stati apposti per delimitare l’area della tragedia quando, il 21 maggio del 2018, aveva voluto dei fiori nel luogo dove suo figlio morì.
Il gip del tribunale di Pescara ha disposto un decreto di giudizio immediato nei confronti di Feniello, a seguito dell’opposizione dell’uomo al pagamento di una multa da 4.550 euro.

“Ho sempre sostenuto che avrei affrontato il processo”,

ha scritto Feniello su Facebook, ricevendo molti messaggi di solidarietà.

Il padre di Stefano era entrato, su pressione della moglie, e con la cognata, la zia di Stefano, sul luogo del disatro, a più di un anno dalla tragedia ancora chiuso al pubblico.

Di Redazione Elzeviro.eu

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