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Coronavirus: il tempo del Travaglio

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Le assurde accuse di Travaglio al governatore Fontana: squallido esempio di sciacallaggio politico.

Mentre il nostro paese sta lottando con tutte le sue forze contro l’avanzare di un nemico invisibile e micidiale e ogni giorno si contano i morti sull’angosciante pallottoliere che ci viene palesato dalla Protezione Civile, non manca chi evidentemente non vedeva l’ora di approfittare di questo dramma nazionale e mondiale per dar fuoco alle polveri dello sciacallaggio politico.

In un momento in cui bisognerebbe unire le forze per cercare di portare il paese fuori dall’incubo sanitario ed economico in cui è piombato, c’è tra i vari rappresentanti della stampa di sinistra qualcuno come il buon Marco Travaglio che cerca di trarre vantaggio politico e tanti lettori per il suo giornale andando ad attaccare senza criterio il Governatore della Lombardia Attilio Fontana e ovviamente le forze politiche che stanno dietro di lui.

Palesando quelle che sono forse le sue simpatie elettorali

il nostro Marco in veste di Don Chisciotte ha anche dato il suo personale e infallibile vaticinio dicendo che se al posto di Fontana ci fosse stata la Raggi sarebbe stata sicuramente linciata. Le colpe di Attilio Fontana, a dire del nostro Travaglio lancia in resta, sarebbero state quelle di non aver preso a suo tempo le dovute misure di emergenza per prevenire quello che è purtroppo avvenuto in seguito.

In  primo luogo la mancata dichiarazione di zona rossa dell’intera Val Seriana quando vi si incominciavano a concentrare i primi casi di contagi, e poi il non aver messo in quarantena quelli che erano stati in contatto con i primi contagiati oltre alla mancata esecuzione allora dei tamponi a tappeto.

Infine la grande accusa finale: quella, secondo il direttore de “Il Fatto Quotidiano“, di aver fatto costruire in tutta fretta quel “misero ospedalino” nei locali dell’Expo a Milano capace di dare ricezione a 400 posti in terapia intensiva. Ospedalino che oggi risulterebbe a suo dire totalmente inutile e che dovrà essere smantellato dopo averci speso fior di soldi e di risorse finanziarie.

Ci sarebbe da ricordare al nostro combattivo giornalista che nel nostro paese non esiste soltanto l’autogestione locale ma c’è un governo, per giunta non eletto dai cittadini e ormai in netta minoranza rispetto alle ultime indicazioni di voto. Un governo che quando ci sono stati i primi casi di Coronavirus in Lombardia si è fatto trovare se non impreparato almeno sorpreso dall’andamento esponenziale di un focolaio che non era stato previsto.

L’aperitivo di Zingaretti (Pd) in piena crisi coronavirus

Una situazione che è probabilmente sfuggita di mano

ed è stata colpevolmente sottovalutata tanto che lo stesso virologo Burioni, consulente sanitario del Governo, aveva detto, appena poche settimane prima che si scatenasse l’inferno, che in Italia le possibilità che arrivasse il virus erano assolutamente minime.

Bisognerebbe ricordare anche che la diminuzione drastica delle risorse finanziarie destinate al sistema sanitario, che si è trovato per questo motivo con l’acqua alla gola, erano state decise proprio da quelle forze politiche tanto care al nostro direttore e tanto legate ai vincoli malefici di Maastricht di questa Unione Europea indecorosa. Risorse finanziarie che ci avrebbero permesso di affrontare la pandemia con ben altre forze e difese e soprattutto senza lo sbando iniziale.

Per quanto riguarda poi la costruzione in tutta fretta del reparto di terapia intensiva all’interno dell’Expo a Milano, questa era stata fatta in un momento in cui l’intera struttura sanitaria della Lombardia era presa d’assalto da centinaia se non migliaia di nuovi casi al giorno. Siamo giunti in quelle tristi settimane a circa 1.400 ricoverati in  terapia intensiva e 12.000 pazienti, è proprio il caso di dirlo, assiepati e stipati alla meno peggio nei vari ospedali della Regione.

Che cosa avrebbe dovuto fare Fontana in una simile situazione?

Caro Travaglio pensi solo se il Governatore non avesse deciso di far costruire quella struttura a cosa sarebbe andato incontro e questo indipendentemente da un suo accostamento alla sindaca di Roma.

Per lei quello è solo un misero ospedalino da campo? Bene, noi gioiamo lo stesso perché quel “misero ospedalino” da campo è servito nel momento opportuno e in piena emergenza a dare un po’ di respiro al resto degli ospedali della Lombardia e ora che il numero dei malati in terapia intensiva nel giro di due settimane, grazie al cielo, è sceso di circa cinquecento unità, evviva!

Tiriamo tutti un bel sospiro di sollievo perché alla fine questa struttura forse non serve più. Ma lei, no, lei deve per forza trovare qualcosa su cui pontificare dando patenti ora di inefficienza, ora di eccessivo zelo…in base ovviamente a quello che le conviene dire sul momento, a quello che in questo momento rappresenta niente altro che il suo nemico politico numero uno.

L’ospedale costruito nell’area Fiera di Milano

Lei, si ricordi caro Travaglio

fa parte dei comuni mortali fortunati perché se fosse stato contagiato a suo tempo e magari trasportato in tutta fretta nel primo ospedale disponibile in preda ad una grave crisi respiratoria, e lì un medico in trincea avesse dovuto, ob torto collo, decidere tra la sua vita e quella di un altro magari più anziano di lei, lasciandola per diverso tempo in ambulanza perché non c’erano posti immediatamente disponibili e sopratutto respiratori per la terapia assistita, lei avrebbe passato diciamo una serie di bruttissimi quarti d’ora sospeso tra la vita e la morte.

E questo magari perché Fontana “il cattivo” aveva deciso alla fine di non spendere quei soldi e quelle risorse, secondo lei buttati dalla finestra, per quel “misero ospedalino” da campo di Milano come lei lo definisce. Si ricordi sempre cosa sarebbe potuto succederle prima di dare inutilmente fiato alla bocca soprattutto per rispetto a chi purtroppo quel fiato e quell’ossigeno non ce l’aveva più.

 

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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