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Facebook e Instagram sanno tutto di noi: ecco come il recente down lo dimostra

Mark Zuckerberg

Facebook, Instagram e WhatsApp fuori servizio: ma dove vanno a finire i dati degli utenti? Per circa 7 ore, Zuckerberg e i suoi social network hanno dato problemi scatenando polemiche sulla protezione dei dati.

di Beatrice Saitta

Lo scorso 3 luglio una fetta di mondo si è fermata per un pomeriggio intero e ha assistito all’ennesimo social down: Facebook, Instagram e WhatsApp hanno avuto numerosi problemi.

Come conseguenza, tutto il popolo social si è mobilitato e già dopo pochi minuti milioni di segnalazioni sono state indicizzate utilizzando i cosiddetti “hashtag di protesta”, come per esempio #facebookdown, #instagramdown o #comeonzuckerberg.

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Il problema, durato tutto il pomeriggio, ha portato molti disagi e malcontento generale, soprattutto perché WhatsApp non permetteva di inviare contenuti mediali come per esempio messaggi vocali e Facebook o Instagram non permettevano di visualizzare foto e video.

Nonostante questo, si è assistito ad un fenomeno molto curioso che ha dato il via a numerose riflessioni. I vari social media al posto di far vedere le immagini che gli utenti provavano a caricare, mostravano dei quadrati grigi con una scritta in centro, ovvero descrizioni che le piattaforme di condivisione davano automaticamente ai contenuti. Per quanto riguarda Facebook, comparivano commenti come per esempio “questa foto potrebbe contenere due persone e un cane”, in modo da rendere un’idea del contenuto. Ciò che però ha suscitato un senso di stupore generale maggiore è stato Instagram: anche se foto o video non riuscivano a caricarsi, con un semplice click il social network offriva automaticamente il tag della persona che probabilmente era ritratta.

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È curioso (e anche un po’ inquietante) questo episodio ma permette di rendersi conto sempre di più di come

le varie piattaforme siano a conoscenza di ogni singolo particolare degli utenti,

addirittura dei loro tratti somatici. All’apparenza, tutte queste informazioni possono sembrare inutili, ma in realtà costituiscono la fonte di guadagno principale dei social network: si parla quindi di intelligenza artificiale che, erroneamente rispetto a quanto comunemente come si pensa, non è legata ai robot, ma ai dati sensibili di ognuno di noi.

Ogni conoscenza acquisita permette di scatenare un vero e proprio business intorno all’individuo che mette nelle mani di Internet ogni sua caratteristica. Se, per esempio, un ventenne condivide foto di moto e mette mi piace a post che ritraggono macchine, sarà molto facile per Instagram o Facebook mostrargli annunci e pubblicità di autovetture e motoveicoli.

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Questo nuovo modo di pubblicizzare viene chiamato “machine learning”, o apprendimento automatico, che sta poco alla volta diventando di vitale importanza per le multinazionali di ogni genere perché permette di analizzare a pieno il pubblico a cui rivolgersi.

Risulta quindi evidente come i social network e le imprese siano ormai strettamente legate e mantenute in vita dagli utenti stessi, unicamente grazie ad un like.

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