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Prodi redivivo: “L’italia diventerà una democrazia illiberale”

Ci sono personaggi che cercano in tutti i modi di non cadere nel pozzo dell’oblio politico. Questo destino, che dovrebbe accomunare tutte le personalità che non hanno eccelso nella storia italiana, non viene pero’ sempre accettato. Tra questi un posto di riguardo deve essere sicuramente riservato a Romano Prodi.

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il professore bolognese, ex Primo Ministro ed ex Presidente della Commissione europea, esprime il suo giudizio in merito alla manovra finanziaria in fase di formulazione e più in generale sul Governo Conte.

I numeri non sono sacri. Bisogna avere un deficit di bilancio quando c’è bisogno di deficit e un surplus quando c’è bisogno di surplus. Per entrare nell’euro il mio governo è stato capace di produrre un grande surplus, perché era necessario. Mi è sembrata invece una inutile provocazione di Lega e 5 Stelle il deficit di 2,4% per tre anni, annunciato in prima battuta.

Si immagini il tono enfatico sommato al gesticolare tipici del professore, soprannominato mortadella, nell’atto di esprimere questo concetto. Un linguaggio del corpo che, nello stile dell’interlocutore, vuole evidenziare l’ovvietà della tesi espressa.

Tesi che, invece, scricchiola subito, analizzando già la prima frase del Professor Prodi: “Bisogna avere un deficit di bilancio quando c’è bisogno di deficit”.

E quale momento sarebbe più indicato per fare deficit se non quello attuale, in cui l’Italia patisce la nanocrescita più bassa di tutto il continente europeo? Quale periodo più opportuno per una simile manovra se non quello in cui il tasso di disoccupazione non riesce in nessun modo a scendere sotto il 12%, mentre quello giovanile continua ad oscillare tra il 35 e il 40%? E quale ancora potrebbe essere la stagione migliore, secondo Prodi, se non quella in cui l’Italia raggiunge il record di persone in povertà assoluta, 5 milioni, dal 2005?

Rispondiamo noi: non esiste momento migliore.

L’ex Primo Ministro viene poi giustamente interpellato sulla questione Autostrade, essendo stato il suo esecutivo paladino delle concessioni e delle privatizzazioni di servizi prima pubblici.

Con la solita flemma che lo contraddistingue Prodi risponde lapidario che:

Lo Stato deve essere arbitro e non proprietario

Proprio cosi, nell’Italia sognata da Prodi, lo Stato non deve essere il proprietario dei servizi pubblici, ma solo un arbitro esterno. E quindi può’ intervenire solo a “infrazione” compiuta, come esattamente sta succedendo per il Ponte Morandi. La prevenzione come peculiarità tipica di chi detiene la proprietà di un servizio nazionale, non trova applicazione nel ruolo assegnato da Prodi allo Stato.

Romano Prodi insieme all’amico George Soros

 

Ecco dunque pronta e confezionata la ricetta del Professore di Bologna per trainare l’Italia fuori dalla crisi: uno Stato che non può spendere a deficit quando è in crisi, ma non può nemmeno spendere a deficit quando cresce. In sostanza, nella visione di prodi, lo Stato non può spendere mai.

Inoltre, sempre nell’utopica polis creata dalla fantasia di Prodi, l’istituzione statale deve farsi da parte per quel che riguarda la gestione dei servizi pubblici, lasciando la proprietà ad altri enti. Grazie a questa stravagante intuizione lo Stato italiano potrà finalmente essere arbitro super partes e intervenire solo dopo che si è verificato un incidente. A quel punto, dopo tutte le lunghe procedure di accertamento del caso, potrà, da bravo arbitro, sanzionare l’ente di turno e fare cosi giustizia (postuma, ovviamente).

Viene più di un sospetto che tale visione abbia permeato tutto l’arco politico della Seconda Repubblica, con le conseguenze ancora ben visibili.

 

 

Di Gabriele Tebaldi

Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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