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Il Governo rappresenta quasi per caso la classe produttiva

Due partiti i cui dirigenti non sanno neppure cosa voglia dire la parola “classe”,

si sono ritrovati, per tutta una serie di particolarissime circostanze storiche, a raccogliere e rappresentare elettoralmente le istanze delle classi produttive – dai lavoratori dipendenti alle piccole imprese – che la politica economica della UE e dei suoi scherani in Italia ha in questi anni massacrato.

Questi due partiti stanno rappresentando tali interessi malamente e strumentalmente:

eppure, questa è la situazione. L’alternativa ai partiti oggi al governo, per ora, sarebbero solo quelle forze neoliberali di centrosinistra e centrodestra che enunciano esplicitamente di fare gli interessi dei mercati anziché quelli della popolazione.

Si può auspicare che nel prossimo futuro nuove formazioni politiche – differenti tanto da quelle oggi al governo quanto da quelle oggi all’opposizione – si trovino a gestire questo passaggio epocale.

Ma nell’hic et nunc, ci sono in gioco gli interessi di classe e c’è in gioco la democrazia: sì, perché qui si tratta di decidere se gli organismi elettivi come i Parlamenti possano o meno mantenere il potere di decidere sui bilanci dello Stato o se, invece, questi ultimi debbano essere decisi da organismi oligarchici e non elettivi come la Commissione Europea.

Chi si schiera – oggi, dinanzi allo scontro che si profila all’orizzonte nei prossimi giorni – con l’Unione Europea e con “i mercati”, non si schiera solo contro la classe dei lavoratori e dei produttori, ma si schiera contro la Costituzione e contro il principio di potere costituente basato sulla sovranità popolare.

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