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Polonia e Ungheria rifiutano il Recovery Fund: ecco perché

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Al veto di Polonia e Ungheria sul bilancio pluriennale europeo (e dunque anche sul Recovery Fund) si aggiunge oggi anche la Slovenia.

di Giuseppe Masala

Il tema del contendere è la prevista possibilità da parte della Commissione Europea di bloccare i finanziamenti nel caso venissero trasgredite (dal singolo stato) le regole del cosiddetto “stato di diritto”. I rivoltosi sostengono – secondo me non del tutto a torto – che non è un organo collegiale a stabilire cosa si debba intendere per “stato di diritto” o meno.

Detto tutto questo, vista la gravità del veto posto, possiamo sbizzarrirci in ipotesi. Io ne vedo tre.

Ipotesi 1: i tre paesi agiscono sulla scorta del semplice fatto che ritengono di aver ragione.

Ipotesi 2: i tre paesi agiscono su mandato occulto di terzi paesi europei nel ruolo di burattinai. Per esempio, Olanda e Germania non hanno grande voglia di spiegare alle loro opinioni pubbliche le “elargizioni” verso quei paesi che da decenni nella loro retorica definiscono “cicale”. Dunque vedono di buon occhio un rallentamento al Recovery Fund.

Ipotesi 3: I tre paesi rivoltosi agiscono su mandato degli anglosassoni (Uk ed Usa trumpiani) che vedono di buon occhio l’indebolimento della Ue. Tenete conto che paesi come la Polonia in particolare da sempre subiscono l’influsso degli anglosassoni nelle loro scelte politiche.

Come sempre accade nelle cose della vita, le tre ipotesi non sono alternative tra loro. Possono tranquillamente essere complementari in misura da stabilire.

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