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Il piano di Tremonti per la “difesa e ricostruzione nazionale”

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La proposta avanzata dall’ex ministro Giulio Tremonti, in un’intervista rilasciata al CdS, sembra possedere più progettualità e più brama di sovranità rispetto al placebo ipotizzato da Draghi. Seppur con qualche perplessità legata ai suoi destinatari.

di Ugo Boghetta

Si parla tanto dell’intervento di Draghi e poco di quello di Tremonti apparso sul Corriere lunedì 30 marzo. Il primo oscura il secondo per la caratura da ex presidente della BCE, ma anche per il salto mortale carpiato di posizioni effettuato. Tremonti, invece, ha sempre avuto una sua coerenza rispettabile. Cosa che dimostra anche nello scritto in questione. Questi afferma che anche con l’ipotesi Draghi i problemi per l’Italia non cesserebbero a causa dell’elevato debito e della ormai permanente stagnazione ed ora recessione. C’è infatti il problema delle forche caudine rappresentato dal mercato finanziario internazionale.

In questo contesto, la proposta Tremonti prende l’avvio “Da uno dei giacimenti di risparmio del mondo”. A partire da questo bisognerebbe lanciare ”un Piano di difesa e ricostruzione nazionale” utilizzando il giacimento sopra ricordato con ”Emissioni di titoli a lunga scadenza, con rendimenti moderati ma sicuri e fissi.. esenti da ogni tassa presente e futura”. Coinvolgendo in questa operazione anche banche, investimenti e fondi italiani all’estero.

tremonti
L’ex Ministro del Tesoro ospite di Sky TG24

 

Tecnicamente si potrebbe fare come la Germania opera per l’emissione di titoli pubblici: “Superando (di fatto) il divorzio Tesoro-Banca d’Italia introdotto nel 1981 e ormai superato”. Altra importante affermazione.
Tremonti inquadra la proposta nel contesto: “Nel tempo presente ed in questo momento il tempo è strategico: oggi non si può delineare una via di fuga il passaggio dall’Euro alla Lira” anche se il nostro non esclude l’uscita. L’ipotesi, tuttavia, porta alla nazionalizzazione della politica monetaria e meglio si inquadra in un piano di uscita dall’Euro.

Al fine di gestire la sua proposta, e qui cominciano le dolenti note, servirebbe, scrive Tremonti, uno Stato che faccia lo Stato e uno settore privato che funzioni una volta garantito il massimo di libertà. Come si vede, anche proposte concrete, anche se non affatto nuove, cozzano con alcuni limiti storici del nostro paese: uno Stato-non-Stato al servizio degli interessi frammentati del sistema produttivo. Ed un settore produttivo che certo è oberato dalla burocrazia, ma affatto dedito al benessere comune.

Ciò detto, mi chiedo a quali forze politiche rivolga la sua proposta. Non sono certo che ce ne sia qualcuna.
Tuttavia, anche nella proposta di Tremonti non compaiono i lavoratori, il loro ruolo innanzitutto, le loro condizioni. Ed anche in questo caso il richiamo giusto ad “ una proiezione patriottica, comunitaria, sociale, il sentimento di essere parte di una stessa patria … perché ancora una volta è arrivato il momento dell’unum necessarium” sa di stantio. Ciò non annulla la pregnanza della proposta in sè.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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