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Amore e bellezza tra Oriente e Occidente

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L’amore romantico occidentale, quello di Paolo e Virginia di Saint-Pierre, è indomabile, eccelso e talmente alto che incontra il suo epilogo per elevato senso del pudore ed idealismo. Tale idealizzazione è stata cancellata con un colpo di spugna da una certa estetica orientale: leggendo il Dalai Lama emerge progressivamente la consapevolezza di come l’attaccamento ad una persona sia cosa malsana, impregnata vieppiù di senso del possesso ed orgoglio.

Per quanto il sentimento amoroso possa essere sincero, per come lo proviamo e per come ci è stato insegnato a provarlo nell’Occidente del mondo, esso sarà sempre turbato dall’egoismo e dalla vanità propri, quindi mai del tutto disinteressato. Mai velato dalla necessaria compassioneça va sans dire, non nel senso di compatire, bensì di amorevole partecipazione disinteressata.

Solo la compassione ci può rendere latori di un sentimento ammirabile ed eccelso. Non, come predica il sentimento occidentalista inzuppato nel vino del cristianesimo, un amore unico da cui scaturisce la famiglia occidentale. Tutti gli schematismi a cui siamo abituati vengono agevolmente meno di fronte alla concezione buddista della natura, del circolo dell’esistenza, dell’interazione con le altre specie viventi. Nulla che nel nostro Occidente venga insegnato: non è la nostra tradizione ed è giusto che noi si sia primariamente istruiti sulle nostre tradizioni. Chi legge Romeo e Giulietta, Paolo e Virginia, Paolo e Francesca, Lancillotto e Ginevra (eccetera) sprofonda in un mondo di amore e possesso. L’amore è invece primariamente, secondo queste altre affascinanti concezioni, libertà e diffusione.

La bellezza si ravvisa però come motrice del mondo sia nell’una concezione, sia nell’altra. La scelta di una preferenza tra le due grandi concezioni estetiche sta senz’altro nelle esperienze di vita: colui che si sia ormai legato fortemente ad un affetto amoroso vedrà nella tradizionale concezione occidentale la chiave di volta dell’esistenza famigliare. Anche costui dovrà tuttavia, volente vivere in un contesto informato e profondo delle cose del mondo, conoscere necessariamente che amore può anche essere altro (ed eventualmente ulteriore). Non si deve ignorare che tradizioni millenarie concepiscono l’amore come qualcosa di totalmente diverso.

La bellezza è allora il concetto che mette d’accordo tradizioni dissimili e millenarie, l’opera di profeti e di santi di tutte le epoche, ma ancora il concetto di bellezza è il mistero più intrigante: un nodo da sciogliere su cui non ci potrà mai essere interpretazione universale. Lo hanno dimostrato gli artisti che hanno inscatolato le loro feci per sublimarle nella novità della provocazione, per provare che la bellezza la si può non solo ricercare in ogni dove, ma pure creare dal nulla e perfino diffonderla con tutti i mezzi. A questo punto della bellezza ci si deve servire per conciliare, attraverso la sua sublime messa in scena.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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