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Il Napoli crolla giù dal Ramos

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Il Napoli è fuori dalla Champion’s: questo è il dato di fatto incontrovertibile al di là dei buoni propositi e delle speranza pur lecite del popolo partenopeo e con lui di tutta l’Italia. Il Real Madrid, insieme alle altre top del calcio europeo, è fuori dalla portata di gran parte delle squadre italiane con l’unica eccezione della Juve.

Quella maledetta zona Champion’s, mai così ambita dalle nostre squadre di vertice come negli ultimi anni, e per la quale si imposta la strategia di un intero campionato fino a dare tutte le proprie risorse pur di esserci, alla fine scappa inesorabilmente di mano ai nostri calciatori…sempre esclusa la Juve.

C’è da riflettere su questo dato perché se anche in Europa League assistiamo allo stillicidio di gran parte delle squadre italiane un motivo ci sarà. Un motivo che non fatichiamo nel definirlo con il nome che merita: il calcio italiano è stantio, sia tecnicamente che tatticamente. In un campionato pieno zeppo di calciatori d’oltre mare, dove per i ragazzi italiani dei settori giovanili rimangono soltanto le briciole intese come scampoli di partite, non c’è possibilità di crescita.

Il motivo è che i nostri allenatori alla fine sviluppano poco o nulla limitandosi a costruire spesso le squadre intorno ai cosiddetti fenomeni, adeguando il resto della truppa alle esigenze del presunto fenomeno di turno. E’ perfettamente inutile, quanto dispersivo, continuare ad investire tempo e denaro nei settori giovanili se poi questi non vengono valorizzati in nome della sacrosanta visibilità mediatica che ti possono dare i “fenomeni” stranieri.

Il secondo problema a monte è sempre il campionato attuale con venti squadre, un campionato che dalla cintola in giù assomiglia sempre di più ad un onesto e…modesto campionato di seconda divisione. Tutto questo non aiuta il calcio sia perché il 90% delle partite finisce con risultati che dire scontati è dire poco con tutte le nefaste conseguenze legate allo spettacolo., sia perché le poche squadre di vertice finiscono spesso per fare un campionato-maso chiuso- fine a sé stesso dove evidentemente non c’è molto spazio per gli stimoli e la voglia di creare qualcosa di nuovo.

Questo concetto ovviamente vale sia per le cosiddette grandi che per quelle piccole perché lo sviluppo del movimento calcistico per essere tale dovrebbe avvalersi del contributo di tutti, anche dell’ultima squadra in classifica.  Il terzo fattore ormai storico è che le nostre squadre continuano a sperperare il 90 per cento delle proprie risorse psico fisiche nel campionato lasciando le briciole quando si tratta di confrontarsi con le grande realtà europee rispetto alle quali siamo sempre più lontani anni luce. Il solco che si è creato tra noi e gli altri ogni anno che passa è sempre più profondo e difficile da riempire e il risultato impietoso è davanti a tutti: è una vita ormai che non vinciamo più niente.

E…chissenefrega se poi arriviamo pure ad una finale Champion’s, come ha fatto la Juve, se poi quella stessa finale la lasciamo scorrere, scivolare via senza mettere quel furore agonistico senza il quale non si va da nessuna parte. Il quadro attuale è abbastanza desolante e la sconfitta di ieri in casa del Napoli contro la corazzata Real fa improvvisamente atterrare i nostri ingiustificati sogni di gloria. Loro i campioni che ti possono cambiare una partita in sei minuti ce li hanno, noi no… anche se spesso li paghiamo a peso d’oro. perché è facile vincere a mani basse contro squadre del calibro dell’Empoli, del Bologna, del Crotone, del Palermo, dell’Udinese e così via…  . Molto più difficile anche solo reggere il confronto con chi il calcio lo sa giocare non da ieri ma da una vita intera.

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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