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I carnefici della crisi

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Di fronte a certi numeri non si può più dare la colpa alla crisi, termine talmente impersonale da pensare che possa essere stato studiato appositamente al riparo tutti quanti da eventuali responsabilità. Parlo delle più delle 110 000 imprese che sono state cancellate nel corso del 2013, qualche politico tentando di salvarsi in calcio d’angolo potrebbe dare la colpa alla cabala, anno infausto in quanto contiene il famoso numero associato alla sfortuna.
 
Nulla di tutto ciò: andando con la mano leggera si può dire che si tratta di strage, passando ad un maggiore realismo si può parlare di genocidio. Ammettendo una media di dieci occupati in ognuna di queste imprese, si può tranquillamente ammettere che è stata lasciata senza lavoro un’ intera metropoli delle dimensioni di Milano. La seconda città d’Italia cancellata in un anno dal mondo del lavoro. E l’anno prima un’altra e quello prima ancora, idem. Si mettano tutti questi numeri insieme e si tenga conto che per molto meno un certo Slobodan Milošević fu processato innanzi alla corte internazionale dell’Aia per crimini contro l’umanità.
Fuori i nomi quindi. I nomi di chi ha causato la famosa crisi e di chi su di essa ci ha marciato alla stragrande, tra questi i signori del fisco e della riscossione, e non si dimentichi volutamente di mettere sul banco degli imputati chi avendo avuto la possibilità di dimostrare un minimo di buona volontà nel cambiare la rotta, appena arrivato non ha esitato neppure per un attimo nel proseguire sulla linea nell’accanimento nei confronti del sistema produttivo, messo in atto magistralmente da chi lo ha preceduto. Per quanto ancora possiamo ancora andare avanti su questa linea?

di Giuseppe Franchi   N.a.a. 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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