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Giorno dell’Unità nazionale (tra beceri buonismi e propaganda politica)

Due cose mi hanno fatto ribrezzo nel giorno dell’unità nazionale e delle Forze armate.

La prima

è senz’altro la “pubblicità” dell’esercito che recita le nostre forze -virgola- armate di umanità ecc ecc. Un offensivo buonismo da parte delle forze armate, che armate sono e armate ontologicamente restano, altrimenti non potrebbero essere.

La seconda

è l’utilizzo propagandistico e di parte fatto da Meloni e compagnia. Non bisogna essere sinistrorsi, infatti, per capire come la frase della canzone del PiaveNon passa lo straniero”, riferita agli austriaci, non possa essere riciclata per condannare gli esodi di massa creati dalla guerra e dalla globalizzazione.

Non ci si può appropriare di una festa,

quella dell’Unità nazionale, che dovrebbe essere il segno di una pacificazione definitiva tra gli italiani, a 73 anni dalla fine della terribile guerra civile in coda alla Seconda guerra che ha dilaniato il centro-nord del Paese.

Nel Regno Unito

in questo periodo si indossano sui cappotti i poppies, fiorellini rossi per festeggiare la vittoria nella Grande guerra, in cui eravamo alleati. Prendiamo spunto, affinché si festeggi davvero l’unità, senza goffaggini buoniste, fieri di quello che siamo: italiani ed europei, e senza propagande politiche di bassa lega (sì lega).

F.A.

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