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Compagni di scuola ed amici per la vita

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Il caso di una classe del “Quinto” di Torino

Non si contano i film incentrati sul ritrovarsi, dopo un più o meno lungo tratto di vita, di ex-compagni di classe.  Su tutti, forse il più celebre e citato è “Il grande freddo“. Cui si riferisce, in qualche modo, il “Compagni di scuola” di Carlo Verdone, forse il suo unico film corale e di certo uno dei meno macchiettistici.

Il tema del “re-incontro” è alla base, anche, del nostrano “Italia Germania 4-3“. Potremmo citarne altri. Di certo la cifra che caratterizza questi film è un senso di malinconia. Come spesso malinconiche si rivelano essere (il cliché è ripreso anche in tante fiction e serie tv) queste riunioni di classe. Infatti, se da un lato è inevitabile che si inneschino le stesse dinamiche interpersonali dell’adolescenza per cui ognuno è costretto, e in qualche modo compiaciuto, di riprendere il suo “ruolo“, dall’altro è impossibile che quindici anni di vita non si facciano sentire pesantemente e tutte le maschere, prima di cadere, assumano comunque un’espressione tragica, dovuta al passaggio impietoso del tempo.

Il fatto, ma si potrebbe usare più correttamente il termine esperienza, che voglio raccontare in questo articolo ha un?altra radice, un altro dinamismo. Questa sera al ristorante “Piano B” di Torino (via Mazzini, 23) si ritroveranno, me compreso, quasi tutti i compagni del corso A del Quinto Liceo di Torino (ora Alessandro Volta) che iniziarono il liceo scientifico nell?anno scolastico 1970-71 e si maturarono, 35 su 36 del gruppo originario, nell?anno scolastico 1974-75. Non ha nulla a che vedere, questa reunion, con quelle dei film richiamati e nemmeno con la tristezza di quelle dei Sex Pistols o simili.

Noi, dall?anno successivo alla maturità, a cadenza periodica, almeno uno o due volte l?anno, ci siamo rivisti. Questa sera “festeggiamo” il 38esimo anniversario di questa che non è una triste abitudine, ma il far vivere un?amicizia (il suo gusto e le sue prospettive). Siamo, certo, diversi. La vita, le vittorie e le sconfitte che la segnano, ci hanno cambiato ma non così radicalmente per impedirci di riconoscersi, di vivere quella solidarietà e comunanza che ha reso indimenticabili i nostri anni liceali. Non è giovanilismo sfigato, piuttosto un riconoscerci (ed una riconoscenza) che permane. Non ha ragione Antonello Venditti (nella sua “compagni di scuola“). I compagni di scuola non sono “compagno di niente”. Ciascuno ha affrontato il “fumo” delle (proprie) barricate. E, per salvarsi, non occorre, non essere entrati in banca. L?amicizia non ha bisogno di maschere, ruoli ed ideologia. No, è un?energia che tutto segna e cambia, che a tutto da un senso ed un segno.

 Roberto Mario Cantone

 L?autore di questo articolo collabora con diverse testate ed ha pubblicato il romanzo “Paesaggi d?amore e altri rimpianti” (Lazzaretti Editore, 2008). Sta lavorando, anche su richiesta dei suoi molti lettori, ad una nuova opera.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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