Home / Guinzaglio / “Vite bruciate” e “Comandoio”. Elvira Ciacci si racconta

“Vite bruciate” e “Comandoio”. Elvira Ciacci si racconta

Condividi quest'articolo su -->
Elvira Ciacci é scrittrice, editore e mamma di Italia, la cagnolina arrivata da una perrera di Siviglia, protagonista di “Vite bruciate” libro di cui Elvira é autrice.
 
Elvira, intanto grazie per il tempo che oggi ci dedichi; poi, vorrei chiederti: chi é Elvira? Dove vive? Cosa fa?
Grazie a Voi per l’interesse che mi dimostrate. Chi è Elvira? Elvira è una normalissima ragazza calabrese che all’età di 18 anni ha assunto a quello che il padre riteneva un obbligo: lasciare la famiglia per andare a studiare all’università. Dal lontano 1989, Elvira vive a Roma, ha preso due laureee, è diventata un avvocato ma non ha seguito questa strada. Di recente, dopo la morte del mio papà, ho costituito, sulle sue orme, una casa editrice che porta il suo nome. Elvira è una ragazza che si inventa sempre.
 
Hai scritto due libri “Vite bruciate” e “Comandoio”: puoi dirci di cosa parlano e come sono nati entrambi i progetti?
In realtà, ne ho scritti tre, ma solo gli ultimi due sono stati pubblicati in casa. Il mio primo libro “Ultimo bivio..il deserto” ho voluto che fosse pubblicato da un editore estraneo, per avere una valutazione oggettiva. 
Sia “Vite bruciate” che “Comandoio”, portano il nome di Ciacci Fernando Editore e rappresentano la mia fierezza. Ambedue rappresentano due progetti diversi, descrivono emozioni diverse ed eventi della mia vita diversi ma accomunati dall’unico sentimento che, in genere, mi spinge a scrivere i miei pensieri: l’amore. 
Raccontano emozioni, sprigionano lacrime e ricordi. Sono libri veri, con progetti diversi. 
“Vite bruciate” racconta la storia di una cagnolina salvata da morte certa perché prigioniera della perrera di Siviglia e ha avuto, e continua ad avere il compito di reperire fondi per salvare altre creature condannate a morte. “Comandoio” ha lo stesso fine ma racconta il mio rapporto con i protagonisti, un pastore tedesco, mio compagno per pochi anni ed il mio papà, entrambi volati in cielo a pochi mesi di distanza. 
Direi che è un inno al rapporto uomo/animale e un ringraziamento a chi mi ha insegnato questo tipo di amore.
 
È vero che destini il 15% del ricavato delle vendite dei tuoi libri all’associazione “Una zampa per la Spagna?” 
“Vite bruciate” è nato per questo, racconta la storia di Italia, 11 anni, salvata dall’inferno delle perreras spagnole e ha destinato per lungo tempo, parte del ricavato a questa splendida associazione che mi ha fatto conoscere questo scempio, che mi ha donato Italia e che mi ha investito, da allora, fino alla fine dei miei giorni, in questa missione. 
“Comandoio” è un regalo al mio papà, essere speciale, che mi ha insegnato l’amore verso le creature indifese. 
Lui sarebbe felice se sapesse che la sua storia aiuta anche loro.
 
Che cosa sono le perreras? Perché esiste questo sistema così crudele in un paese che apparentemente si definisce civile? 
Le perreras sono il chiaro esempio di quanto l’uomo si senta onnipotente e di quanto sia vigliacco, perché capace di mostrare la sua forza solo nei confronti di creature più deboli. Nelle perreras cani e gatti hanno un tempo minimo, solo 10 giorni in media,  per trovare una casa ed una famiglia, scaduto il quale, il loro destino è segnato e si conclude dentro una camera ricca di monossido di carbonio…
Lascio alla protagonista di “Vite bruciate”, la mia Italiuccia, raccontare le pene, i soprusi che quelle anime innocenti vivono là dentro, la crudeltà e l’indifferenza che scandiscono i loro ultimi giorni di vita.
 
Cosa ti ha spinto ad adottare Italia? 
Il caso (o il destino, per chi ci crede) ci hanno fatto incontrare. Da anni mi occupo di maltrattamenti nei confronti degli animali, commento leggi e giurisprudenza a loro favore in siti animalisti ma prima di vedere un servizio di “Striscia la Notizia”, promosso da quella che era, allora l’Associazione Vita una zampa per la Spagna, non sapevo cosa fossero le perreras spagnole. 
Immediatamente, chiamai una volontaria e manifestai la mia volontà di fare arrivare un cane in Italia. Lo volevo vecchio, malato, brutto “in sistemabile”, uno la cui morte era certa. 
Arrivò Adelina, chiamata Italia da noi in onore del paese che la aveva salvato la vita Aveva 11 anni ed è stato il grande dono della mia vita. Da quel momento è iniziato il mio percorso di informazione a chi voglia conoscere quello che accade a pochi chilometri da noi e che è ancora troppo sconosciuto in Italia. 
 
Com’é stato accogliere nella propria famiglia una cagnolina così sfortunata? 
Italia è arrivata in condizioni indecenti, con un orecchio bruciato, un glaucoma all’occhio per una ferita non curata, con i pallini di piombo sulle zampe e con il corpicino pieno di cicatrici. Avevo offerto solo stallo, non potevo adottare un altro cane, ne avevo già due e vivevo in una casa in affitto. Poi la vita, spesso, decide per te. Italia è rimasta con noi fino a poche settimane prima del raggiungimento dei suoi 16 anni. La mia guerriera ha ceduto una domenica di maggio. L’uso del collare elettrico nei suoi confronti, le aveva causato danni neurologici importanti, finché ha detto “basta”….è morta di stanchezza, come mio padre in “Comandoio”. Ha deciso di morire, come suo nonno Nando, di domenica, a maggio e nella sua casa. Io a queste cose ci credo.
 
Lo rifaresti? Accoglieresti nuovamente una creatura proveniente dalla Spagna? 
Io, potessi, li accoglierei tutti a casa mia. 
Si, è stata una esperienza molto importante e lo rifarei…anzi lo rifarò presto.
 
Hai parlato spesso della figura di tuo padre; puoi dirci chi era e cosa ti ha insegnato? 
Continuo a parlarne perché papà mi ha insegnato ad essere quella che sono. Mi ha insegnato il rispetto verso gli indifesi, mi ha insegnato ad essere come lui, generosa e rispettosa verso tutte le creature del Creato. E’ stato il mio bastone, la spalla su cui appoggiarmi nei miei momenti di difficoltà. Il mio papà era il mio mondo e Comadoio lo fa conoscere a chiunque legga questo testo. Lo descrive nel suo essere papà, nonno, amico, fratello, marito, uomo di successo, uomo mai succube di nessuno. 
Avrei voluto essere solo un pochino di quello che è stato lui, ma non è possibile. Mio padre era unico era così unico che se non c’era bisognava inventarlo.
 
Come i nostri lettori possono acquistare i tuoi libri? 
Chiunque abbia voglia di leggere “Vite bruciate” e/o “Comadoio” può compilare la scheda Ordini sul sito www.ciaccifernandoeditore.it . Riceverà una e-mail di risposta con cui verranno indicate le modalità di pagamento a scelta dell’acquirente. I testi arriveranno direttamente a casa senza alcun costo aggiuntivo a quello di copertina. Il 15% della vendita è riservato alla salvezza dei compagni di sventura di Italia. Spero siano in tanti a fare questa scelta…..
 
Grazie moltissime Elvira per averci concesso il tuo tempo e averci aperto il tuo cuore ed i tuoi pensieri.
Condividi quest'articolo su -->

Di Gabriele Tebaldi

Gabriele Tebaldi
Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

Cerca ancora

A Trieste esercitazione di ricerca e soccorso

Questo weekend  in Trieste si svolgerà un’esercitazione di ricerca e soccorso con l’impiego di unità …