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L’Italia rischia la testa per colpa della Fiat

Privatizzare i profitti e socializzare i rischi. Questo pare essere stato il comportamento assunto dagli alti quadri dirigenziali della Fiat negli ultimi anni.

A fronte delle manovre di delocalizzazione, chiusura degli stabilimenti interni all’Italia e in ultima fase la multa in arrivo per le emissioni fuori norma, vien più di un sospetto che Fiat abbia riversato sulla comunità danni da lei compiuti. La Germania è infatti sul piede di guerra. Il ministro dei trasporti tedesco, tale Dobrindt, ha chiesto ufficialmente che Fiat 500, Doblò e Jeep-Renegade vengano ritirate dal mercato. Questi sono infatti i modelli che una commissione d’inchiesta tedesca avrebbe rilevato come contrari al livello di emissioni stabilito per legge.

La Germania vuole tutelare i suoi interessi a fronte della batosta subita da Volkswagen a seguito delle sanzioni ricevute, proprio per il mancato rispetto della regolamentazione sulle emissioni. Non si è fatta attendere la risposta della politica italiana che attraverso un tweet del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha detto: “Su emissioni auto Italia non accetta lezioni; rigore e trasparenza a partire dal caso Volkswagen, impegno UE è test su strada a partire dal 2017“. Difficile è infatti accettare di ricevere lezioni di ecologia dalla Germania, dopo che la casa automobilistica del Volk ha dovuto patteggiare una maxi multa di 4,3 miliardi di dollari con il Dipartimento di Giustizia americano. Intanto però l’immagine dell’Italia, per i presunti illeciti di Fiat, cola a picco anche a Bruxelles.

La Commissione europea sarebbe infatti in attesa di “risposte convincenti” da parte dell’Italia sulle presunte violazioni di regolamenti comunitari da parte del gruppo Fca. L’Italia per questo rischia l’avvio di una procedura d’infrazione con il rischio di una super multa. I costi di un risultato simili graverebbero ovviamente ed esclusivamente sulle tasche dei contribuenti italiani, con buona pace di coloro che si sono visti sbattere in faccia i cancelli degli stabilimenti Fiat. Dal 2004 sono tre gli stabilimenti chiusi da Fiat sul territorio italiano: Fiat Rivalta (2004), Stabilimento Alfa Romeo di Arese (2005), Stabilimento Fiat di Termini Imerese (2011). Nello stesso periodo ne sono stati aperti due, non in Italia, ma in Serbia (2008) e in Cina (2010). Nemmeno un anno fa, nel febbraio 2016, Fca proponeva poi ai suoi dipendenti degli incentivi affinché presentassero spontanee dimissioni. 2.000 lavoratori sono rimasti a casa. L’Italia dovrebbe presentare il conto alla Fiat e invece si appresta a pagarne le infrazioni.  

Di Redazione Elzeviro.eu

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