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Insegnamenti del combinato disposto epidemia-quarantena

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Questo mese e mezzo di quarantena ha avuto anche una insospettabile funzione pedagogica. Da una parte ci ha fornito preziosi insegnamenti, dall’altra ha sbugiardato delle pericolosissime bufale oramai assurte alla dimensione di mantra incontestabili.

 

– Delocalizzare a tutta birra per abbattere il costo della manodopera e poi importare ciò che è stato prodotto dall’altra parte del mondo, può avere delle controindicazioni pratiche che vanno persino oltre la dimensione etica o il fattore disoccupazione. Vedere le difficoltà nell’approvvigionamento di mascherine ed attrezzature sanitarie per credere.

– Dopo aver predicato sermoni contro il settore pubblico ed invocato un mercato sempre più libero da retrograde magli normative, i grandi imprenditori si sono tutti genuflessi, andando in pellegrinaggio dal potere centrale al fine di ottenere assistenza.

I sacerdoti del laissez-faire liberista hanno così scoperto un segreto di pulcinella bollato come eresia negli ultimi 25 anni: di fronte a qualsiasi shock economico, le imprese sono destinate a morire senza un’adeguata attività di indirizzo e redistribuzione delle ricchezze da parte dello Stato. E tanti cari saluti alla favola dell’inutilità di quest’ultimo.

– L’immigrazione, al pari di qualsiasi fenomeno socio-economico, non è mai irreversibile.

– Il progetto europeo non è altro che un mantra: propagandistico per i pochi che ne beneficiano e fiabesco per tutti i creduloni che lo invocano a dispetto dei loro interessi. Al di là del settore commerciale e finanziario (libera circolazione di merci e paradisi fiscali interni) infatti, non esiste alcuna Europa Unita; così come non esiste una politica estera comune e non esiste un protocollo sanitario continentale.

Nel bel mezzo della peggiore crisi della sua storia, l’UE è rimasta inerte spettatrice di una serie di capricci, individualismi, reazioni disomogenee, chiusure delle frontiere, blocchi di forniture mediche, indisponibilità dei paesi più benestanti a rimettere in piedi le sorti di quelli più colpiti ecc. Insomma, nessuna solidarietà nel momento del bisogno. Il risultato di questa dimostrazione di sovranismo isterico (per non dire ipocrita) è che, a due mesi dalla diffusione del contagio nel vecchio continente e con migliaia di aziende e lavoratori conseguentemente sull’orlo del baratro, non sono stati ancora decisi gli strumenti da adottare per far fronte alla recessione.

 

–  I cittadini hanno un modo molto particolare di individuare i nemici e di tutelare le proprie libertà personali in tempo di crisi. Da una parte scagliano strali contro casi isolati e potenzialmente poco nocivi come podisti, proprietari di cani o ciclisti della domenica, senza curarsi della pericolosità degli ambienti lavorativi (non adeguatamente sanificati) di cui inneggiano la pronta riapertura; dall’altra, mal sopportano le restrizioni alla libertà di circolazione, per poi prostrarsi supinamente di fronte a delle distopiche ipotesi che contemplano l’installazione di app che traccerebbero i loro spostamenti.

– La scienza è un interlocutore preziosissimo, ma essendo fallibile non può sostituirsi alla politica. Molti virologi, epidemiologi o luminari di ogni ramo settoriale, in questi ultimi mesi, hanno dato prova di vanità, presunzione, ricerca di visibilità ed approvazione popolare, attraverso gazzarre televisive con altri colleghi e sentenze inappellabili rivelatesi inesatte a tempo di record: dall’Italia a rischio zero di Burioni, fino alla semplice influenza della Gismondo, passando attraverso la scarsa possibilità di contagio asserita da Pregliasco. Tutti oracoli e santoni, che oggi continuano a pontificare con una boria quasi comica, l’esatto contrario di quanto affermato poche settimane prima.

Far notare questi fenomeni, non vuole in nessun modo sminuire il valore degli scienziati, alla stregua della retorica no-vax. Molto più semplicemente, serve a mettere in evidenza come anche la suddetta categoria sia composta da esseri umani, con tutti i pregi e i difetti del caso. Cedere acriticamente lo scettro esecutivo del paese agli esperti  di fronte ad un virus inedito (e pertanto ancora sconosciuto alla scienza medica), significa mettersi nelle mani di professionisti che in questo momento – a dispetto della megalomania di taluni – navigano ancora a vista.

In buona sostanza, la tecnocrazia degli scienziati è un pericolo da scongiurare con tutte le nostre forze e per uscire da questa crisi, è quanto mai opportuno ripristinare il rispetto dei ruoli sociali originari: la scienza consigli e la politica, con onori ed oneri, prenda le decisioni più opportune.

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Di Filippo Klement

Filippo Klement
Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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