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I Carabinieri di Piacenza sono solo il prodotto del modello culturale dominante

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Il lato oscuro dei Carabinieri piacentini, fatto di spaccio e abusi di potere, ha sollevato un gigantesco vespaio mediatico. Ma possiamo davvero definirlo scandalo? Oppure si tratta solo dell’inarginabile influenza di un modello culturale fondato sul successo economico (senza se e senza ma)?

di Andrea Zhok

Le recenti vicende che hanno visto coinvolti in reati elementi dell’Arma dei Carabinieri (Piacenza, Arce) hanno suscitato giustamente sdegno ed allarme. Lo sdegno dipende dall’idea che chi è stipendiato dallo Stato per far rispettare la legge si macchi invece di gravi crimini.

L’allarme dipende dalla percezione di grave insicurezza generata dall’idea che quei puntelli dello Stato che siamo abituati a dare per scontati si possano rivelare illusori, o addirittura crollarci addosso. Nell’insieme la percezione è quella di un evento sorprendente e preoccupante. Ora, in verità ciò che sorprende è la sorpresa. Cos’hanno fatto i carabinieri in questione?

Semplice, hanno sfruttato la propria posizione di potere per ottenere vantaggi privati fregandosene delle regole della propria società. Da che punto di vista questo atto è imperdonabile? Dal punto di vista di chi crede nel rispetto delle regole della propria società, e aborrisce la prepotenza di chi sfrutta il proprio otere sul prossimo per ricavarne vantaggi privati.

Cioè dal punto di vista di persone che nel quadro valoriale della presente società rappresentano un’onorata minoranza silenziosa, un’area culturale percepita come poco dinamica e stantia, non al passo coi tempi, assente dal quadro dei ‘modelli’ e degli ‘eroi’ del nostro tempo.

In un mondo in cui si venera senza alcuna remora o dubbio l’idea del guadagno facile, indipendente da ogni forma di lavoro, a colpi di clickbaiting o influencing, vendendosi l’immagine tanto al chilo, e in cui onore e gloria seguono a ruota fatalmente la prominenza economica (ho appena visto i manifesti che chiedono di nominare Berlusconi senatore a vita, giuro…), la vera domanda non è perché ci sono carabinieri corrotti, ma perché ci sono carabinieri onesti.

E questo vale per le forze dell’ordine in modo eminente, ma è estendibile a ogni ruolo di funzione pubblica, dal medico, all’insegnante, all’impiegato, al funzionario, ecc.

Ciò che ci si dovrebbe aspettare è piuttosto un sistema come quello di diversi paesi dell’America Latina, passati attraverso il tritacarne neoliberale, dove le forze dell’ordine sono oramai solo una tra le bande armate a disposizione del miglior offerente.

Come sempre a tenere insieme il nostro sistema (permettendo così anche agli arricchiti da prostituzione morale e fuffa virtuale di vivere e prosperare) sono proprio solo quelli che quel sistema non accettano e non voglio accettare.

Quante più persone cresceranno nell’atmosfera culturale dominante (di importazione americana) in cui alla fine quello che conta è il successo economico, comunque perseguito, tanto più i residui inattuali del vecchio mondo (poco competitivo e dinamico) verranno meno, e tanto più rapidamente gli abusi che oggi fanno ancora scandalo diverranno la nostra nuova, immiserita ed abbrutita, normalità.

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