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Nuovo shock del petrolio: cosa sta succedendo

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Da qualche settimana sentiamo parlare di shock petrolifero, ma di cosa si tratta nella pratica?  Il 21 aprile, con un calo del -305%, il prezzo del petrolio ha registrato un crollo in negativo per la prima volta nella storia.

I motivi principali sono due:

  1. Le tensioni che da tempo imperversano tra i 3 giganti  del mercato petrolifero che hanno procurato un aumento dell’offerta di petrolio: l’Arabia Saudita, con l’intento di estromettere dal mercato la Russia dopo che quest’ultima a Febbraio ha rifiutato l’accordo per tagliare la produzione e sostenere i prezzi, ha aumentato negli ultimi mesi la produzione di petrolio, approfittando della propria capacità di produzione anche a bassi costi, e avviando così una guerra di prezzi con Mosca. Nel contempo hanno contribuito a una dilatazione della produzione anche gli Stati Uniti, dopo aver trovato un nuovo metodo per la produzione in grandi quantità di petrolio, ossia il famoso “shale oil”, petrolio non convenzionale ottenuto con una particolare tecnica di fratturazione idraulica, cosa che ha fatto impennare le esportazioni americane.
  2. L’epidemia di Covid che ha invece indotto un declino della domanda di petrolio: a causa del lockdown attuato da molti paesi, il consumo è passato dal 100 a 70 milioni di barili al giorno.

Queste due circostanze hanno quindi generato un divario tra l’offerta e la domanda di petrolio degli ultimi mesi.

L’abbondanza di produzione porta i produttori a fiondarsi sullo stoccaggio.

In soldoni la faccenda è molto basilare: i produttori non sanno più dove depositare tutto quel surplus e sono così costretti a pagare, anche salato, qualcun altro che lo possa fare al posto loro, con la speranza che tutto quel prodotto possa essere rivenduto in futuro.

Si tratta di un eccesso di offerta rispetto alla domanda, da cui deriva il famoso crollo dei prezzi di cui tanto si parla ultimamente.

 

Ma un problema che si sta probabilmente tralasciando è quello relativo all’ aumento dei trader:

Prezzi così bassi del petrolio stanno attirando milioni di piccoli operatori finanziari, spesso improvvisati, che si lanciano sulla compravendita dei cosiddetti future (i mezzi di investimento più comuni in questo mercato), innescando una sorta di trappola per i piccoli risparmiatori, i quali, a loro volta colpiti dalla riduzione dei prezzi, decidono di ivestirci. Il problema a cui vanno incontro? La risposta si può riassumere nel fenomeno del “contango”.

Ma spieghiamo meglio la situazione:

Il mercato del petrolio si basa per l’appunto su questi future, ovvero dei contratti che passano attraverso un trader, in cui viene scambiata una quantità stabilita di petrolio, a un prezzo stabilito, in una data futura stabilita. Questo meccanismo può risultare un’arma a doppio taglio, che non può favorire mai venditore e compratore in egual modo: se col passare del tempo il valore del petrolio dovesse scendere sotto quello che si è soliti chiamare “spot” (il prezzo corrente del prodotto), chi guadagnerà dalla compravendita sarà il venditore, poiché ci avrà venduto il suo petrolio a un costo superiore rispetto a quello che qualche mese dopo sarebbe stato; al contrario se il valore dovesse salire rispetto allo spot, a guadagnare sarebbe il compratore.

Il rischio del Contango

Quando parliamo di “contango” ci riferiamo proprio al fenomeno che prevede un aumento dei prezzi futuri rispetto allo spot, cosa che andrebbe a favorire di molto i venditori di petrolio, i quali, ben consapevoli che se aspettassero a vendere il loro prodotto in futuro riceverebbero un guadagno maggiore rispetto a quello attuale, puntano tutto, anche in questo caso, sullo stoccaggio: altro prodotto verrà messo in stock ad aspettare il momento più propizio per essere venduto. Tutto ciò ovviamente, a discapito del compratore.

Arriviamo ora a capire il vero problema che è sorto in questo momento

Tale meccanismo è ormai abituale sul mercato petrolifero ma in questo momento, dove il surplus di petrolio è già ingente e i costi di stoccaggio per i produttori sono già parecchio elevati, il contango va ad aggravare ancora maggiormente la situazione, creando una catena senza fine.

Viene quasi da paragonare questa situazione alla bolla immobiliare scoppiata nel 2007: i compratori, attratti dai bassi tassi d’interesse, si indebitarono con i famosi mutui sub-prime concessi dalle banche attraverso metodi poco trasparenti come gli SPV (banche ombra), fino a che si arrivò al blocco dell’intero sistema finanziario, cosa che ovviamente colpì fortemente quelli che in gergo vengono detti “mom-and-pop money”, ovvero gli “investitori qualunque” (gli stessi che verranno colpiti da questo shock petrolifero).

E così, anche questa volta i piccoli risparmiatori inesperti vengono abbagliati dalla possibilità di facili guadagni. Una possibilità che ieri, come oggi, si rivela illusoria.

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Di Natalia Castiglioni

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Studentessa di Scienze Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione presso l'università di Torino, appassionata di politica ed economia.

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