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Aborto: stile di vita o semplice diritto?

Dall’approvazione della legge 194/78 i casi di aborto in Italia sono drasticamente diminuiti, diversamente da quanto si potesse pensare. Se l’aborto fosse uno stile di vita non ci sarebbero obiettori di coscienza.

Prima del 1978 abortire era considerato un reato penalmente perseguibile e le donne erano costrette a cercare strutture clandestine, non idonee ed altamente rischiose per la salute, al fine di interrompere una gravidanza indesiderata. La legge 194 fu una svolta, una rivoluzione che, come vedremo, portò con sé la diminuzione dei casi di aborto.

Cosa dice la 194?

In primis la legge specifica il dovere dei consultori di informare le donne in stato di gravidanza sui diritti garantiti dalla legge e di contribuire alle cause che la suddetta interruzione possa portare. La pratica deve essere svolta entro novanta giorni dal concepimento, ma vi possono essere eccezioni qualora la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la gestante; così come nel caso in cui siano accertate malformazioni o anomalie nel feto, tali per cui la salute – fisica o psichica – della donna possa essere lesa.

Dovrebbe essere una pratica socialmente accettata e libera, ma ancora oggi non è così. Gli obiettori di coscienza in Italia, secondo i dati raccolti nel 2014 dal Ministero della Salute, sono in media il 70%, percentuale altissima considerando che la Svezia, la Francia e la Gran Bretagna non superano il 10%.

In media quante donne ricorrono ad aborti ripetuti?

Secondo dati ISTAT riferiti all’anno 2017 (ultimo anno di raccolta dati a noi pervenuto), il 25,7% delle donne ricorre all’aborto, il 18,3% ha avuto un’esperienza pregressa e solo lo 0,9% ha portato a termine quattro o più interruzioni volontarie di gravidanza. Se poniamo i dati a confronto con altri paesi possiamo vedere che l’Italia è tra i paesi che meno ricorrono all’aborto.

Tasso di abortività. Paesi a confronto.

Ecco quindi dove risiede, probabilmente, la falda nel sistema. Bisogna smettere di credere che le donne ricorrano all’aborto con leggerezza e che sia una pratica usuale e indolore. Non è uno stile di vita, ma una scelta che può essere condizionata da una violenza subita oppure dalla semplice difficoltà di gestire una nascita non prevista, la quale porta con sé strascichi pesanti e incurabili.

Parlare di prevenzione nelle scuole e fornire metodi contraccettivi gratuiti sarebbe un ottimo punto di partenza.

Oppure, come dice Nadia Somma, attivista presso il centro antiviolenza Demetra:

‘Invece di dire baggianate sullo stile di vita di chi abortisce o di sparare numeri a caso, ci si rivolga anche agli uomini che causano le gravidanze e la prossima volta si potrebbe dire: ‘Cari uomini, contribuite al calo degli aborti, comprate i profilattici, si vendono in farmacia[…]. Potreste anche sottoporvi a vasectomia o esortare le aziende farmaceutiche a mettere in vendita la pillola anticoncezionale maschile, perennemente in fase di sperimentazione: risparmierete alle compagne o alle partner occasionali una gravidanza indesiderata o un aborto’.

La scelta è della donna, ma la responsabilità è di entrambi i sessi. Demonizzare una donna che decide di abortire è inumano, soprattutto se le parole sono di un uomo che mai dovrà fare i conti con una scelta del genere.

Di Matilda Pala

Matilda Pala
Classe 1996, in possesso di diploma scientifico e una breve carriera presso la facoltà di Chimica e Tecnologie chimiche. Attualmente studia ICT presso l'Università di Torino.

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