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Quei millennials che fanno rimpiangere i sessantottini

C’è chi ha sempre pensato che la peggiore generazione italiana fosse quella dei cosiddetti sessantottini. Non c’è molto da dire, poiché disse tutto Pier Paolo Pasolini nella stupenda e preveggente poesia sugli scontri di Valle Giulia tra studenti e poliziotti.

di Giuseppe Masala

Li aveva smascherati e capiti. Una generazione pronta a tutto pur di prendere il potere e che dietro il paravento delle grandi battaglie ideali (tutte libertarie, la giustizia sociale riguardava solo quei puzzoni dei povery) si nascondeva una smisurata ambizione e sete di potere.  Basta vedere la fine che hanno fatto tutti i rivoluzionari di allora: da Veltroni a D’Alema passando per Paolo Mieli e Giuliano Ferrara. Tutti ben accomodati in posizioni di potere e di grandissimo privilegio a predicare (per gli altri) le virtù della responsabilità e dello spirito di sacrificio.

La notizia di ieri dell’arresto dello “studente UniBo” in Egitto (manco a farlo apposta proprio quando l’Italia sta per chiudere affari miliardari) mi ha fatto pensare alla generazione dei millennials (quelli nati a cavallo tra gli anni novanta e duemila) che sta facendosi largo nell’agone politico a colpi di battaglie rosé assolutamente pretestuose.

La loro bontà esibita ha qualcosa di sospetto, dai cosiddetti capi sardina che tra i buoni sentimenti non disdegnano l’odore dei soldi dei Benetton, fino agli attivisti dirottoumanisti – come l’attivista lgbt e fratello musulmano arrestato ieri in Egitto o come quella capitana della nave portaclandestini tedesca – sempre pronti a qualunque provocazione pur di avere i riflettori della scena.

I leader di questa nuova generazione mi pare abbiano capito tutto: crearsi il paravento della battaglia ideale che li ponga inoppugnabilmente dalla parte del bene (poi spesso ad un’analisi un po’ più profonda si capisce che molto spesso quello che appare bene, tanto bene non è) e dare così l’assalto al potere e alle istituzioni. Questi qui sono talmente spregiudicati che ci faranno rimpiangere i sessantottini. Peccato che noi non abbiamo manco un Pasolini a difenderci.

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