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Come sei…brutta Roma. Quasi come il resto d’Italia

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Chi scrive è romano fin nel midollo anche se da tempo immemore abita nella…Gallia Cisalpina occidentale. Continuo ad amare quella che a tutti gli effetti rimane la mia città di origine e quindi non posso essere accusato di simpatie filo nordiche e filo leghiste. Eppure quello che ho visto nel mio ultimo soggiorno nell’amata capitale mi fa vergognare dal profondo di essereromano ma soprattutto italiano. Parto dalla doverosa premessa che quello che ho potuto vedere con i miei occhi l’ho visto in quello che dovrebbe essere considerato uno dei quartieri più signorili della città eterna: parlo del quartiere Monte Mario-Balduina, bellissimo angolo della città, immerso nel verde e a stretto contatto con un piccolo parco naturale tra i più belli delLazio. Camminando per le bellissime vie del quartiere in questione, ma il discorso a fortiori si estende  inevitabilmente al resto della città, comprese a maggior ragione le cosiddette zone più popolari, non ho potuto fare a meno di rendermi conto del degrado immenso e vergognoso in cui versa quella che fu e che dovrebbe essere a tutt’oggi la città eterna, patrimonio dell’umanità.

 

Sporciziaresti organici di cani non raccolti da abitanti poco sensibili al decoro urbanistico, marciapiedi a dir pocofatiscentirottisgretolati e cosparsi di profonde buche dove non solo un anziano ma qualsiasi essere umano dotato di capacità deambulatorie correrebbe il rischio di disintegrarsi le caviglie o di cadere malamente con tutte le conseguenze del caso. Passi per i marciapiedi tradizionalmente stretti e poco adatti ai pedoni, ma che quel poco di camminabile sia impraticabile pure per un cane questo no non è accettabile.

 

Girando per il resto della città ho avuto conferma di quanto tale stato di abbandono e di decadenza caratterizzi l’intera area urbana, un’area già ampiamente compromessa da un inquinamento non più sostenibile causato dalle centinaia di migliaia di automezzi che ingolfano le strade di quella che a suo tempo fu la capitale viaria del mondo. Una città con più di tre milioni di abitanti poi dovrebbe avere il sottosuolo letteralmente tappezzato da una rete quasi infinita di linee metropolitane in grado di supportare i movimenti peristaltici di una così enorme massa di abitanti, mentre allo stato attuale ci sono soltanto la linea A e la linea B e poco altro, linee che nelle ore di punta finiscono per essere impraticabili almeno per chi soffre di claustrofobia e ha paura di essere inghiottito dalla folla immensa che si riversa in quegli insufficienti sotterranei.
 
Fa male vedere una città ridotta ad un simile miserevole stato. Se io avessi avuto le capacità e la fortuna di essere eletto sindaco della città non avrei lasciato passare neanche un mese dalla mia elezione senza dedicarmi almeno a coprire le brutture più visibili e vergognose. E invece da quando il signor Marino, attuale sommo reggitore dei destini che albergano sui sette colli, è stato eletto, nulla è stato fatto. Almeno nulla di quello che era urgente portare a compimento, vedi in primo luogo la manutenzione almeno delle strade e dei marciapiedi dove milioni di pedoni hanno, a questo punto “l’ardire” di camminare durante il giorno e, peggio, nelle oscure ore della notte. Ci sarebbe da chiedersi in quali mani sia capitata la città più bella del mondo, ma purtroppo, grazie al nefasto meccanismo del “rimbalzino” o se preferite dello scaricabarile, nessuno dice di avere le competenze per fare qualcosa e forse quelle famose mani in cui è depositata tale competenza non sanno neppure di averla. 


Eppure sappiamo che qualsiasi amministrazione cittadina tra i servizi che gestisce ha anche quello della manutenzione delle strade e dei marciapiedi e in genere della gestione dell’arredo urbano, Allora a questo punto ci sarebbe da chiedersi dove sono finiti, o meglio cosa caspita hanno fatto in questi mesi, i 
servizi tecnici del Comune che avrebbero dovuto prendere nota dei problemi in questione e soprattutto risolverli? E’ questa una domanda che al momento attuale è destinata a rimanere senza risposta, come senza risposta è destinata a rimanere la domanda degli onesti cittadini italiani su quale futuro sia in agguato dietro l’angolo dell’attuale situazione politica del paese.

 

Se pensiamo che Roma e l’Italia furono a suo tempo padrone indiscusse e rispettate del mondo un tempo conosciuto, ci sarebbero motivi sufficienti per piangere dalla disperazione e dalla vergogna. Quella che noi chiamiamo civiltà moderna alla fine dei conti non vale un centesimo di quella infinitamente più grande che seppero creare i nostri antichi progenitori. Basterebbe visionare le ricostruzioni virtuali di quella che doveva essere, pur con le dovute eccezioni, la Roma Imperialeper rendersi conto di quale livello infimo la nostra antica capitale del mondo e il nostro stato che gli sta intorno, abbiano raggiunto ai nostri giorni se paragonato con quello di allora. Qualcuno potrebbe obbiettare che la civiltà di Romaebbe anche profonde ombre e altrettanto profondi abissi di degrado morale e sociale con i vari NeroneCaligola,DomizianoCommodoEliogabalo tanto per citarne alcuni, ma a questo sarebbe fin troppo facile ribattere che nonostante quegli esempi poco edificabili, siamo riusciti con tutta la nostra “superiore” tracotanza a fare ancora di peggio. E quel peggio si ammanta dei nomi di molti politici nostrani, in primis di quelli che hanno maramaldeggiato in quarant’anni di dominio e malgoverno democristiano i cui effetti nefasti stiamo ancora subendo attualmente.
 
Il malgoverno affonda le sue radici fin dai primi vagiti dell’avvento dei cosiddetti valori della democrazia risultato dell’ “accrocchio” più o meno forzato di valori cristianiliberalisocialisti bolscevichi. Il risultato di questa “grande civiltà” è sotto gli occhi di tutti e non c’è bisogno di ulteriori e grandi commenti. Possiamo solo dire che qualcuno ottant’anni fa si illuse, forse in buona fede, di poter ripristinare i valori della nostra antica stirpe, ma la sua fu appunto una pia illusione perché a cambiare in questi secoli e millenni non è stata solo la società ma lo stesso popolo italiano o se preferite latino. La nostra società, non dimentichiamolo, è al tempo stesso anche frutto della scellerata commistione dell’antico e nobile lignaggio con successive ondate migratorie di pirati saraceni da una parte e nordici invasori normanni dall’altra. L’anticopopolo di eroi e di guerrieri vagheggiato da chi sperò ancora di rimettere in sesto la nostra traballante baracca è ben differente dall’attuale che ne ha ereditato, se vogliamo, solo gli aspetti più prettamente clientelari e corruttibili mentre ha lasciato in soffitta quelli decisamente più grandi e che permisero a suo tempo di dominare il mondo.

 

Un dominio non sempre esercitato solo e soltanto grazie ad una devastante superiorità bellica, ma soprattutto grazie ad una visione e concezione dello stato immensamente superiore e allora inarrivabile. Tutto questo purtroppo lo abbiamo perduto per sempre: l’unica cosa che ci può al limite rimanere è un minimo di orgoglio e dignità nazionale a cui attaccarci e a cui contribuire con le superiori potenzialità del nostro pensiero. Come disse il buon Orson Welles nel film “Il terzo uomo” se è vero che il Rinascimento italiano fu testimone di omicidi, intrighi, avvelenamenti, accoltellamenti e quant’altro, lo stesso Rinascimento seppe dare i natali a gente del calibro di Leonardo da Vinci, di Michelangelo, di Raffaello, mentre in Svizzera dove vissero millenni di amore vicendevole, fratellanza e benessere sociale alla fine l’unica cosa che furono in grado di inventare fu l’orologio a cucù. Al momento attuale però ci ricordiamo solo come si ordiscono gli intrighi o al limite come si tira fuori il…coltello, ma purtroppo non ci ricordiamo più come rendere, se non proprio grande, almeno…decoroso il nostro immiserito mondo. 

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Di Roberto Crudelini

Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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