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Il giudice sportivo come Torquemada: squalificata la curva interista

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Abbiamo superato oramai da un pezzo il confine che delimita la realtà dal grottesco e fantascientifico, la pura logica dall’imbecillità più incomprensibile.

La giustizia sportiva ha difatti, da tempo, oltrepassato i limiti del suo potere, assumendo su di sé l’onere del ruolo di moralizzatrice e bacchettona verso chi ovviamente ha trasgredito quelli che sono, secondo Lei, i canoni etici da rispettare.

Il potere dei giudici sportivi sta prendendo una piega inquietante: abbiamo visto qualche anno fa come in maniera arbitraria abbiano riassegnato scudetti con criteri del tutto soggettivi, falsando così intere stagioni che, forse, sarebbe stato più coerente annullare del tutto. Ora il martello pneumatico dei “Catoni sportivi“, forse incitato dall’ondata mediatica, si è spinto su altri lidi, quelli della moralizzazione contro comportamenti delle tifoserie ritenuti riprovevoli.

Sotto la spinta televisiva nata dall’episodio inconcepibile di Milan-Pro Patria (non ci riferiamo ai presunti cori razzisti, bensì all’inconcepibile atto di un calciatore di ritirarsi dalla partita, roba che succede a malapena tra i bambini dei Primi Calci), i giudici hanno ben capito che strada imboccare per accaparrarsi un’altra bella fetta di potere. Questa volta a cadere è stata la Curva Nord dell’Inter a causa di “grida e cori espressivi di discriminazione razziale al 15′ del primo tempo, al 10′ e al 15′ del secondo tempo” e, udite udite, per “avere esposto uno striscione dal contenuto insultante nei confronti dell’allenatore della squadra avversaria“, il testo dello striscione recitava “Conte non sei antipatico perché vinci ma perché sei un uomo di m…a“.

Ora non abbiamo memoria di partita, con un minimo di rivalità tra le due tifoserie, che non abbia implicato lo sfottò di buono o cattivo gusto che sia contro l’avversario. E questo, lasciatecelo dire, non è segno del degrado della civiltà nostrana, come molti bacchettoni radical chic ci vogliono far credere, bensì il succo della stessa; trattasi del tipico carattere un po’ goliardico dell’italiano che nelle sue sfaccettature può ovviamente arrivare a delle estreme conseguenze, quali appunto dare dell’uomo di m…a a qualcuno. La cosa grave è invece un’altra: è l’istigare il processo alle intenzioni (dare dell’uomo di m…a non implica una violenza fisica sullo stesso), mentre i fatti di violenza pura e reale vengono completamente bypassati sia dai media che dai giudici sportivi.

Ricordiamo ai giudici che gli spalti degli stadi italiani sono ancora sotto il totale controllo dei capi ultràs che, a loro discrezione, hanno il potere di mobilitare migliaia di persone e questo è successo e succede con ripercussioni tragiche anche al di fuori dell’impianto sportivo.

La squalifica della Curva è un metodo di giustizia equiparabile alla rappresaglia in tempo di guerra: “non so chi sia stato, ma sparo nel mucchio così becco sicuramente il colpevole o comunque lo faccio desistere“, vi è dunque un’implicita ammissione di colpevolezza nel non essere riuscito ad identificare il colpevole e una successiva auto-autorizzazione a colpire chiunque si voglia.

Un metodo tipicamente totalitario che, questo sì, rappresenta il grado di inciviltà della nostra giustizia sportiva (e non).

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Di Redazione Elzeviro.eu

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