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Diamoci un taglio

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Sì. Con il machete a Rimborsopoli, dove lo sperpero la fa da padrone, dove i politicastri gozzovigliano ad ostriche e champagne con i soldi dei contribuenti e pagano con la carta di credito (rilasciata dall’ente pubblico) di tutto di più. Non si tratta di casi sporadici, ma dell’andazzo generale. Di scandali ne sono saltati fuori a bizzeffe, ma non finiscono mai. L’ultimo, colossale, è targato PD e porta il nome di Francantonio Genovese, ex sindaco di Messina, l’uomo più votato alle primarie del dicembre 2012, che ha già provveduto (bontà sua ) ad autosospendersi dal partito e da parlamentare.
Le accuse nei suoi confronti sono a vario titolo, e vanno dal peculato alla truffa, passando dalla frode fiscale perché non ha mai pagato le tasse. La procura ha già richiesto il permesso alla camerra per procedere al suo arresto, ed il PD ha già risposto affermativamente se verranno provate le “manchevolezze” del suo pupillo.
Al confronto, fanno solo sorridere le 75 cravatte colorate dell’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni, pescato anche lui con la mano nella marmellata. Corre l’obbligo di chiedersi come mai la GdF, le inflessibili “fiamme gialle” che vanno a caccia di scontrini nei bar, nei negozi e persino nei mercati rionali, non facciano accurati controlli sui politici setacciando per bene la casta. La ritengono al di sopra di ogni sospetto? All’Italia, per andare avanti, non servono grandi cose e grandi uomini, ma solo un pugno di gente onesta al comando che abbia a cuore il benessere della popolazione. Invece la “giustizia” impedisce a Berlusconi (il maggior contribuente Italiano) di candidarsi e di votare, ed il taglio alla spesa pubblica colpisce solo i privati cittadini, indebolendoli sempre più nei loro diritti e saccheggiandoli senza pietà nel loro portafoglio.

di Giuseppe Franchi    N.a.a. 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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