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Una svolta conservatrice in Iran

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I risultati delle elezioni presidenziali iraniane dello scorso venerdì 18 maggio rappresentano chiaramente una svolta nella vita politica della Repubblica Islamica,benché in questo momento non sia possibile capire quanto saranno incisivee determinanti le azioni del nuovo presidente e del governo che si insedierà a breve.

di Costantino Ceoldo

Il vincitore Sayyed Ebrahim Raisi appartiene al fronte conservatore e la sua vittoria non è affatto gradita nelle cancellerie occidentali. Lo testimonia la reazione stizzita di coloro che si dichiarano campioni della libertà dei popoli: un esempio tra tutti ci viene dall’olandese Geert Wilders, fondatore e leader del “Partito della Libertà” che su Twitter non ha nascosto i suoi veri e più sinceri sentimenti.

Non credo che gli elettori iraniani del presidente Raisi si preoccupino molto delle opinioni del signor Wilders, visto e considerato lo stato pietoso della società olandese, ma l’Iran si trova sua malgrado ad affrontare difficoltà che non possono essere trascurate.

I rapporti sempre difficili con l’Occidente sono peggiorati dopo l’assassinio da parte americana del generale Soleimani e il ritiro unilaterale di Trump dall’accordo sul nucleare, vera grande scommessa dei Riformisti. Nessuno poi può negare che l’economia della Repubblica Islamica versi in cattive acque. A questo si deve aggiungere l’epidemia di COVID-19 che ancora imperversa in Iran.

Secondo alcuni, a Washington non interessa chi governa a Teheran

purché sia il suo ubbidiente zerbino. Quali rapporti ci possono essere dunque con gli Occidentali in generale e gli americani nello specifico?Sono alcune delle domande che ho posto all’indomani delle elezioni al giornalista e analista politico iraniano Yasser Ershad Manesh di UNews.

D) Dr. Ershad Manesh, potrebbe ricordare ai nostri lettori la situazione attuale dell’Iran? Quali sono le sue debolezze strutturali, che devono assolutamente essere risolte?

L’Iran si trova ora in una situazione in cui Rouhani ha trascorso otto anni concentrandosi sulla riconciliazione con l’Occidente mentre le crudeli e ingiuste sanzioni statunitensi hanno fatto pressione sull’Iran e l’Occidente è rimasto completamente in silenzio. La popolazione è in qualche modo turbata e preoccupata per il futuro a causa dell’aumento dell’inflazione e della disoccupazione. Tuttavia, le persone sono ancora ottimiste riguardo l’avvenire.

L’Iran ha ancora dei punti deboli. Ad esempio, fa ancora affidamento sui proventi del petrolio. Il signor Khamenei ha avvertito i funzionari e il presidente di questo, ma l’Iran è ancora praticamente dipendente dal petrolio. Inoltre, non ci sono entrate fiscali, mentre le tasse dei ricchi possono generare molti soldi. Inoltre, i dipendenti pubblici non sono molto produttivi. Abbiamo un governo molto grande, quindi la sua produttività sta diminuendo.

Anche in politica estera non si presta attenzione all’Oriente, e tutte le nostre interazioni sono concentrate sull’Occidente e sugli Stati Uniti e questo ha fatto sì che l’Iran non avesse una situazione dinamica e attiva. Naturalmente, l’esperienza ha dimostrato che ogni volta che le autorità guardano a sé stesse e alla società, ciò ha portato a grandi risultati. Ad esempio, nella realizzazione dei vaccini contro il Covid-19, tre aziende iraniane hanno svolto il 100% del lavoro nonostante le sanzioni.

Abbiamo fatto progressi nell’energia nucleare, nell’industria militare, nella medicina nel campo della conoscenza. Nel campo delle nanotecnologie, siamo tra i primi dieci Paesi al mondo. E sottolineo che, date le sanzioni che sono state imposte all’Iran dall’inizio della Rivoluzione Islamica, questi sviluppi sono molto sorprendenti e preziosi.

Pertanto, il nuovo governo del signor Raisi deve considerare le capacità all’interno del Paese ed essere in grado di risolvere i problemi interni. Dovrebbe rafforzare la tecnologia e la conoscenza, in modo che gli iraniani, sulla base della loro esperienza, possano risolvere i propri problemi, nonostante le sanzioni in vigore dall’inizio della rivoluzione.

D) Quali sono state le ripercussioni del Covid-19 sulla società iraniana?

L’Iran, come alcuni altri Paesi, ha vissuto una recessione causata dal Covid-19. Questo è successo mentre l’Iran era pure sotto sanzioni. Ma ciò non ha fatto sì che l’Iran, come altri Paesi europei e americani, abbia sperimentato una crisi di carenza di maschere o camici ospedalieri e rubi le maschere ad altri Paesi.

Le persone hanno iniziato a offrirsi volontari per produrre le attrezzature di cui avevano bisogno. Pertanto, l’Iran ha avuto una crisi per 3 o 4 giorni a settimana e l’ha attraversata. Poi l’Iran ha iniziato a produrre vaccini fin dall’inizio. Tre società private iraniane sono state autorizzate a farlo e tra due o tre mesi più di due terzi della popolazione della Repubblica islamica dell’Iran saranno vaccinati.

Il ruolo delle sanzioni sul Covid-19 è stato molto critico. Il denaro iraniano è bloccato all’estero; si vende petrolio e non si restituisce denaro al Paese. Ad esempio, abbiamo chiesto alla Corea del Sud di acquistare il vaccino, ma, sfortunatamente, ci hanno dato i vaccini troppo tardi. Inoltre, le vittime complessive iraniane sono state inferiori rispetto ad altri Paesi statunitensi ed europei.

D) L’Iran è stato aiutato dalle nazioni occidentali o abbandonato al proprio destino? Chi ha cercato di aiutare l’Iran nell’affrontare l’epidemia ancora in corso?

Russia e Cina sono stati i primi Paesi ad esportare vaccini nella Repubblica islamica dell’Iran. E fino ad oggi sono stati iniettati nel popolo iraniano circa cinque milioni di vaccini. Questo è successo mentre gli Stati Uniti sanzionavano nuovamente le aziende produttrici di vaccini e non dobbiamo dimenticare che le sanzioni statunitensi sono state imposte contro le persone e con scopi malvagi.

D) Quanti iraniani hanno votato a queste ultime ma importanti elezioni?

Circa il 49 per cento ha votato alle elezioni. Il motivo per cui meno persone [delle altre volte] hanno votato potrebbe essere dovuto agli slogan apparentemente attraenti di Rouhani. Durante la sua presidenza, l’inflazione si è moltiplicata, la disoccupazione è raddoppiata. I ricavi delle vendite [del petrolio] non sono tornati al Paese. Gli Stati Uniti hanno anche imposto sanzioni mirate all’Iran.

D)Il nuovo presidente iraniano è Sayyed Ebrahim Raisi, presentato dalla stampa occidentale come un “conservatore”: può darci qualche dettaglio su questa importante figura? Le sue origini, i suoi studi, la sua esatta collocazione politica…

Sayyed Ebrahim Raisi è nato nel dicembre 1960 in una famiglia religiosa nella città di Mashhad, nel quartiere di Noghan. Suo padre, l’Hojjatoleslam Sayyed Haji, Rais-ul-Sadati, così come sua madre, Sayyedeh Esmat Khodadad Husseini, appartengono al lignaggio di Sadat Hosseini e il suo lignaggio da entrambe le parti risale a Hazrat Zayd ibn Ali ibn Al-Hussain (as).

Sayyed Ebrahim ha perso suo padre quando aveva cinque anni. Ha completato la sua istruzione primaria alla Javadiyeh School e ha iniziato i suoi studi in seminario alla Nawab School e poi alla Ayatollah Mousavinejad School. Nel 1975, è andato al seminario di Qom e alla scuola dell’Ayatollah Boroujerdi per continuare la sua formazione, e per qualche tempo ha studiato in una scuola gestita dall’Ayatollah Pasandideh sotto la supervisione del defunto fondatore della Repubblica Islamica, l’Imam Khomeini.

Sayyed dopo aver completato i corsi in seminario ha potuto accedere al corso di laurea magistrale in diritto privato e ha continuato la sua formazione dopo aver difeso la sua tesi intitolata “Eredità senza eredi” nel 2001, superando l’esame di ammissione al dottorato di Shahid Motahari University nel campo della giurisprudenza e del diritto privato. Ebrahim Raisi, completando la sua ricerca nel campo della giurisprudenza e del diritto, è riuscito ad ottenere il grado più alto di seminario (livello quattro) e, infine, ha discusso la sua tesi di dottorato dal titolo “Conflitto di principio e comparsa in giurisprudenza e diritto difeso”e, ottenendo un ottimo voto, ha conseguito il dottorato in giurisprudenza e diritto.

Raisi è entrato nel campo manageriale nel 1980 e ha frequentato l’ufficio giudiziario della città di Karaj, e dopo un po’ vi è stato nominato procuratore. Il suo successo nell’organizzare la complessa situazione di questa città lo ha portato a prendere in carico l’ufficio del procuratore della città di Hamedan dopo due anni nell’estate del 1982, contemporaneamente all’ufficio del procuratore della città di Karaj. La sua presenza simultanea in queste due responsabilità continuò per un po’ fino a quando fu nominato procuratore della provincia di Hamedan e ricoprì questa posizione dal 1982 al 1984.

Raisi sposò Jamileh Sadat Alam al-Huda, la figlia maggiore dell’ayatollah Sayyed Ahmad Alam al- Huda nel 1983 all’età di 23 anni. Il Dr. Alam al-Huda è Professore Associato in Filosofia delle Scienze dell’Educazione presso l’Università Shahid Beheshti di Teheran, ex direttore dell’Istituto di ricerca sulle scienze umane e presidente della Commissione per l’istruzione del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale. L’Hojjatoleslam Raisi e il dottor Alam al-Huda hanno due figlie. Hojjatoleslam Raisi presta particolare attenzione alla sua educazione e a quella dei suoi familiari, e la sua prima figlia è sposata e ha due lauree.

Uno è nel campo delle scienze sociali dell’Università di Al-Zahra e l’altro è nel campo delle scienze del Corano e degli Hadith presso l’Università di Hadith a Rey e la sua seconda figlia è sposata e ha una laurea in fisica presso l’Università di Sharif.

D) Come sarà composto il nuovo governo iraniano?

Dato che molti dei ministri della Repubblica Islamica dell’Iran sono stati [sempre] gli stessi negli ultimi 40 anni e non hanno nuove idee, è probabile che Raisi utilizzi figure giovani, estremamente capaci e al passo coi temi.

D) A suo avviso, come saranno i rapporti tra Iran e Occidente ora che Sayyed Ebrahim Raisi è a capo del governo? C’è una piena sintonia con la guida suprema, l’Ayatollah Khamenei?

Penso che il signor Raisi sarà molto fermo nel trattare con l’Occidente anche se è interessato a lavorare e interagire con gli occidentali. Ciò a condizione che l’Occidente sia flessibile e difenda il JCPOA. L’accordo è stato firmato dopo un lungo periodo di tempo, di pressioni e difficoltà. Non c’è motivo per l’Iran di cedere a un altro JCPOA.

Perché, per quanto ne so, il signor Raisi non credeva molto in questo accordo, ma il trattato che è stato firmato deve essere attuato. Gli Stati Uniti e l’Europa non dovrebbero discostarsi da questo accordo. Molti iraniani sono anche frustrati dalla trasparenza e dall’approccio verso l’Occidente e gli Stati Uniti, oltre che annoiati. Devo aggiungere che l’Ayatollah Khamenei e il signor Raisi sono nella stessa direzione e i loro pensieri sono molto simili.

D) C’è una linea sulla sabbia che l’Iran non è disposto assolutamente ad attraversare, nei suoi rapporti con l’Occidente e con Washington in particolare?

Secondo la costituzione della Repubblica Islamica, l’Iran può avere relazioni con tutti i Paesi del mondo tranne il regime sionista. Sono sempre stati gli Stati Uniti che hanno sempre perseguito una posizione ostile e anti-iraniana sin dalla rivoluzione contro lo Scià e hanno oppresso l’Iran. Gli USA hanno sostenuto il regime di Saddam e imposto otto anni di guerra e sanzioni economiche dall’era Clinton, con lo stesso Iran Sanction Act e, infine, abbiamo visto come, dopo la firma del JCPOA, Trump abbia improvvisamente preso il sopravvento e si sia ritirato dall’accordo.

In generale, si può facilmente vedere che turisti e rappresentanti stranieri sono i benvenuti in Iran. Non esiste una legge secondo la quale l’Iran non voglia stabilire relazioni con gli Stati Uniti e mantenere questa linea bloccata. Considerando il memorandum d’intesa che è stato firmato tra Iran e Cina, non ci sarebbero stati problemi o restrizioni se fosse stato firmato tra Iran e Stati Uniti. Sono gli Stati Uniti che, non mantenendo le promesse, hanno sempre preoccupato l’Iran. L’Iran ora pensa che gli Stati Uniti non manterranno le loro promesse e non rispetteranno i propri accordi.

D) Un’ultima domanda, su Siria e Yemen: secondo alcuni analisti, gli Occidentali hanno oramai perso la guerra e la dottrina Cebrowski è destinata ad essere dimenticata. Secondo lei c’è un fondo di verità in questo o la situazione sul campo può ancora ribaltarsi a danno di Damasco e San’a’?

Sì, in Medio Oriente il nuovo piano per il Medio Oriente è fallito. La signora Clinton ha ammesso che gli Stati Uniti hanno organizzato Daesh. Fortunatamente, con l’aiuto dei consiglieri iraniani in Siria, questo pericolo è stato eliminato in Iraq e in Siria, e questo piano di caos e persino di disintegrazione della Siria, dell’Iraq e, in futuro, dell’Iran è fallito.

E ora penso che queste forze, che non hanno nulla a che fare con l’Islam e che vogliono collegarle all’Islam e ai musulmani attraverso la propaganda, siano state mobilitate in Afghanistan per renderlo insicuro. Volevano anche iniziare in futuro questa rivolta e questo caos in Asia centrale e in Russia. Hanno fallito, ma in qualsiasi momento potrebbero diventare di nuovo più forti con il sostegno degli Stati Uniti, dell’Occidente e persino di Israele, e ci creeranno problemi.

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