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Afghanistan e Stati Uniti: un conflitto senza fine

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E’ passato quasi un anno da quando, il 29 febbraio scorso, il presidente Trump ha siglato lo storico accordo di Doha con i Talebani.

di Mattia Mollica

Il patto prevede il ritiro di tutte le truppe statunitensi e dei paesi alleati (NATO) dal territorio afghano, con in cambio l’impegno che Kabul renda l’Afghanistan un paese sempre meno ostile verso i paesi occidentali.

I Talebani (va precisato che vi è una folta presenza di essi anche nel vicino Pakistan) hanno rafforzato il proprio controllo su più del 70% del territorio e sono stati anche in grado di prendere il potere nei capoluoghi delle varie province, da sottolineare il fatto che gli attacchi dei Talebani, che si sono intensificati già nelle settimane successive alla firma dell’accordo di pace con la delegazione americana, non sono mai cessati.

Anche gli americani

si sono resi colpevoli di aver infranto l’accordo inviando attacchi aerei contro i loro nemici nell’Afghanistan sudorientale violando il trattato di pace di Doha e portando i terroristi ad eventuali rappresaglie contro civili e soldati del governo legittimo.

Finora sono 13 i morti segnalati tra i Talebani nella provincia di Nangarhar, fra i quali anche un leader che era stato recentemente rilasciato nell’ambito dell’accordo di pace intra-afghano tra gli estremisti e il governo di Kabul.

Una domanda sorge spontanea: perché i Talebani, forti della loro influenza sulla popolazione locale (grazie ad intimidazioni e rappresaglie contro di essa) e della conoscenza del paese, non riescono ad impadronirsi della totalità del territorio afghano?

La risposta si può individuare in tre grandi motivazioni:

la prima è che gran parte degli afghani considera estrema la loro ideologia e preferisce aderire a una forma di Islam meno conservatrice, mentre la seconda è data dal fatto che l’80% dei leader è di etnia Pashtun; essa è storicamente in contrasto con altre minoranze etniche presenti nel Paese e per questo è motivo di debolezza, infine l’ultima ragione è che spaventa la brutalità degli attacchi contro i civili.

Per Bush prima e Obama poi, i principali motivi della presenza americana in Afghanistan erano la guerra al terrorismo e la sicurezza del vicino Pakistan, in modo che le sue armi nucleari non finissero nelle mani sbagliate. La presidenza Trump ha avviato un dialogo bilaterale con i Talebani, ponendosi l’obiettivo di chiudere il dossier, anche in vista delle elezioni dello scorso novembre.

L’America ha quindi ammesso la sconfitta o ha spostato il conflitto sul piano economico, dove, attraverso gli aiuti finanziari, può ancora indirizzare l’esito del negoziato?

 

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