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Sputnik V, il primo vaccino registrato. Come mai ora tutti lo vogliono?

Un pacco di dosi del vaccino russo Sputnik V presso l'aereoporto internazionale Ezeiza a Buenos Aires, in Argentina. REUTERS/Agustin Marcarian

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Il vaccino russo Sputnik V che in un primo momento aveva ricevuto forti critiche da gran parte della comunità scientifica e non solo, ora sembra essere la speranza più promettente per la battaglia contro il coronavirus. 

 

L’11 agosto 2020 Putin annunciava la registrazione del vaccino Sputnik V, prodotto dal Gamaleya Research Institute of Epidemiology and Microbiology. Da subito il vaccino riceve forti critiche e attira l’attenzione la scelta del Ministero di registrare un farmaco che ancora non aveva completato la Fase III di sperimentazione. A settembre, il presidente russo comunica, alla cerimonia del 75esimo anniversario delle Nazioni Unite:

Siamo pronti a condividere la nostra esperienza e cooperare con tutti gli Stati, anche fornendo il vaccino russo.

A dicembre, tra ripetute sollecitazioni di chiarire i dubbi sui dati del vaccino, il governo russo dà il via alla somministrazione del farmaco per le persone over 60, categoria a cui per altro appartiene Putin con i suoi 68 anni.

 



Le critiche 

Il primo articolo pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet dalla troupe di scienziati dietro lo Sputnik V aveva innescato una serie di risposte da parte della comunità scientifica che sono andate avanti fino a oggi.
Così è iniziato un susseguirsi di lettere che contestavano l’autenticità dei dati riportati dall’istituto Gamaleya. Esperti come Vasily Vlasov vicepresidente della Russian Society for Evidence Based Medicine insieme a Valery Aksenov, si sono dichiarati contrari alla sua approvazione, dimostrando che i dati forniti sul farmaco rappresentano fattori – fra cui la falsificazione dei dati – che sono chiaro segno di inaffidabilità e pericolosità del vaccino.
Lo scienziato Enrico Bucci, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, ha rilasciato negli ultimi giorni delle dichiarazioni riguardo il vaccino che sostengono la perplessità dei colleghi:

Al vaccino russo non c’è nessuna contrarietà, ma è ancora una scatola nera per noi. Non siamo ancora riusciti ad ottenere i dati che stanno dietro ad alcune delle pubblicazioni sul tema. Per quanto riguarda il primo articolo (quello su fase 1 e 2) abbiamo fatto 6 richieste, insieme ad alcuni colleghi di tutto il mondo. Se l’EMA avrà accesso a questi dati e questi saranno sufficienti a formare un giudizio, bene, altrimenti è meglio che rimanga in Russia

L’Ema (Agenzia Europea per i Medicinali) ha confermato l’avvenuto inizio di consultazioni scientifiche con la Russia sullo Sputnik V. Se da una parte i più scettici ritengono necessaria un’accurata analisi del farmaco, ci sono alcuni membri della comunità scientifica che non vedono il motivo di così tanta diffidenza.

 


Il via libera di Lancet

Soprattutto dopo l’articolo pubblicato su Lancet, dove viene dichiarata un’efficacia del vaccino ‘pari al 91,6% ben tollerata da una vasta gamma di persone’.
Con l’articolo, Sputnik V ha iniziato a crescere di popolarità, fino al punto in cui perfino la Germania non ha escluso la somministrazione del vaccino ai propri cittadini.
Joseph Borrell, l’Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione Europea, dopo l’incontro con il Ministro degli Esteri russo Lavrov ha dichiarato:

Spero che ora l’Agenzia europea per i medicinali sarà in grado di certificare l’utilizzo di questo vaccino in tutti gli Stati membri dell’UE. Sarà una buona notizia per noi, perché, come sapete, ci mancano le dosi e accogliamo sempre un fornitore in più.

La Russia ha sempre difeso il farmaco del Gamaleya, Putin in prima persona rassicurando della sua efficacia. Sostenendo che ‘l’ha fatto anche una delle mie figlie’, ha ripetutamente dichiarato che si sottoporrà alla somministrazione del vaccino.

Sul web si può visitare la pagina sputnikvaccine.com, in cui vengono messi a disposizione pubblica tutti i dettagli riguardanti il farmaco, dalla sua composizione alle collaborazioni per la sua creazione. Tuttavia, quello che salta all’occhio una volta che si apre la pagina iniziale del sito è il titolo centrale, Il primo vaccino registrato contro il Covid-19.
Il nome Sputnik, riferimento patriottico al successo sovietico del primo satellite mandato in orbita, la dice lunga su cosa rappresenti il vaccino per il paese. La Russia ripone molte aspettative nel farmaco, che apre un’opportunità per il paese di riscattare la propria reputazione nel panorama internazionale. Con gli ultimi sviluppi politici del paese, tra cui il caso ampiamente discusso dai media di Navalny, la necessità di portare la Russia sotto una buona luce è più forte ora che mai. . Certo è che in caso in cui i dubbi alzati dalla comunità scientifica abbiano ragione di esistere, il fallimento del vaccino avrebbe effetti negativi più forti che in caso di esito positivo.

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Di Eleonora Milani

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Tirocinante presso Elzeviro.eu e studente dell'Università degli Studi di Torino.

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