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Nemmeno la pandemia smorza il rigorismo della Lagarde (e dell’UE)

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Negando la possibilità di cancellare il debito pubblico contratto in virtù dell’emergenza pandemica, la Lagarde ha suggellato il dogmatismo che governa le istituzioni europee: un cambio di paradigma non è discutibile nemmeno di fronte a catastrofici shock esogeni o calamità naturali.

di Antonio Di Siena

“È impensabile” cancellare il debito dei paesi membri contratto per sostenere le economie colpite dalla pandemia. Parola del capo della BCE Christine Lagarde che mette una pietra tombale sull’ipotesi di condonare 2.500 miliardi di debito già in pancia alla banca centrale europea.

Una presa di posizione netta e inequivocabile che dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che le vie d’uscita per l’Italia – a prescindere dal governo alla guida del Paese – sono soltanto due.

Forzare pesantemente la mano all’Unione europea puntando alla riforma sostanziale della normativa che vieta il finanziamento monetario (una possibilità solo teorica, perché materialmente irrealizzabile) oppure rompere con l’eurozona.

L’alternativa è la consueta politica tutta austerità e contenimento della spesa pubblica che vedrebbe nei pensionati e nel sistema sanitario nazionale le prime vittime dei tagli.

Nonostante ciò, però, si continua a ciarlare di crescita. Con tutta evidenza, quindi, il modello a cui guardano le istituzioni politiche e finanziarie Ue è sempre lo stesso, quello greco. Un paese che ha ricominciato a “crescere” dopo essere stato devastato insieme alla vita dei suoi cittadini.

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